Italia. Veneto. Assessore Martini: no a narcosale. Bernardini: sono necessarie
Narcosale'? No grazie! Bastano poche parole a Francesca Martini, assessore alle Politiche Sanitarie della Regione del Veneto, per bocciare il progetto del ministro della Salute, Livia Turco, che mira a promuovere l'uso controllato dell'eroina. Spiega Martini: 'Creare luoghi dove i tossicodipendenti cronici possano 'bucarsi' in tranquillita' e in sicurezza sotto controllo medico cominciando cosi' lentamente un 'ipotetico' cammino di recupero e' una teoria quanto meno fantasiosa. I giovani tossicodipendenti necessitano di interventi di ben altro spessore'. 'Per il ministro Turco la cura migliore e' somministrare droga sotto controllo medico: al contrario io credo che la lotta all'utilizzo di droghe debba avvenire prettamente attraverso protocolli e programmi terapeutici riabilitativi. Sono azioni che i Sert delle Aziende Sanitarie venete stanno portando avanti con successo da molti anni su prassi consolidate, cosa che continuano a fare con risultati scientificamente provati per il recupero sanitario, psicologico e sociale del tossicodipendente'.Conclude Martini: 'Il percorso di liberazione dalle droghe e' sempre lungo e doloroso e proprio per questo non si deve lasciare spazio a nessuna iniziativa sperimentale e anche pericolosa'.
Rita Bernardini,Segretario Nazionale di Radicali Italiani che domattina a Siena,difesa dagli avvocati Giuseppe Rossodivita e Flavia Urciuoli, sarà processata per la disobbedienza civile del 2002 quando con Claudia Sterzi e Giulio Braccini distribuì marijuana in piazza del Campo,ha definito le narcosale "uno strumento socio-sanitario non solo di riduzione del danno per i cittadini tossicodipendenti ma anche di riduzione dell'insicurezza,della paura e della violenza a vantaggio di tutti gli abitanti dei quartieri e della città. Plaudo perciò all'iniziativa dell'Associazione Adelaide Aglietta di Torino a sostegno del progetto in discussione in consiglio comunale".
"Quello delle narcosale è un metodo giusto per ridurre il danno, adottato ormai in mezza Europa. La prima "stanza del consumo" fu aperta a Berna nel 1986; ora ne esistono 72 e sono state validate dagli appositi organismi dell'Unione Europea". "A Ginevra, Amsterdam, Francoforte e Madrid le cosiddette "stanze del buco" hanno dato grandi risultati dal punto di vista della profilassi e del monitoraggio di un fenomeno ancora oggi vittima del silenzio e dell'ipocrisia delle istituzioni".
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