Italia. Verona: convegno dei Lions per riflettere su etica e staminali
L'International Association of Lions clubs, delle province di Verona, Vicenza, Trento e Bolzano ha organizzato a Verona un convegno sul tema "Cellule staminali: una nuova era o una nuova etica".
L' argomento non e' stato scelto solo in base alla sua attualita'. "Ogni anno nell'ambito congressuale italiano", spiega Eugenio Chiarelli, che con Rosario Pugliarello ha avuto l'incarico di organizzare l'evento, "il lionismo sceglie e vota un tema di studio nazionale che i 1.100 club italiani sono tenuti a svolgere nell'anno sociale in corso. La preferenza e' stata data al tema "Cellule staminali: trapianti o clonazione? Rischio involutivo o progresso scientifico? Una nuova era o una nuova etica?". Doveroso per Chiarelli dare qualche preventiva indicazione su un argomento di non facile comprensione. "Le cellule staminali sono le cellule della speranza in quanto dovrebbero produrre nel campo della medicina un progresso notevole e determinante per certe malattie degenerative come l'Alzhaimer, il morbo di Parkinson, il diabete, l'infarto, l'insufficienza renale ed epatica che attualmente non hanno una terapia idonea in quanto possono essere curate, ma non guarite. La scelta dei partecipanti e' stata fatta in base alle specifiche conoscenze. Siamo riusciti ad avere la partecipazione del professor Angelo Vescovi, uno dei massimi esponenti sull'argomento. Abbiamo ottenuto l'adesione dell'Universita' degli Studi di Verona con la presenza e la disponibilita' del professor Francesco Osculati, preside della Facolta' di Medicina, e del professor Fabio Benedetti, ematologo e direttore del Centro di trapianti di midollo di Verona. Fra il pubblico, oltre ai Lions, i ragazzi di vari istituti scolastici accompagnati da familiari e insegnanti direttamente interessati alle nuove scoperte. Le aspettative non sono quelle di una risoluzione del dualismo fra necessita' scientifica ed eticita', ma quelle di dare all'auditorio opportuna chiarezza sulle applicazioni future in campo medico riguardo queste nuove terapie e le ovvie implicazioni etiche".
Sulla non lunga storia di questo tipo di cura, il professor Fabio Benedetti ha dichiarato: "Gia' vent'anni fa venivano utilizzate delle cellule staminali, ma attualmente e' in atto una straordinaria evoluzione tecnica. Oggi non si tratta solo di cellule staminali prelevate dal midollo, come si faceva un tempo, ma di staminali prelevate con indagini opportune dal sangue circolante e in determinate condizioni che creiamo ad hoc nel paziente o nel donatore, quindi studiamo dei farmaci o dei fattori di crescita idonei alla buona riuscita dell'intervento. Rispetto ad alcuni anni fa, oggi, le cellule staminali si possono riconoscere, contare, selezionare, utilizzare in modo molto piu' articolato. E questo si fa in maniera abbastanza routinaria. L'utilizzo di una grande quantita' di staminali abbastanza reperibile nei donatori, ci ha permesso di ridurre la tossicita' dei trattamenti, per cui abbiamo potuto aumentare la fascia d'eta', prima circoscritta a pazienti fino ai 45-50 anni, ora prolungata fino ai 60-65 anni, e siamo riusciti a trattare ammalati in condizioni piu' gravi. L'uso delle staminali si applica anche in oncologia generale e per alcune malattie congenite".
L' argomento non e' stato scelto solo in base alla sua attualita'. "Ogni anno nell'ambito congressuale italiano", spiega Eugenio Chiarelli, che con Rosario Pugliarello ha avuto l'incarico di organizzare l'evento, "il lionismo sceglie e vota un tema di studio nazionale che i 1.100 club italiani sono tenuti a svolgere nell'anno sociale in corso. La preferenza e' stata data al tema "Cellule staminali: trapianti o clonazione? Rischio involutivo o progresso scientifico? Una nuova era o una nuova etica?". Doveroso per Chiarelli dare qualche preventiva indicazione su un argomento di non facile comprensione. "Le cellule staminali sono le cellule della speranza in quanto dovrebbero produrre nel campo della medicina un progresso notevole e determinante per certe malattie degenerative come l'Alzhaimer, il morbo di Parkinson, il diabete, l'infarto, l'insufficienza renale ed epatica che attualmente non hanno una terapia idonea in quanto possono essere curate, ma non guarite. La scelta dei partecipanti e' stata fatta in base alle specifiche conoscenze. Siamo riusciti ad avere la partecipazione del professor Angelo Vescovi, uno dei massimi esponenti sull'argomento. Abbiamo ottenuto l'adesione dell'Universita' degli Studi di Verona con la presenza e la disponibilita' del professor Francesco Osculati, preside della Facolta' di Medicina, e del professor Fabio Benedetti, ematologo e direttore del Centro di trapianti di midollo di Verona. Fra il pubblico, oltre ai Lions, i ragazzi di vari istituti scolastici accompagnati da familiari e insegnanti direttamente interessati alle nuove scoperte. Le aspettative non sono quelle di una risoluzione del dualismo fra necessita' scientifica ed eticita', ma quelle di dare all'auditorio opportuna chiarezza sulle applicazioni future in campo medico riguardo queste nuove terapie e le ovvie implicazioni etiche".
Sulla non lunga storia di questo tipo di cura, il professor Fabio Benedetti ha dichiarato: "Gia' vent'anni fa venivano utilizzate delle cellule staminali, ma attualmente e' in atto una straordinaria evoluzione tecnica. Oggi non si tratta solo di cellule staminali prelevate dal midollo, come si faceva un tempo, ma di staminali prelevate con indagini opportune dal sangue circolante e in determinate condizioni che creiamo ad hoc nel paziente o nel donatore, quindi studiamo dei farmaci o dei fattori di crescita idonei alla buona riuscita dell'intervento. Rispetto ad alcuni anni fa, oggi, le cellule staminali si possono riconoscere, contare, selezionare, utilizzare in modo molto piu' articolato. E questo si fa in maniera abbastanza routinaria. L'utilizzo di una grande quantita' di staminali abbastanza reperibile nei donatori, ci ha permesso di ridurre la tossicita' dei trattamenti, per cui abbiamo potuto aumentare la fascia d'eta', prima circoscritta a pazienti fino ai 45-50 anni, ora prolungata fino ai 60-65 anni, e siamo riusciti a trattare ammalati in condizioni piu' gravi. L'uso delle staminali si applica anche in oncologia generale e per alcune malattie congenite".
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