Italia. Veronesi: contro fuga cervelli creare centri avanzati di ricerca
Creare in Italia centri capaci di attrarre cervelli da tutto il mondo: per l'oncologo Umberto Veronesi e' questa l'arma vincente contro la fuga dei cervelli.
'Vorremmo creare in Italia organizzazioni, strutture e centri di ricerca avanzata che attraggano ricercatori dall'estero, che siano italiano o inglesi o di qualsiasi altra nazionalita'', ha detto il 10 novembre a Roma, nella giornata organizzata dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).
L'obiettivo, ha proseguito Veronesi, e' 'creare una comunita' multicentrica nella scienza perche' e' questa che crea innovazione, attraverso la capacita' di vedere uno stesso problema da punti di vista diversi'. Nella scienza, ha aggiunto, 'non vogliamo un paleonazionalismo: e' utile che un ricercatore italiano lavori in Italia come che lavori negli Stati Uniti o in Australia'.
E' della stessa idea l'oncologo Riccardo Dalla Favera, che da piu' di 30 anni lavora negli Stati Uniti, nella Columbia University di New York. 'E' importante che i giovani che vanno all'estero abbiamo la possibilita' di tornare: bisogna innescare una dinamica virtuosa'. Quanto alla sua storia personale, spiega: 'non sono fuggito. Era il 1976 quando sono andato negli Stati Uniti, dove la ricerca era piu' organizzata. Era del tutto naturale cercare un'esperienza all'estero. Avevo 28 anni ed ero andato li' con l'idea di restare due anni, poi ne sono trascorsi 30'. Ancora oggi, ha rilevato, si notano grandi differenze con il sistema italiano, prima fra tutte la meritocrazia: 'sentire che il merito determinera' il proprio futuro e' molto forte negli Stati Uniti, mi auguro che possa accadere anche in Italia. Non ho mai avuto nessuna raccomandazione nella mia carriera scientifica e poter contare solo sui propri meriti e' un'ottima sensazione'.
'Vorremmo creare in Italia organizzazioni, strutture e centri di ricerca avanzata che attraggano ricercatori dall'estero, che siano italiano o inglesi o di qualsiasi altra nazionalita'', ha detto il 10 novembre a Roma, nella giornata organizzata dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).
L'obiettivo, ha proseguito Veronesi, e' 'creare una comunita' multicentrica nella scienza perche' e' questa che crea innovazione, attraverso la capacita' di vedere uno stesso problema da punti di vista diversi'. Nella scienza, ha aggiunto, 'non vogliamo un paleonazionalismo: e' utile che un ricercatore italiano lavori in Italia come che lavori negli Stati Uniti o in Australia'.
E' della stessa idea l'oncologo Riccardo Dalla Favera, che da piu' di 30 anni lavora negli Stati Uniti, nella Columbia University di New York. 'E' importante che i giovani che vanno all'estero abbiamo la possibilita' di tornare: bisogna innescare una dinamica virtuosa'. Quanto alla sua storia personale, spiega: 'non sono fuggito. Era il 1976 quando sono andato negli Stati Uniti, dove la ricerca era piu' organizzata. Era del tutto naturale cercare un'esperienza all'estero. Avevo 28 anni ed ero andato li' con l'idea di restare due anni, poi ne sono trascorsi 30'. Ancora oggi, ha rilevato, si notano grandi differenze con il sistema italiano, prima fra tutte la meritocrazia: 'sentire che il merito determinera' il proprio futuro e' molto forte negli Stati Uniti, mi auguro che possa accadere anche in Italia. Non ho mai avuto nessuna raccomandazione nella mia carriera scientifica e poter contare solo sui propri meriti e' un'ottima sensazione'.
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