Italia. Veronesi: La ricerca in Italia naviga in acque pericolose
In un'intervista rilasciata al quotidiano "l'Unita'", l'oncologo e gia' ministro della Sanita' Umberto Veronesi, ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda la ricerca scientifica in Italia e la riforma del Cnr annunciata dal ministro Moratti.
Per Veronesi la ricerca italiana naviga in acque pericolose, per due motivi. Il primo e' che sono cambiati i parametri con i quali si giudica lo sviluppo economico di un Paese. Quest'ultimo infatti, se prima "era legato a cose molto concrete, come la disponibilita' di materie prime o il poter contare su manodopera a basso costo", oggi la differenza e' fatta dalle "idee, e quindi la ricerca e gli investimenti, ma anche la preparazione e l'entusiasmo dei giovani". Ed e' qui che l'Italia cede: "si sta facendo poco per mantenere acceso questo entusiasmo, con il risultato che i giovani ricercatori vanno a cercare la fortuna altrove."
Il secondo motivo e' di carattere sociologico-culturale: sembra che gli italiani prendano piu' a cuore gli annunci sensazionali di carattere pseudo scientifico, ma che in realta' di scientifico hanno veramente poco. "Prendiamo la vicenda Clonaid: per giorni abbiamo discusso, seguito, commentato una notizia lanciata da una setta che diceva di voler praticare la clonazione umana perche' ispirata dagli alieni. Verrebbe da sorridere, invece la faccenda e' seria. Perche' cosi' facendo si finisce per mettere tutto sullo stesso piano: la scienza con la superstizione, il vero con il falso. Ma soprattutto perche', a lungo andare, si finisce per svuotare di significato il lavoro degli scienziati e dei ricercatori."
E questo continuo sottovalutare l'importanza della ricerca, inevitabilmente si riflette sullo spirito della classe politica in generale, "che, anziche' affrontare, senza pregiudizi, i grandi temi e le grandi questioni, mira a difendere gli interessi dei gruppi che rappresenta." Tutto questo comunque per Veronesi e' sintomo di un problema culturale, che ha alla radice l'approssimazione degli insegnamenti scientifici sin dalle scuole obbligatorie. Se questo atteggiamento cambiasse sin dai banchi dove i ragazzi imparano, allora, alla lunga, il divario fra opinione pubblica e scienza si ridurrebbe: "ci vorrebbe una Grande Alleanza per la Ricerca, un progetto trasversale che coinvolgesse le diverse anime del Paese: la scuola, l'universita', gli ospedali, i centri di ricerca."
Nel frattempo pero', e' indispensabile prendere atto del fatto che l'Italia si sta lasciando alle spalle una serie di scoperte e di possibilita' che si rifletteranno un domani sulle conoscenze e sul progresso scientifico. "Ci sono settori della scienza che stanno crescendo rapidamente e che hanno tutta l'aria di condizionare i nostri anni a venire", come la postgenomica o le tecniche di imagining.
Per Veronesi la ricerca italiana naviga in acque pericolose, per due motivi. Il primo e' che sono cambiati i parametri con i quali si giudica lo sviluppo economico di un Paese. Quest'ultimo infatti, se prima "era legato a cose molto concrete, come la disponibilita' di materie prime o il poter contare su manodopera a basso costo", oggi la differenza e' fatta dalle "idee, e quindi la ricerca e gli investimenti, ma anche la preparazione e l'entusiasmo dei giovani". Ed e' qui che l'Italia cede: "si sta facendo poco per mantenere acceso questo entusiasmo, con il risultato che i giovani ricercatori vanno a cercare la fortuna altrove."
Il secondo motivo e' di carattere sociologico-culturale: sembra che gli italiani prendano piu' a cuore gli annunci sensazionali di carattere pseudo scientifico, ma che in realta' di scientifico hanno veramente poco. "Prendiamo la vicenda Clonaid: per giorni abbiamo discusso, seguito, commentato una notizia lanciata da una setta che diceva di voler praticare la clonazione umana perche' ispirata dagli alieni. Verrebbe da sorridere, invece la faccenda e' seria. Perche' cosi' facendo si finisce per mettere tutto sullo stesso piano: la scienza con la superstizione, il vero con il falso. Ma soprattutto perche', a lungo andare, si finisce per svuotare di significato il lavoro degli scienziati e dei ricercatori."
E questo continuo sottovalutare l'importanza della ricerca, inevitabilmente si riflette sullo spirito della classe politica in generale, "che, anziche' affrontare, senza pregiudizi, i grandi temi e le grandi questioni, mira a difendere gli interessi dei gruppi che rappresenta." Tutto questo comunque per Veronesi e' sintomo di un problema culturale, che ha alla radice l'approssimazione degli insegnamenti scientifici sin dalle scuole obbligatorie. Se questo atteggiamento cambiasse sin dai banchi dove i ragazzi imparano, allora, alla lunga, il divario fra opinione pubblica e scienza si ridurrebbe: "ci vorrebbe una Grande Alleanza per la Ricerca, un progetto trasversale che coinvolgesse le diverse anime del Paese: la scuola, l'universita', gli ospedali, i centri di ricerca."
Nel frattempo pero', e' indispensabile prendere atto del fatto che l'Italia si sta lasciando alle spalle una serie di scoperte e di possibilita' che si rifletteranno un domani sulle conoscenze e sul progresso scientifico. "Ci sono settori della scienza che stanno crescendo rapidamente e che hanno tutta l'aria di condizionare i nostri anni a venire", come la postgenomica o le tecniche di imagining.
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