Italia. Vicesindaco e corriere della droga
Accanto alla sua attivita' di vicesindaco di Velezzo Lomellina, piccolo centro in provincia di Pavia, ne aveva avviata un'altra, decisamente piu' redditizia: quella di corriere della droga.
Daniela Gallina, 50 anni, architetto, da tre anni vicesindaco, e' finita in carcere con l'accusa di acquisto, detenzione e spaccio di stupefacenti, assieme al marito, al figlio e alla fidanzata del giovane. Tutti sono stati arrestati dai carabinieri in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Vigevano. Altre tre personesono finite in manette con la stessa accusa. A questi si aggiungono altrettanti arresti, eseguiti l'aprile e il luglio scorsi.
Le indagini che hanno portato in cella gli ultimi insospettabili, erano partite lo scorso gennaio. Tramite intercettazioni e pedinamenti, i militari avevano scoperto il legame tra due intermediari e i grossisti, ovvero la famiglia del vicesindaco: secondo l'accusa, il padre si occupava di intrattenere i rapporti con i fornitori, mentre la moglie, il figlio e la fidanzata del ragazzo facevano, a turno, i corrieri per andare a recuperare la droga, nella fattispecie hashish; poi la famiglia lo rivendeva agli intermediari i quali, a loro volta, immettevano lo stupefacente nel mercato al dettaglio.
Daniela Gallina, 50 anni, architetto, da tre anni vicesindaco, e' finita in carcere con l'accusa di acquisto, detenzione e spaccio di stupefacenti, assieme al marito, al figlio e alla fidanzata del giovane. Tutti sono stati arrestati dai carabinieri in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Vigevano. Altre tre personesono finite in manette con la stessa accusa. A questi si aggiungono altrettanti arresti, eseguiti l'aprile e il luglio scorsi.
Le indagini che hanno portato in cella gli ultimi insospettabili, erano partite lo scorso gennaio. Tramite intercettazioni e pedinamenti, i militari avevano scoperto il legame tra due intermediari e i grossisti, ovvero la famiglia del vicesindaco: secondo l'accusa, il padre si occupava di intrattenere i rapporti con i fornitori, mentre la moglie, il figlio e la fidanzata del ragazzo facevano, a turno, i corrieri per andare a recuperare la droga, nella fattispecie hashish; poi la famiglia lo rivendeva agli intermediari i quali, a loro volta, immettevano lo stupefacente nel mercato al dettaglio.
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