Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Villa Maraini: pene alternative al carcere, i rischi per gli operatori

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Gli operatori dei centri di accoglienza e delle comunita' terapeutiche che ospitano anche detenuti tossicodipendenti sono poco tutelati ed esposti a ogni tipo di ricatto e di ritorsione: l'allarme e' stato lanciato oggi, nel corso di una tavola rotonda organizzata da Villa Maraini, storica comunita' terapeutica romana, sulle prospettive e le difficolta' dei provvedimenti alternativi alla detenzione.
Villa Maraini, che fornisce da anni una serie variegata di servizi che vanno dal 'Telefono in aiuto' al 'Progetto Carcere' alla comunita' terapeutica vera e propria, ospita anche un 'Centro arresti domiciliari' che dal 2000 ha una convenzione con il ministero della Giustizia e che si rivolge a tossicodipendenti in misura di custodia cautelare, con un percorso che dura in media 24 mesi e che ha come obiettivo finale l'indipendenza e il reinserimento della persona. Nel 2004 il numero di utenti del Cad e' diminuito rispetto agli anni precedenti -hanno spiegato i responsabili- e questo e' dovuto alle "enormi difficolta' incontrate", sia di natura amministrativa (le rette pagate dall'amministrazione penitenziaria sono troppo basse e vengono pagate con enorme ritardo), sia di gestione degli utenti che usufruiscono della pena alternativa. In particolare, alcuni operatori hanno vissuto in prima persona una serie di problemi, principalmente connessi con la decisione di revocare gli arresti domiciliari ad alcuni utenti; alle revoche, che nel 2004 hanno riguardato il 16% degli utenti, si arriva quando si capisce che non c'e' piu' alcuna possibilita' di intervento. Casi che hanno portato a denunce e conseguenti inchieste, che hanno coinvolto operatori particolarmente "indifesi" in quanto a loro volta ex tossicodipendenti ed ex detenuti, quindi -hanno sottolineato i responsabili di Villa Maraini- maggiormente "ricattabili".
"Siamo un carcere senza carcerieri -ha detto il presidente di Villa Maraini, Gabriele Mori- e i nostri operatori sono in balia dell'utenza, non garantiti dalle norme vigenti". Una risposta e' giunta dal sostituto procuratore Maria Monteleone, che ha suggerito alle comunita' di dare una disponibilita' a termine, sin dall'inizio, a questo tipo di utenza, di preparare una sorta di vademecum delle regole del centro da consegnare al momento dell'accoglienza, e soprattutto di "spersonalizzare" le iniziative di revoca: l'utente, ha detto, non deve assolutamente sapere chi ha fatto la proposta. Infine, la comunita' -ha aggiunto il magistrato- deve "innalzare barriere particolari intorno agli operatori ex detenuti o ex tossicodipendenti", insomma tutelare maggiormente quelli piu' esposti. D'accordo la consigliera regionale Giulia Rodano (Ds), secondo la quale bisogna inoltre individuare delle forme di accreditamento per tutelare queste strutture e individuare delle formule assicurative per gli operatori.
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