Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina

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I dati che riguardano la produzione, il traffico e i sequestri di cocaina al mondo presentati a Palazzo Chigi dall'ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine (Unodc) non convincono i Servizi Antidroga del ministero dell'Interno italiano (Dcsa), organo che coordina tutte le operazioni di Polizia in Italia e all'estero. È la prima volta che una voce delle istituzioni di un Paese membro lancia dei dubbi su alcune delle rilevazioni fatte, difese in diverse occasioni dallo stesso direttore dell'Unodc, Antonio Maria Costa.
A parlare di tali dubbi all'agenzia Redattore Sociale e' proprio il direttore dei Servizi antidroga, Sebastiano Vitali. Un primo punto debole delle rilevazioni dell'Unodc riguarda l'entita' dei sequestri di cocaina in tutto il mondo, che secondo quanto afferma Costa si aggirano intorno al 42% su una produzione che nel 2008 sarebbe scesa a 835 tonnellate, contro le 994 del 2007. "Sicuramente mi sembra sovrastimato il fatto che vengano sequestrati il 42% del materiale prodotto- afferma Vitali-. Non so sulla base di quale criterio venga calcolato, ma noi addetti ai lavori diciamo che al massimo riusciamo a sequestrarne solo il 15%. Sono fonti autorevoli quelle delle Nazioni unite, non voglio mettermi contro, ma tra gli addetti ai lavori, ripeto, abbiamo molti dubbi su questo dato. Loro parlano con dati statistici, noi invece parliamo con le investigazioni in mano".
Tra intercettazioni telefoniche ed esami testimoniali il quadro che emerge delinea chiaramente che di cocaina sui traffici internazionali ce n'e' in abbondanza. "Dalle intercettazioni telefoniche- dice Vitali- sappiamo che quando sequestriamo anche 200 chili di cocaina, dall'altro lato ne mettono gia' in conto un prossimo carico pari al doppio per riparare il danno subito. Ma il carico successivo molte volte non riusciamo ad intercettarlo.
Questo da' l'idea di quanta disponibilita' c'e': noi ne prendiamo 200 e dall'altra parte ne preparano gia' 400 o 600".
Il dato sui sequestri e' rilevante anche sul totale della produzione mondiale di cocaina. Basta fare qualche calcolo. Secondo le Nazioni unite, su una produzione di 845 tonnellate, sono oltre 300 le tonnellate che corrispondono al 42% di sostanza sequestrata. Le cose cambiano e anche di tanto se questa cifra, presa per buona, diventasse il 15% del totale della produzione. In questo caso si arriverebbe a superare le 2.000 tonnellate. E il rapido calcolo combacia perfettamente con la denuncia dell'associazione Libera di don Luigi Ciotti fatta a gennaio di quest'anno e basata sulle ricerche di Sandro Donati.
L'associazione, infatti, affermava che sarebbero almeno 2 mila le tonnellate di cocaina prodotte. "Sui numeri non abbiamo dati alternativi sulla produzione mondiale- spiega Vitali-. Le Nazioni unite avranno il proprio sistema di rilevamento, di calcolo e di analisi, ma secondo gli addetti ai lavori la produzione dovrebbe essere maggiore. Non voglio contestare quello che dice Costa, pero' la nostra impressione e' questa. Il loro rilevamento e' fatto soltanto sulla base di quanti alberi vengono visti, ma non sulle indagini. Loro non sanno niente delle indagini e quel che si sa attraverso le intercettazioni telefoniche. Per noi il fenomeno e' in ascesa. L'aumento dei sequestri e' quanto mai indicativo: c'e' molta piu' sostanza che gira".
Le quantita' di cocaina sequestrata in singole operazioni rafforza i dubbi espressi da Vitali. "Nei paesi del golfo di Guinea avviene lo stoccaggio di centinaia e centinaia di tonnellate. Soltanto alcuni mesi fa e' atterrato un Boing 737 con 8 tonnellate di cocaina in un solo volo. Quanti piccoli aerei partono dal Venezuela con i serbatoi supplementari e atterrano nelle piste nei paesi della costa occidentale africana? Questo lo sappiamo dagli addetti ai lavori: Guinea Bissau, Guinea Conakry, Isola Capoverde, Niger, Benin, Togo e altri ancora. Paesi colabrodo dove stiamo cercando di creare delle piattaforme di intelligence. Ci troviamo, soprattutto nella zona africana, in situazioni di assoluta ingovernabilita' e assoluto non controllo". A gettare ombre sul rapporto dell'Unodc, anche il sempre piu' forte interesse da parte della criminalita' internazionale verso il commercio della cocaina. "Ci sono nuovi attori- sottolinea Vitali-. Se ci fosse una diminuzione mi chiedo come mai adesso nel campo del traffico di cocaina si siano inseriti i bulgari, la mafia russa e tutta una serie di altri gruppi criminali della zona balcanica, come i kosovari e i macedoni. Si pensi, poi, ai mercati nascenti come la Cina, dove col benessere e' aumentato anche il consumo di cocaina, e alla stessa Africa. Se non ci fosse la domanda i gruppi criminali non sarebbero interessati ad investire".
Le affermazioni del direttore dei Servizi Antidroga del ministero dell'Interno, pero', non sono del tutto critiche nei confronti del rapporto. Su diverse posizioni c'e' il massimo accordo come l'aumento di produzione di cocaina in alcune zone del Sudamerica e l'avvento dell'ingegneria biologica. "In alcuni paesi la produzione e' in aumento- dice Vitali-, come in Bolivia.
In questo caso i dati delle Nazioni unite coincidono con quelli dei nostri esperti. C'e' poi un altro fattore: la superproduzione. Prima facevano due raccolti l'anno, adesso arrivano anche a quattro e poi anche l'utilizzo di semi transgenici".
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