Italia. Di Virgilio (Fi): basta con questa assurda cultura della morte
'E' necessario combattere questa assurda cultura della morte'. Lo afferma il capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Sociali della Camera Domenico Di Virgilio, il quale ribadisce tre 'no': 'NO all'eutanasia, NO all'accanimento terapeutico, NO all'abbandono terapeutico'.
Secondi Di Virgilio, infatti, l'eutanasia e' una 'falsa domanda, perch, cio' che i malati terminali e le loro famiglie ci chiedono e' di eliminare il dolore'. Compito del medico, sottolinea l'esponente di Fi in una nota, 'e' accompagnare il malato verso la fase finale della sua vita, umanamente attraverso gesti di solidarieta', cercando di alleviare la sua sofferenza attraverso un corretto utilizzo della terapia del dolore e delle cure palliative, perche' il medico deve essere amministratore di vita e non esecutore di morte'.
Una circolare del 2003 del Ministero della Salute, emanata dall'allora Ministro Sirchia, prosegue Di Virgilio, 'aveva l'obiettivo di rispondere proprio alle giuste richieste di quanti soffrono pesantemente a cause di patologie neoplastiche o degenerative, agevolando e supportando anche il lavoro di tanti operatori sanitari attraverso una piu' sapiente procedura di prescrizione e impiego dei farmaci oppiacei. E quindi muoviamoci in tal senso! Cio' di cui i pazienti in fase terminale hanno realmente bisogno e' di una medicina piu' umana, e non di medici che vogliono disimpegnarsi, alla 'Ponzio Pilato', staccando la spina'.
La vita, conclude Di Virgilio, 'e' un bene indisponibile e non negoziabile, come ricordano anche le leggi, la dichiarazione dei diritti umani internazionale, la dichiarazione di Oviedo e il codice deontologico dei medici in cui si vieta espressamente di sopprimere la vita'.
Secondi Di Virgilio, infatti, l'eutanasia e' una 'falsa domanda, perch, cio' che i malati terminali e le loro famiglie ci chiedono e' di eliminare il dolore'. Compito del medico, sottolinea l'esponente di Fi in una nota, 'e' accompagnare il malato verso la fase finale della sua vita, umanamente attraverso gesti di solidarieta', cercando di alleviare la sua sofferenza attraverso un corretto utilizzo della terapia del dolore e delle cure palliative, perche' il medico deve essere amministratore di vita e non esecutore di morte'.
Una circolare del 2003 del Ministero della Salute, emanata dall'allora Ministro Sirchia, prosegue Di Virgilio, 'aveva l'obiettivo di rispondere proprio alle giuste richieste di quanti soffrono pesantemente a cause di patologie neoplastiche o degenerative, agevolando e supportando anche il lavoro di tanti operatori sanitari attraverso una piu' sapiente procedura di prescrizione e impiego dei farmaci oppiacei. E quindi muoviamoci in tal senso! Cio' di cui i pazienti in fase terminale hanno realmente bisogno e' di una medicina piu' umana, e non di medici che vogliono disimpegnarsi, alla 'Ponzio Pilato', staccando la spina'.
La vita, conclude Di Virgilio, 'e' un bene indisponibile e non negoziabile, come ricordano anche le leggi, la dichiarazione dei diritti umani internazionale, la dichiarazione di Oviedo e il codice deontologico dei medici in cui si vieta espressamente di sopprimere la vita'.
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