Italia. Voto agli immigrati proposta da Unione e Udc
Ci aveva pensato Gianfranco Fini nella scorsa legislatura a rompere un tabu' nella destra parlando di diritto di voto alle amministrative per gli extracomunitari che risiedono regolarmente in Italia (i comunitari, grazie a una norma Ue, questo diritto ce l'hanno gia'), l'Unione l'ha inserito nel programma elettorale e ora, anzi in realta' fin dal 10 maggio, anche l'Udc si schiera oggettivamente a favore. La vicesegretario del partito, Erminia Mazzoni, ha presentato infatti oltre un mese fa alla Camera una proposta di legge per concedere il diritto di elettorato attivo e passivo -cioe' a votare e ad essere eletti- ai cittadini stranieri non comunitari che risiedano regolarmente in Italia da oltre cinque anni.
Mazzoni fa riferimento alla Convenzione europea sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale, in cui gli stati firmatari si impegnavano a garantire ai cittadini stranieri residenti le liberta' "di espressione, riunione ed associazione" (capitolo A), l'istituzione di "organi consultivi volti a rappresentare i residenti stranieri a livello locale" (capitolo B) ed "il diritto di voto alle elezioni locali" (capitolo C). Spiega l'esponente centrista: lo Stato italiano recepi' nel 1994 i primi due capitoli, ma non il terzo con la motivazione che per allargare la platea dei votanti e degli eleggebili agli stranieri sarebbe servita una legge costituzionale e non la semplice ratifica di una Convenzione europea. Ora, prosegue Mazzoni, questa necessita' e' caduta, visto che il Trattato di Maastricht, recepito per questa parte nel 1996, ha gia' allargato il diritto di elettorato attivo e passivo nelle elezioni locali agli stranieri comunitari e senza ricorrere a modifiche costituzionali. Quindi, ragiona l'esponente centrista, e' ora di procedere a dare il diritto di voto anche ai non comunitari residenti in Italia da cinque anni.
Alla Camera, la vicesegretario dell'Udc non e' la sola ad aver presentato una pdl sul diritto di voto agli immigrati: rispettivamente il 28 aprile e il 30 maggio Marco Boato dei Verdi e Graziella Mascia di Rifondazione hanno prodotto testi sul tema. Viene cosi' a profilarsi una possibile amplissima maggioranza alla Camera su questo tipo di proposte, che parte dalla sinistra estrema per arrivare all'Udc e a quei settori di Alleanza nazionale che condividono le aperture del loro presidente.
In Senato finora si e' mossa solo l'Unione per estendere il diritto di voto locale ai cittadini extracomunitari. Nel programma elettorale del centrosinistra si parla di concessione del diritto di voto dopo "un congruo numero di anni" di residenza in Italia. Il senatore Gigi Malabarba, del Prc, ha individuato questo lasso di tempo congruo in tre anni di regolare soggiorno: la pdl prevede che i comuni istituiscano un apposito registro elettorali in cui i cittadini extracomunitari possono iscriversi, se lo vogliono, per partecipare alle elezioni amministrative locali.
Piu' minimalista, ma con ragionevoli speranze di approvazione, una proposta di legge firmata da senatori di tutta l'Unione- primo il diessino Walter Vitali- che chiede ai comuni di "estendere il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni circoscrizionali" ai residenti stranieri non comunitari (iniziativa perlatro gia' presa da diversi comuni). Radicale invece la pdl del gruppo Verdi-Pdci, prima firmataria la capogruppo Manuela Palermi: una riforma costituzionale che prevede la "doverosa" estensione del diritto di voto "nelle elezioni politiche e regionali ai cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, rimandando a un disegno di legge ordinaria quanto concerne il diritto di voto nelle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali". Sarebbe, scrivono verdi e comunisti, "il primo passo per la costruzione di una nuova cultura del confronto e del dialogo". Anche perche', e' la prosaica constatazione, "gli extracomunitari che lavorano nel nostro Paese, stimati in circa 800.000 unita' con un monte retributivo di circa 9 miliardi di euro, forniscono un apporto al valore aggiunto nazionale di quasi 35 miliardi di euro annui, pari al 3,2% del Pil".
Mazzoni fa riferimento alla Convenzione europea sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale, in cui gli stati firmatari si impegnavano a garantire ai cittadini stranieri residenti le liberta' "di espressione, riunione ed associazione" (capitolo A), l'istituzione di "organi consultivi volti a rappresentare i residenti stranieri a livello locale" (capitolo B) ed "il diritto di voto alle elezioni locali" (capitolo C). Spiega l'esponente centrista: lo Stato italiano recepi' nel 1994 i primi due capitoli, ma non il terzo con la motivazione che per allargare la platea dei votanti e degli eleggebili agli stranieri sarebbe servita una legge costituzionale e non la semplice ratifica di una Convenzione europea. Ora, prosegue Mazzoni, questa necessita' e' caduta, visto che il Trattato di Maastricht, recepito per questa parte nel 1996, ha gia' allargato il diritto di elettorato attivo e passivo nelle elezioni locali agli stranieri comunitari e senza ricorrere a modifiche costituzionali. Quindi, ragiona l'esponente centrista, e' ora di procedere a dare il diritto di voto anche ai non comunitari residenti in Italia da cinque anni.
Alla Camera, la vicesegretario dell'Udc non e' la sola ad aver presentato una pdl sul diritto di voto agli immigrati: rispettivamente il 28 aprile e il 30 maggio Marco Boato dei Verdi e Graziella Mascia di Rifondazione hanno prodotto testi sul tema. Viene cosi' a profilarsi una possibile amplissima maggioranza alla Camera su questo tipo di proposte, che parte dalla sinistra estrema per arrivare all'Udc e a quei settori di Alleanza nazionale che condividono le aperture del loro presidente.
In Senato finora si e' mossa solo l'Unione per estendere il diritto di voto locale ai cittadini extracomunitari. Nel programma elettorale del centrosinistra si parla di concessione del diritto di voto dopo "un congruo numero di anni" di residenza in Italia. Il senatore Gigi Malabarba, del Prc, ha individuato questo lasso di tempo congruo in tre anni di regolare soggiorno: la pdl prevede che i comuni istituiscano un apposito registro elettorali in cui i cittadini extracomunitari possono iscriversi, se lo vogliono, per partecipare alle elezioni amministrative locali.
Piu' minimalista, ma con ragionevoli speranze di approvazione, una proposta di legge firmata da senatori di tutta l'Unione- primo il diessino Walter Vitali- che chiede ai comuni di "estendere il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni circoscrizionali" ai residenti stranieri non comunitari (iniziativa perlatro gia' presa da diversi comuni). Radicale invece la pdl del gruppo Verdi-Pdci, prima firmataria la capogruppo Manuela Palermi: una riforma costituzionale che prevede la "doverosa" estensione del diritto di voto "nelle elezioni politiche e regionali ai cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, rimandando a un disegno di legge ordinaria quanto concerne il diritto di voto nelle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali". Sarebbe, scrivono verdi e comunisti, "il primo passo per la costruzione di una nuova cultura del confronto e del dialogo". Anche perche', e' la prosaica constatazione, "gli extracomunitari che lavorano nel nostro Paese, stimati in circa 800.000 unita' con un monte retributivo di circa 9 miliardi di euro, forniscono un apporto al valore aggiunto nazionale di quasi 35 miliardi di euro annui, pari al 3,2% del Pil".
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