Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Welby al medico: staccami il respiratore. Ordine dei Medici: richiesta irricevibile

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Piergiorgio Welby chiede ufficialmente al suo medico di staccare il respiratore che lo mantiene in vita. Lo rende noto lo stesso co-presidente dell'associazione Coscioni, riferendo di aver rivolto per iscritto la seguente richiesta a uno dei suoi medici: "Il sottoscritto Piergiorgio Welby chiede al Dott (à) il distacco dal ventilatore polmonare sotto sedazione terminale se possibile orale".

ORDINE MEDICI: RICHIESTA IRRICEVIBILE

Il medico che ha in cura Piergiorgio Welby ed al quale oggi lo stesso Welby ha chiesto ufficialmente di 'staccargli la spina', 'non puo' in alcun modo accogliere tale richiesta'. Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici e odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco, e' chiaro: 'Se il medico, in questi termini, accettasse la richiesta di Welby, andrebbe incontro a serie conseguenze'.
In questo caso, ha spiegato Bianco, il medico 'avrebbe infatti contro sia il Codice penale sia il Codice deontologico medico: il Codice deontologico vieta infatti al medico di assecondare qualunque richiesta esplicita di eutanasia, ovvero di terminare la vita, da parte del paziente, mentre il Codice penale identifica tale atto come un reato prevedendo sanzioni conseguenti'. Dunque, ribadisce il presidente Fnom, 'il medico che ha in cura Piergiorgio Welby non puo', in questi termini, accogliere positivamente la richiesta del suo paziente'.
Certamente, ha quindi precisato Bianco, 'si tratta di una situazione molto particolare, in cui il rapporto di anni tra medico e paziente e le lunghe sofferenze del malato hanno un peso importante. Una vicenda in cui si scontrano sensibilita' e opinioni diverse rispetto a quella che e' una richiesta esplicita di eutanasia. Tuttavia - ha aggiunto - per il medico non vi e', in tale circostanza, spazio di azione'.
Ma secondo il presidente degli ordini dei medici, la vicenda di Welby fa emergere chiaramente una necessita' ormai non piu' rinviabile: 'E' indispensabile una normativa sulla questione - ha detto - al piu' presto, e questo anche per evitare, in simili casi, la discrezionalita' della decisione lasciata al medico'.
Insomma, e' l'appello di Bianco, 'come dimostra anche il tragico caso di Piergiorgio Welby, bisogna superare l'attuale condizione di paralisi'.

ALTRI COMMENTI

La richiesta dell'eutanasia da parte del co-presidente dell'Associazione Luica Coscioni, Pier Giorgio Welby, e' 'una provocazione utile', ma non e' la priorita': per i malati di distrofia muscolare la vera emergenza e' una buona assistenza al servizio della qualita' della vita. Lo sostiene il presidente dell'Unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare (UILDN), Alberto Fontana.
'La richiesta di Welby viene da un dirigente politico, non da un semplice paziente, al quale difficilmente si chiede quello che pensa', ha osservato Fontana a margine della conferenza stampa di presentazione della prossima maratona televisiva Telethon.
'Su che cosa vogliamo concentrarci? Sull'assistenza o sul testamento biologico? Non sono contrario alla posizione di Welby - ha aggiunto - e anzi, lo ringrazio perche' da' la possibilita' di parlare di questi temi'. Per questo, ha detto ancora, 'e' giusto che Welby prosegua in questa provocazione, non soltanto per la maggiore attenzione che sollecita verso i disabili, ma perche' offre l'occasione per parlare della cultura dell'assistenza e della disabilita''.
Ma secondo Fontana vanno rispettate delle priorita' e per chi soffre di distrofia muscolare la vera emergenza, ha detto il presidente della UILDM, assistenza e qualita' della vita vengono al primo posto. Quanto all'eutanasia, ha proseguito, 'c'e' gente che la pratica senza saperlo in quanto non ci sono risorse per l'assistenza ne' controlli, ne' cure adeguate e vive la malattia in una forte difficolta'. Welby - ha concluso - ha la fortuna di avere familiari che si prendono cura di lui, mentre ci sono persone che non hanno nemmeno quello'.

Il Movimento per la vita ambrosiano conferma le proprie posizioni in riferimento alla richiesta di Piergiorgio Welby di staccare il ventilatore polmonare.
"Davanti a un caso umano cosi' drammatico - ha dichiarato il presidente Paolo Sorbi - riteniamo necessario ribadire le ragioni della nostra posizione culturale, sottolineando che: la vita ci e' data; non ne possiamo pertanto decidere noi inizio e termine; la prima responsabilita' di ogni uomo e' la scoperta del proprio destino". Sorbi, si legge in un comunicato, ribadisce: "non ci sottraiamo all'urgenza del caso 'Welby', ritenendo necessario fornire il massimo dell'impegno per aiutare a sopportare condizioni di vita cosi' difficili".

'La richiesta di Piergiorgio Welby rivolta ad uno dei suoi medici di staccare il ventilatore polmonare e' umanamente comprensibile, ma la vita e' intangibile'. E' il commento di Domenico Di Virgilio, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale Fi Dipartimento di Sanita'.
'Il codice deontologico, il giuramento d Ippocrate, la legislazione vigente e la stessa formazione etica - ha sottolineato Di Virgilio in una nota - vietano severamente al medico di praticare l'eutanasia, perch, il suo compito e' quello di salvaguardare la vita, alleviando con il sostegno umano e la competenza professionale la sofferenza sia fisica che psicologica di un malato, e soprattutto di un malato in stato terminale'. E allora, conclude Di Virgilio, 'perch, questa richiesta rivolta al medico quando e' chiaro che egli non puo' mettere in atto alcun atto eutanasico?'.

'La richiesta di sospensione della respirazione artificiale con il distacco dal ventilatore polmonare, fatta da Piergiorgio Welby, e' assolutamente legittima. Se il medico curante accerta che l'uso di questo apparecchio e' diventato uno strumento di sofferenza intollerabile per il malato e non piu' di terapia, allora si tratta di una pratica eticamente ammissibile, e tra l'altro largamente effettuata in tutta Italia. Cosa ovviamente diversa dall'eutanasia'. A dirlo e' Mario Sabatelli, neurologo del Gemelli di Roma, che e' stato anche medico di Luca Coscioni.
'Anche se Welby o pazienti come lui hanno accettato la respirazione con ventilatore polmonare - spiega il medico - possono verificarsi con il passare del tempo dei cambiamenti, nella progressione della malattia che rendono tali trattamenti intollerabili al malato. In questo caso deve essere il medico che lo cura ad andare incontro a questa richiesta, in quanto ormai tale strumento e' solo veicolo di sofferenza'.
Anche se c'e' un vuoto legislativo 'che lascia i medici in una situazione di dubbio - prosegue Sabatelli - non mi sembra che il professionista che esaudisce questa richiesta eticamente ammissibile del paziente, possa andare incontro anche ad un'accusa penale di omicidio del consenziente. Si tratta infatti del rifiuto a proseguire una determinata terapia, come era successo ad esempio con quella paziente diabetica che aveva rifiutato l'amputazione del piede, pur sapendo di andare incontro a morte certa'.
La pratica di sospendere dunque la ventilazione polmonare, conclude il neurologo, 'e' ampiamente praticata in tutta Italia e non va senz'altro confusa con l'eutanasia. La prima infatti e' la sospensione di un procedimento che causa sofferenza alla persona, ed e' quindi lecito e doveroso, la seconda invece consiste in un atto deliberato a dare la morte. Se i medici possono essere in dubbio a farlo e' solo per la paura di qualche paranoide in cerca di celebrita' che li possa citare in giudizio'.

"Nessun medico potrebbe staccare il respiratore a Welby, perche' cioe' rappresenterebbe una violazione della Costituzione, del codice penale (articolo 579), del giuramento d'Ippocrate e del codice deontologico della professione medica". Lo afferma Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito, commentando la richiesta del dirigente dell'associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby.
"Nel caso di Welby -osserva Pedrizzi- non c'e' nessun accanimento terapeutico. Staccargli la spina, come si dice con una brutta espressione, significa praticare un suicidio assistito, porre in essere un atto eutanasico, ossia commettere un omicidio. Welby e' una persona che, a causa di una malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, non riesce a respirare. La macchina a cui e' attaccato, percio', gli serve per respirare. Cioe' per vivere. Dunque rappresenta un mezzo utile, efficace per la sua salute, proporzionato ai benefici che gli assicura. Un mezzo dovuto di supporto alla vita. Per questo non ha nulla a che vedere con l'accanimento terapeutico, che e' un intervento ormai inutile, inefficace per la salute del malato, sproporzionato rispetto ai benefici che ad esso puo' garantire. E per questo la spina a Welby -conclude Pedrizzi- non si puo' staccare".

"Con la sua sofferenza e il suo coraggio politico, Piergiorgio Welby continua una grande battaglia civile che va oltre la sua persona". Questo e' quanto afferma Lanfranco Turci, vicepresidente dei deputati della Rosa nel Pugno sul caso Welby. "Mi auguro- continua Turci- che trovi un medico in Italia che se la senta di raccogliere la sua richiesta, sfidando l'attuale normativa proibizionista e consentendogli di morire senza sofferenza e con dignita'". E' comunque "impressionante- sottolinea il deputato Rnp- che rimanga ancora cosi' alto il muro di cinismo e di ideologismo che impedisce di affrontare con urgenza in parlamento i progetti di legge che regolamentano il diritto all'eutanasia- conclude Turci- uno dei quali porta la firma dei colleghi Grillini e Turco insieme alla mia".

"Quando un paziente e' in grado di intendere e di volere, quindi e' cosciente e consapevole della propria condizione, se decide di esprimere il rifiuto di una terapia, la sua richiesta dovrebbe essere ascoltata".
Lo afferma Ignazio Marino (Ulivo), presidente della commissione Sanita' del Senato. Gia' la scorsa settimana Marino aveva inviato una lettera di sostegno a Piergiorgio Welby, in risposta ad una richiesta di intervento avanzata dall'uomo. "Ho gia' espresso la mia personale solidarieta' umana nei confronti della tragica situazione del signor Welby- continua, poi, il senatore- e non posso che ribadire la mia partecipazione al dramma in cui si trova". Prosegue, quindi, il presidente della commissione Sanita': "Nel mio ruolo istituzionale ho l'obbligo di guardare al di la' di ogni personalizzazione, anche se emotivamente non vorrei". Ricorda, poi, Marino: "Situazioni simili sono gia' accadute nel nostro paese alcuni anni fa, per esempio quando una donna ha rifiutato consapevolmente l'amputazione di un arto ed e' andata in questo modo incontro alla morte, prevista ed annunciata dai sanitari". In casi simili, dice Marino, "non si puo' parlare di eutanasia, ma semplicemente di applicare il principio del consenso informato che, nel nostro paese, e' riconosciuto per legge". Vanno cioe' rispettate le volonta' di un paziente che, "nel pieno delle proprie facolta'", ritiene preferibile la "sospensione delle terapie e una morte naturale".

'Dopo questa iniziativa nei confronti del medico se ne chiede un'altra, ex articolo 700 si chiede di avere un pronunciamento, si spera positivo anche in diritto, da parte del presidente del tribunale di Roma'. Cosi' Marco Pannella risponde ai microfoni di Radio Radicale interpellato sulla nuova richiesta di eutanasia presentata dal vicepresidente dell'Associazione Coscioni, Piergiorgio Welby.
'E' la richiesta alla quale ha risposto gia' il Presidente della Repubblica ha detto Panella - Stanno rispondendo non molti, ma alti personaggi istituzionali. Non mi sentirei di dare troppo atto in giro di interessamenti autentici, veri e concreti. Il punto in cui siamo e' che Welby, d'accordo con l'associazione di cui e' presidente ha formalmente richiesto al proprio medico di staccare la spina e che il suo medico ha detto di non essere in condizione di aderire alla richiesta nella realta' legislativa e giurisprudenziale italiana. A questo punto al prezzo del proseguirsi di questa tortura di stato infame che nel tempo moderno ci ha fatto trovare la possibilita' che Giordano Bruno bruci per mesi invece che per mezzora, abbiamo continuato a perseguire tutte le vie legali per cercare di far trionfare i principi fondamentali del diritto. Dopo questa iniziativa nei confronti del medico si chiede ex articolo 700 di avere un pronunciamento, si spera positivo anche in diritto, da parte del presidente del tribunale di Roma'.

"Sono convinto che al forte invito rivolto alle istituzioni dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, vada dato un seguito concreto, a partire dall'azione di governo. Credo, infatti, che la politica debba assumersi in pieno, anche nel delicatissimo e difficilissimo ambito della vita e della fine della vita, le sue responsabilita'". Con queste parole l'eurodeputato dei Ds, Gianni Pittella, manifesta il suo sostegno all'iniziativa nonviolenta promossa da radicali e associazione Coscioni per chiedere risposte sul caso Welby e la nomina del nuovo Comitato nazionale di bioetica. "Desidero esprimere- aggiunge Pittella- un sincero e sentito ringraziamento agli amici dell'Associazione Luca Coscioni per l'instancabile battaglia a sostegno della dignita' della persona".
"Vogliamo pubblicamente ringraziare Gianni Pittella, che ha voluto con queste sue parole sostenere l'iniziativa nonviolenta dell'Associazione Coscioni". Ha fatto sapere immediatamente Rocco Berardo, vice segretario Associazione Coscioni. "La sua lettera oggi, cosi' come l'iscrizione e il sostegno all'iniziativa di Luigi Manconi negli scorsi giorni e di tanti altri- dice Berardo- e' molto preziosa e nutre quel necessario dialogo perche' il presidente del Consiglio Romano Prodi possa da subito rispondere all'urgenza della nomina del nuovo Comitato nazionale per la bioetica e perche' sia data risposta, una qualsiasi risposta, dal mondo della scienza, dei medici e delle istituzioni alla richiesta di Piergiorgio Welby di morire senza dover soffrire".

E' legittimo staccare il respiratore a Welby? "Non si puo' non soddisfare la richiesta: e' illegittimo tenere un paziente sottoposto a un trattamento contro la sua volonta'". Amedeo Santosuosso, magistrato milanese tra i fondatori della Consulta di bioetica, non ha dubbi al riguardo.
E' illegittimo non tenere conto delle volonta' di Welby, volonta' "fondate sugli articoli 13 e 32 della Costituzione, che affermano che nulla puo' essere fatto ad una persona non consenziente". Anzi, "e' doveroso", secondo Santosuosso, dar corso alle sue richieste, soprattutto perche' "Welby si trova nelle condizioni di non poter dar seguito pratico alle sue scelte".
Continua: "Credo che staccare la spina, una volta che lo dice direttamente un paziente cosciente e consapevole, e' doveroso.
Non e' piu' giustificata l'intrusione di questi dispositivi nel corpo di un paziente". Quanto alla sedazione, per Santosuosso "sono atti dovuti conseguentemente" al distaccamento del respiratore.

"Il mondo della politica non puo' rimanere insensibile all'appello di Welby".
Sono le parole di Mauro Bulgarelli(Verdi), che ha partecipato nei giorni scorsi ad uno sciopero della fame organizzato dall'associazione Luca Coscioni, per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sul tema dell'eutanasia e per ottenere che venga esaudita la richiesta di Welby di staccare la spina delle macchine che lo tengono in vita.
"La battaglia che sta conducendo Welby, che oggi ha chiesto ufficialmente al medico che lo assiste di staccare il ventilatore polmonare a cui e' attaccato- spiega- non merita soltanto il massimo rispetto sotto il profilo personale ma costituisce un banco di prova per la politica, che non puo' rimanere indifferente a un tema, quello dell'eutanasia, che, nella sua drammaticita', investe la sfera dei diritti soggettivi e delle liberta' individuali".
"La richiesta che viene da Welby e da tutti coloro che, come me, lo sostengono, e' dunque una richiesta di civilta', gia' recepita a livello istituzionale in altri paesi, che non lede la liberta' di nessuno, che non intacca in alcun modo il rispetto per la vita umana ma che reclama soltanto la possibilita' che, quando questa stessa vita ha per unico orizzonte sofferenze atroci- sottolinea Bulgarelli- vi si possa mettere fine consapevolmente senza che cio' costituisca un reato".
"Una richiesta alla quale le istituzioni devono rispondere con atti concreti- conclude- a partire dalla nomina del nuovo comitato nazionale di bioetica".

 "Occorre che ognuno abbia garantito il diritto di poter decidere su se stesso". Cosi' Stefano Pedica, deputato di Italia dei valori, interviene nell'affaire Welby spiegando come "nessuno puo' decidere il momento della sua morte, ma se questa e' ritardata artificialmente, non si puo' non tenere conto delle volonta' del paziente che puo' non desiderare il protrarsi di cure lesive della propria dignita'". Non sarebbe eticamente accettabile "se in una tale privata decisione, invece- continua Pedica- dovessero entrare interessi o punti di vista di familiari piu' o meno cari, medici o tribunali".
E' necessario "intervenire al piu' presto per colmare il vuoto normativo- conclude il deputato di Italia dei valori- che ostacola l'attuazione del testamento biologico, quale dichiarazione di volonta' preventiva che possa garantire concretamente il diritto ad una morte dignitosa".

"Il problema dell'eutanasia e' un argomento molto delicato che merita grande attenzione e rispetto". E' quanto afferma Erminia Emprin (Prc) membro della commissione Sanita' al Senato. "Ritengo che l'appello, rivolto ai medici da Piergiorgio Welby, per ottenere il distacco del ventilatore polmonare, dovrebbe essere tenuto in considerazione- aggiunge la senatrice- nel massimo rispetto per la sofferenza umana, sulla quale Welby si e' esposto pubblicamente".
Questo perche', secondo Emprin, occorre "accelerare i tempi della politica rispetto al vuoto legislativo italiano nei confronti di temi tanto complessi e delicati".

'Welby sta conducendo una battaglia civile con grande coraggio. E' la stessa che fu di Luca Coscioni. L'eutanasia divide molto anche nei Paesi europei che l'hanno introdotta per legge. Non e' il medico o il familiare che devono decidere se o quando staccare la spina'. Il segretario dello Sdi, Enrico Boselli, si schiera cosi' a fianco di Welby che ha rinnovato la sua richiesta che gli venga staccata la spina. 'Welby e' nel pieno possesso delle sue facolta' mentali - prosegue il leader socialista -, ha conosciuto il dolore e la sofferenza, sa che al suo male non c'e' rimedio e ha chiesto solo di smettere di soffrire. Non abbiamo nessun diritto di negargli questa scelta. Il testamento biologico che e' previsto nell'attuale programma di governo puo' rispondere a questa domanda'.

'La politica non puo' fare finta di nulla ed e' chiamata a dare delle risposte. Una persona puo' decidere come vivere e potrebbe decidere anche come morire'. Ad affermarlo e' Chiara Moroni, parlamentare di Forza Italia, che interviene sulla richiesta di Welby di staccare il respiratore.
'C'e' un vuoto legislativo  ed occorrono delle norme per regolare una materia molto delicata. Nel nostro Paese si e', finalmente, aperto un dibattito importante che deve continuare. In Parlamento al centro della discussione bisognera' mettere il divieto di accanimento terapeutico, la libera scelta del malato e pensare all' introduzione di efficaci terapie antidolore. In questa materia  l'Italia sconta evidenti ritardi'.
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