Italia. Su Welby, Procura di Roma indaga su livello sedazione terminale
Capire che livello di sedazione è stato somministrato a Piergiorgio Welby al fine di accertare se questo è stato nella norma. È questo il compito che hanno i consulenti della Procura di Roma che dovranno, entro 60 giorni (a partire dal giorno dell'autopsia effettuata il 22 dicembre), depositare il rapporto conclusivo sugli esami clinici. In particolare il professor Paolo Pietropaoli, ordinario di scienze anestesiologiche del Policlinico Umberto I, e i due esperti di medicina legale, Federica Umani Ronchi e Stefano Moriani, dovranno chiarire i diversi pesi che hanno avuto le due azioni sollecitate dallo stesso Welby, cioè la sedazione e la estubazione (in pratica il distacco dalle macchine che garantivano la respirazione).
L'associazione Luca Coscioni ha partecipato all'autopsia con un consulente di parte, la dottoressa Maria Laura Peronace. Ma l'avvocato Giuseppe Rossodivita non conferma quanto aveva detto il giorno del funerale di Welby l'europarlamentare dei Radicali Marco Cappato, riguardo la dinamica del decesso di Welby. In Procura si ripete, invece, che il fascicolo inerente la morte del co-presidente dell'associazione Luca Coscioni rimane senza ipotesi di reato o indagati.
Al momento sono escluse nuove audizioni dopo quelle effettuate dalla Digos all'anestesista Mario Riccio, che ha aiutato Welby, e allo stesso Cappato. Il Pm Gustavo De Marinis, di concerto con il procuratore capo Giovanni Ferrara, deciderà solo dopo la lettura del perizia dei medici legali quale strada intraprendere. Anche se al momento la via più prevedibile è quella di un'archiviazione. Ma vanno accertati quei 'livelli' di sedazione, si ripete a piazzale Clodio.
STASERA MARIO RICCIO A COLLOQUIO CON ORDINE MEDICI DI CREMONA "Vado a parlare con il presidente del mio Ordine con animo molto sereno". Lo dice in una intervista a Radio Popolare il dottor Riccio, che questa sera sarà ascoltato dall'Ordine dei medici di Cremona, chiamato a decidere se aprire o meno una procedura nei suoi confronti per violazione della deontologia professionale.
"Ho già chiarito che se altri pazienti dovessero chiedermelo non lo rifarei ma non perchè sono pentito, assolutamente, ma perchè il mio lavoro è prettamente ospedaliero. Il caso Welby è un caso particolare che ho seguito e approfondito e poi ho voluto portare a termine i miei convincimenti'.
Sara' l'Ordine dei medici di Cremona a decidere se aprire o no un procedimento nei confronti di Riccio. 'E' quanto prevede l'iter ed e' giusto cosi'', spiega all'Adnkronos il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco.
'La decisione presa dal medico non puo' essere estrapolata dalla particolare storia in cui si e' formata, ne' puo' essere giudicata in maniera teorica. E l'applicazione del Codice deontologico, in questi casi, non puo' essere cosi' automatica: il medico dovra' raccontare la sua storia al suo presidente e al Consiglio provinciale dell'ordine'.
Il Codice vieta l'eutanasia cosi' come l'accanimento terapeutico. Ma stabilire i confini tra le due condizioni, e' compito del camice bianco, e non di 'una norma che ha carattere generale'.
Riccio raccontera' dunque la sua versione dei fatti nel pomeriggio, al presidente dell'Ordine di Cremona Andrea Bianco.
'In questo modo i colleghi potranno formarsi un'opinione e decidere se aprire un procedimento. E' necessaria una valutazione attenta e rispettosa della complessita' della situazione e tenere conto delle diverse sensibilita': non abbiamo bisogno ne' di streghe da bruciare sul rogo ne' di eroi da mettere sugli altari'.
Le indicazioni deontologiche, inoltre, non ignorano le diverse sensibilita'. 'Non a caso altri medici che hanno avuto in cura Welby per oltre dieci anni non erano cosi' convinti di staccare la spina. E questo deve far riflettere. Non credo che non avessero rispetto per la sofferenza del paziente. Ci sono sensibilita' diverse e ci sono ambiguita' giuridiche. In tutto questo il Codice puo' indicare solo una strada generale'.
Per evitare ambiguita' giuridiche, secondo Bianco, sarebbe utile una legge in grado di chiarire i limiti dell'autonomia di scelta del paziente.
Per il presidente dei medici italiani, una legge dovrebbe chiarire proprio 'il paradosso che ha messo in evidenza il caso Welby. E cioe' se l'autodeterminazione del paziente puo' arrivare fino a scelte che comportano l'interruzione della vita'.
Bisognerebbe, insomma, 'indicare in che modo possono essere accettate questo tipo di richieste. Non si puo' ritenere, infatti, che sia in gioco lo stesso tipo di scelta quando si tratta del rifiuto di un antibiotico, di un intervento chirurgico o di scelte che portano alla morte . Questa e' stata la difficolta' principale del caso Welby'.
No invece a norme che vogliano stabilire per legge che cos'e' l'accanimento terapeutico e che cos'e' l'eutanasia. 'Bisogna che il nostro ordinamento chiarisca soltanto se l'interruzione di terapie vitali e' nella disponibilita' del paziente. E' qui l'elemento ambiguo', conclude.
MINA WELBY, IL MIO REGALO A PIERO? SMETTERE DI SOFFRIRE 'Il mio regalo a Piero? Quello di morire, di smettere di soffrire. Non aveva piu' sogni e desideri, andarsene senza dolore era l'unica cosa che voleva e potevo dargli.
Anche se questo per me ha significato sentirmi a lungo come nel braccio della morte'. Lo ha detto in una intervista a 'La Repubblica' Mina Welby a pochi giorni dalla morte del marito. 'Ho fede - ha aggiunto - sono convinta che Piero sia felice nella sua nuova vita, ma mi manca in maniera indescrivibile. Io lo sento qui. E questo che mi da' forza e serenita''.
Mina Welby ricorda il primo incontro con il marito scomparso.
'Fu un colpo di fulmine. Il suo amore e' stato il regalo piu' bello. Non voleva sposarmi perche' diceva che mi avrebbe rovinato la vita con la sua malattia, ma io mi ero informata, sapevo tutto e lo volevo. Negli ultimi giorni mi chiedeva continuamente scusa, mi ha chiesto di stargli vicina fino alla fine. Io sono rimasta li', gli ho tenuto la mano, gli ho chiuso gli occhi. Non ho rimpianto un solo istante della nostra vita. Piero aveva fede. Fino a quando gli hanno messo il respiratore, poi e' cambiato, era arrabbiato con la vita. Non mi ha mai spiegato come era cambiato il suo rapporto con Dio'.
'Sono stata educata in modo cattolico molto rigido. Per me eutanansia voleva dire uccidere. Dopo notti di discussioni ho capito che non avevo il diritto di decidere per lui, che fare una legge non significa che sei costretto ad usarla. Spero che arrivi una legge frutto di una discussione popolare, da proposte discusse dalla base'.
Riguardo al funerale negato, Mina Welby ha precisato: 'Hanno deciso con il catechismo in mano e non con la pieta' cristiana, ferendo inutilmente la mamma di Piero che ha piu' di ottant'anni.
Eppure da tanti sacerdoti ho ricevuto lettere di affetto e c'erano molte suore al suo funerale. Non mi aspetto le scuse di Ruini. Potevano far vedere la misericordia di Dio, in cui credo, non sbarrando le porte della chiesa'.
SCONTRO BINETTI-VIOLANTE SU EMMA BONINO 'La Bonino non doveva partecipare. Se voleva affrontare quel tema era liberissima di farlo portando una battaglia parlamentare, non apparendo in una conferenza stampa, come un'esponente di parte. Ma al momento non c'e' neanche un progetto legislativo in piedi. Non ho nulla di personale contro di lei, ma sono convinta che per fare quella scelta si sarebbe dovuta dimettere'. Lo ha dichiarato la senatrice Paola Binetti (Dl), riferendosi alla partecipazione del ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino alla conferenza stampa a seguito della morte di Piergiorgio Welby, in un'intervista al 'Corriere della Sera'.
'Alla conferenza stampa c'erano gli stati generali dei radicali, a partire da Marco Pannella. Cio' non mi ha sorpreso perche' e' la prova dell'importanza che quel partito voleva dare all'avvenimento. A scandalizzarmi e' stata un'altra cosa: la presenza di Emma Bonino. In questo momento e' anche e soprattutto un ministro del governo Prodi, di cui fa parte anche il partito cui appartengo: poteva apparire quasi un avallo dell'esecutivo a quel gesto decisivo per la vita di Welby'. 'Oggi sento la necessita' di abbassare i toni: sono in gioco valori importanti che meritano prudenza. Deve partire un momento di riflessione. Basta con la gara delle dichiarazioni'.
Dimissioni del ministro Emma Bonino? "Non mi associo. Non chiedo le dimissioni". Luciano Violante, in un'intervista sul Corriere della Sera, difende il ministro per le Politiche comunitarie. "Piuttosto faccio un appello perche' questo tema venga affrontato in maniera diversa".
Come? Violante spiega: "Sia la conferenza stampa che la critica portata avanti a chi vi ha partecipato sono forma di spettacolarizzazione che distolgono dalla serieta' di un argomento riguardante la vita e la morte. Per essere credibili su certi temi bisognerebbe essere molto prudenti. La politica dovrebbe avere un altro atteggiamento". Secondo il deputato ds, infatti, "quando si parla di confini della vita e della morte, la politica deve fare un passo indietro, in qualche modo si deve ritirare".
ANCORA POLEMICHE SUI FUNERALI NEGATI 'Piergiorgio Welby diceva di credere in Dio, insieme con la sua famiglia, percio' doveva avere funerali religiosi, come i suicidi, i dittatori, i fabbricanti d'armi e i mafiosi'. L'ha detto ieri durante l' omelia don Mario Piantelli, parroco di San Michele di Ripalta Cremasca (Cremona).
Il sacerdote ha definito la morte di Welby 'atto accettabile anche dalla coscienza cristiana'. 'Lo dico pubblicamente per aiutare una riflessione che vada oltre il fanatismo alla teocon, oltre il fariseismo del politically correct, oltre il dogmatismo di una morale disumana, senza bandiere ideologiche'.
Ma per il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, e' comprensibile "lo stupore per la decisione assunta", ma il Vicariato di Roma ha fatto bene a negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. Il quotidiano cattolico ricorda in una nota che "il funerale cristiano non e' un raduno di convenienza tra benpensanti, ma un'azione liturgica che annuncia la verita' di Dio". "Se la Chiesa fosse anzitutto preoccupata del consenso e degli applausi, si sarebbe comportata diversamente", spiega Boffo che prende atto dei "toni accorati, a tratti accesi se non polemici, nei confronti di una scelta reputata non solo sbagliata, ma impietosa e quasi crudele".
"Misericordiosa la Chiesa senz'altro lo e', e il Vicariato assicura la preghiera della Chiesa per il defunto Welby e per la sua famiglia", continua il quotidiano cattolico. Ma Welby "ha per mesi chiesto e argomentato, davanti all'opinione pubblica, che gli fosse con atto volontario accorciata la vita, quella vita che per la Chiesa e' invece dono intangibile di Dio, dal primo all'ultimo istante". Avrebbe invece dovuto aspettare "il suo momento".
ALTRI COMMENTI
'Quel giorno in piazza e' stato ilpunto di arrivo di un lungo e difficile percorso vissuto giorno per giorno con Piero e Mina. Quella mattina mi sono sentita piu' forte rispetto ai giorni precedenti, una forza che mi e' venuta dalla consapevolezza delle parole di Mina. Questo mi ha dato una grande motivazione. E poi mi ha dato forza vedere migliaia di persone in piazza per testimoniare il loro favore alla lotta all'associazione Luca Coscioni...'. Lo ha affermato Maria Antonietta Coscioni, presidente dei Radicali Italiani e presidente della'Associazione Luca Coscioni, il marito scomparso circa un anno fa dopo una lunga malattia, in un'intervista al quotidiano 'La Stampa'.
In merito alla conoscenza di Mina Welby, la vedova Coscioi ha riferito di averla conosciuta 'nel dicembre 2002 quando Piergiorgio divenne consigliere dell'Associazione Luca Coscioni e aveva da pco aperto il thread sull'Eutanasia nel forum dei radicali, mentre Luca divenne presidente dell'Associazione. In quel periodo ci tenevamo in contatto in video conferenza, io non uscivo per stare vicina a Luca.
Dopo la morte di Luca abbiamo iniziato a sentirci al telefono'.
'Le nostre strade si intrecceranno sempre piu'. Mina ha promesso di fare qualsiasi cosa per l'Associazione Luca Coscioni e intende portare a termine la battaglia di Welby. Di tutto questo parlaremo il 28,29 e 30 dicembre prossimi durante il comintato nazionale di Radicali Italiani'.
'A me personalmente le ripetute dichiarazioni della senatrice Paola Binetti non convincono affatto. Se la prende con il suo Ministro Emma Bonino ma abilmente evita di smarcarsi da un governo che in materia di famiglia e di bioetica si dimostra pervicacemente interventista e ostile alle posizioni espresse dal mondo cattolico. Allora credo che la senatrice Binetti sia soltanto un politico come gli altri, che si barcamena dimostrando una buona dose di ipocrisia'. Lo sottolinea Francesco Giro deputato di Fi replicando ad un'intervista di Paola Binetti, apparsa oggi sul Corriere della Sera, in cui la senatrice Dl polemizza per la presenza di Emma Bonino alla conferenza dei radicali dopo la morte di Welby chiedendone le dimissioni.
'Anche noi di FI abbiamo i nostri bei problemi quando trattiamo questi temi eticamente sensibili ma evitiamo di farne una bandiera ideologica come invece ha scelto la senatrice Binetti dalla sua discesa in campo per poi contraddirsi ad ogni pie' sospinto. Un po' di silenzio le farebbe bene come del resto ammette lei stessa oggi al termine della sua intervista ad un autorevole quotidiano di Milano'.
'Eviti di sollevare polemiche se poi non e' in grado di condurle alle loro logiche e dovute conseguenze. Rischia di apparire soltanto una persona alla spasmodica ricerca di visibilita' per poi non concludere granche''.
'Pretendere le dimissioni del ministro Bonino non significa un bel niente se poi si continua a sostenere un governo che in un ordine del giorno allegato alla legge finanziaria appena approvata si e' impegnato a presentare un ddl sui pacs entro e non oltre il 31 gennaio prossimo'.
"Non bisogna lasciare sole le famiglie di quelle migliaia di persone che in Italia sono in stato vegetativo. Hanno bisogno di un'assistenza specifica, che al momento non viene garantita in maniera uniforme su tutto il territorio". Lo afferma, in una lettera aperta sul caso Welby, Luca De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma di Bologna e fondatore de "Gli amici di Luca", l'associazione che dal 1997 si occupa di assistenza alle persone in coma e ai loro familiari.
"Lo Stato deve assicurare a tutti il diritto di cura, invece in molte regioni mancano centri dedicati- spiega de Nigris- l'esperienza della Casa dei risvegli dell'ospedale Bellaria-Azienda Usl di Bologna puo' essere esportata anche in altre regioni, per dare aiuto e sostegno alle persone con esiti di coma e ai loro familiari". Sulla scelta di fine vita di Welby, De Nigris sottolinea: "Deve aiutarci a riflettere e a riconoscere i problemi di una minoranza silenziosa che aumenta e sempre piu' chiede aiuto e assistenza". Ricorda, poi, le parole del ministro Rosi Bindi: "Anche chi ha fede non puo' sperare nella vita eterna come soluzione dei problemi che in questa vita si possono e si devono affrontare".
Scrive poi, il fondatore degli 'amici di Luca': "E' qui, su questa terra, che va combattuta una battaglia contro le ingiustizie, le carenze, le opportunita' negate di quelle persone che grazie ai progressi delle tecniche rianimatorie sopravvivono, sofferenti e con disabilita', in una societa' che poi stenta a riconoscerli".
A questi "nuovi emarginati", aggiunge, "dobbiamo dare diritti di cura, diritti sociali, diritti di vita".E conclude: "Bene ha fatto il ministro Livia Turco a istituire una commissione sui temi delle cure palliative, della terapie del dolore, degli stati vegetativi, del diritto di fine vita. Il dibattito in corso ne trarra' sicuramente giovamento".
"Pannella è contrario alla pena di morte per Saddam. Però è stato favorevole alla pena di morte per Welby. Per Giacinto detto Marco, evidentemente, solo la vita dei colpevoli, solo la vita di Caino, è un bene indisponibile e intangibile". Lo dichiara l'onorevole Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"Per noi, invece - aggiunge Pedrizzi - la vita umana in quanto tale è un bene indisponibile e intangibile. Sempre e comunque. Che si tratti di un colpevole o di un innocente, di Caino o di Abele. Per questo siamo contrari alla pena di morte per Saddam. E per questo - conclude Pedrizzi - siamo stati contrari alla pena di morte per Welby".
Polemiche, anche nel Veneto, per il divieto del funerale religioso a Piero Welby da parte del Vicariato di Roma. Scende in campo lo stesso governatore Giancarlo Galan, osservando che il Vicariato non ha dimostrato alcuna misericordia. 'Nei giorni scorsi abbiamo scoperto che qualcuno ha deciso di tener lontano dal Presepio il cadavere di Piero Welby. Ma perche' quelli del Vicariato di Roma hanno esibito delle certezze che, per esempio, Agostino non aveva?', si chiede il presidente della Regione Veneto.
'Nel terzo libro delle Confessioni Agostino scrive: 'Si puo' dunque approvare il dolore in alcune circostanze, mai amarlo. Tu, Signore Dio, che ami le anime, ne provi una misericordia infinitamente piu' pura e incorruttibile della nostra, perche' nessun dolore ti ferisce. Ma chi e' capace di tanto? ' E piu' avanti, sempre Agostino: 'Di qui il mio amore per il dolore, non gia' tale da incidere troppo profondamente nel mio animo, perche' non amavo patire le pene che amavo contemplare...senonche', come avviene al grattare delle unghie, ne seguivano gonfiori brucianti, e infezioni e un orrendo marciume. Ma quella vita era vita, Dio mio'. Per concludere, c'e' stata misericordia nella decisione del Vicariato di Roma? Non mi pare - coclude Galan -. E ritorno al testo di Agostino, li dove dice: 'Bisogna dunque ripudiare la misericordia? Niente affatto. Amiamo talvolta la sofferenza, ma, anima mia, guardati dall'impurita' tenendoti sotto la protezione del Dio mio'.
Il Vicariato di Roma ha creduto di essersi posto sotto la protezione di Dio, ma cosi' facendo si e' forse tenuto lontano dall'impurita'? Non credo'.
La sofferenza di Piergiorgio Welby e' stata utilizzata per creare nell'opinione pubblica una mentalita' favorevole all'eutanasia. Sempre per raggiungere questo scopo e' stata accelerata la sua morte e si volevano strumentalizzare anche i funerali religiosi: ecco perche' la Chiesa ha detto di 'no'. Lo ha spiegato ai microfoni della Radio Vaticana il vescovo di Palestrina Domenico Sigalini, che rinunciando a un linguaggio 'politicamente corretto' ha preferito ricordare le parole del Vangelo. "Nella Bibbia - ha detto - gia' Gesu' Cristo stigmatizzava il fatto che c'era gente che faceva morire le persone e poi gli creava dei monumenti".
"Nessuno - ha sottolineato il presule - ha messo in dubbio che per questa persona si debba pregare perche' il Signore lo accolga. Il problema e' che questo funerale e' stato fatto diventare una bandiera: un gesto liturgico per affermare dei principi contrari alla vita cristiana". Secondo la Chiesa, invece, "il funerale assolutamente non e' strumentalizzabile da una ideologia che vuol far passare con i casi pietosi tutto un suo modo di concepire la vita".
"Quelli che vogliono l'eutanasia - ha scandito mons.
Sigalini - stanno usando lo stratagemme che hanno usato quando c'era il dibattito sull'aborto: hanno detto che c'erano milioni di aborti clandestini solo perche' non volevano far ragionare la gente, la volevano commuovere e basta". E che questa sia la vera intenzione lo dimostra il fatto che "hanno chiesto i funerali soprattutto quelli che non hanno niente a che fare con la fede e non la vogliono nemmeno oltre che, evidentemente, la famiglia".
Se il Vicariato avesse accettato di far celebrarare i funerali, poi si sarebbe potuto dire, ha spiegato il presule, "vedete, la Chiesa fa tanto baccano sul problema dell'eutanasia e poi alla fine le va bene anche quella, basta che le diano i soldi del funerale. E questo sarebbe stato ancora peggio". Per mons. Sigalini, il diniego del Vicariato non e' stato "nei confronti di una persona giudicandolo, mettendosi davanti e al di sopra di Dio nel giudicare la sua salvezza o no". Il 'no' ai funerali religiosi per Welby e' stato invece a quelli che "hanno voluto a tutti i costi la sua morte e poi gli hanno voluto fare un monumento".
"Cio' non toglie - ha concluso il vescovo - che nelle chiese si sia pregato per lui, io pure ho pregato per lui.
Perche' e' una persona che nella vita ha sbagliato, ma il suo errore fino in fondo lo conosce soltanto Dio. Non siamo noi in grado di entrare fino in fondo nella sua coscienza. Noi vediamo il fatto e lo condanniamo, ma la persona e' sempre tra le braccia di Dio".
"Cristianamente, non comprendiamo l'indisponibilita' del vicariato cattolico di Roma a celebrare un funerale cristiano per Welby. Crediamo infatti, come cristiani evangelici, che la parola della Grazia e dell'Amore di Dio possa essere annunciata di fronte ad ogni morte". Maria Bonafede, moderatore della tavola valdese, dopo aver partecipato, sabato 23 dicembre, alle esequie laiche di Piergiorgio Welby in piazza Don Bosco a Roma, si pronuncia cosi' a proposito del rifiuto da parte del vicariato di Roma di celebrare i funerali religiosi a Welby.
Il suo intervento puo' essere letto sul sito www.chiesavaldese.org.
"Ho voluto esprimere alla madre di Piero Welby- spiega Bonafede sul sito- la nostra vicinanza, cosi' come a tutti gli amici e a quanti, come noi hanno condiviso la capacita' di lottare e di sperare di Piergiorgio".
"Sono sollevata- continua la religiosa valdese- dalla conclusione della vicenda di Welby che, oggi, ha finito di soffrire e di subire la violenza dell'accanimento terapeutico e di una legislazione che non riconosce il diritto alla dignita' della persona anche nel punto di morte. Come cristiana- continua Bonafede- esprimo la mia fraterna compassione per un uomo che, laicamente, ha voluto aprire un caso a beneficio di quanti altri si trovano nella sua condizione. Questa tristissima vicenda- conclude la predicatrice valdese- ci dice quanto sia importante riaffermare il carattere laico dello Stato".
"Una decisione solo politica ed antievangelica quella del cardinal Ruini di negare le esequie religiose a Welby". A pensarla cosi' sono i cristiani del movimento internazionale progressista "Noi siamo chiesa" che, per bocca del portavoce Vittorio Bellavite, intervengono sul sito http://we-are-church.org/it/ a proposito della decisione delle autorita' ecclesiastiche cattoliche di negare le esequie religiose a Piergiorgio Welby. "E' prassi ormai costante e diffusa nella Chiesa cattolica- spiega Bellavite- quella di celebrare i funerali religiosi a tutti, ivi compresi i suicidi, i mafiosi ed i capimafia, i non credenti qualora la famiglia lo richieda, e personaggi come Pinochet. La misericordia di Dio- sottolinea il portavoce di 'Noi siamo chiesa'- non ha confini, la preghiera dei parenti, degli amici e della Chiesa tutta ha sempre una funzione di grazia". Secondo Bellavite "la decisione del Card. Ruini di non permettere i funerali religiosi di Piergiorgio Welby sembra solo politica, utile per mandare, in modo rozzo, messaggi sulla particolare competenza della Chiesa di giudicare e di esprimersi su un fatto e su tematiche che hanno coinvolto molto l'opinione pubblica, anche se in modo eccessivamente mediatico ed anche strumentalizzato. Il Card.
Ruini- conclude Bellavite- si interroghi se si e' comportato secondo carita' cristiana, secondo i suoi doveri di pastore e spieghi alla famiglia di Welby il perche' del suo comportamento".
'Prodi si faccia garante della calendarizzazione dei temi etici'. E' questo l'appello che Marco Cappato, segretario dell' Associazione 'Luca Coscioni' ha rivolto al presidente del Consiglio nel corso della conferenza 'Per un 2007 di lotte e conquiste umane e civili', organizzato da Radicali italiani.
Cappato ha ricordato i temi per cui l'associazione si battera': il diritto a interrompere una terapia, l'approvazione del disegno di legge sul testamento biologico, l'apertura di un'indagine conoscitiva sull' eutanasia clandestina, la revisione della legge 40 e la ricerca scientifica.
'Sui temi etici - ha detto Cappato - non pretendiamo che la linea del governo sia come la nostra, la maggioranza pero' deve garantire un confronto. Noi non abbiamo paura di un dibattito che coinvolga l'opinione pubblica e che si apra anche nelle reti televisive nelle fasce orarie serali'.
Il segretario dell' Associazione 'Coscioni' si e' poi soffermato sulla vicenda Welby: 'Dobbiamo completare l'azione portata avanti da Piergiorgio per conquistare - ha sostenuto - la certezza del diritto di porre termine a una terapia. O la conquistiamo perche' non verra' aperta un'indagine, quindi si sara' conquistato un precedente di certezza del diritto per medico e paziente, oppure la conquisteremo in tribunale e questo non ci fa paura ne' piacere'. L'associazione, ha inoltre assicurato Cappato, dara' l'appoggio al senatore Ignazio Marino per portare avanti l'iter parlamentare del disegno di legge sul testamento biologico, 'senza fare passi indietro' ha tenuto a precisare Cappato.
Infine Cappato ha ricordato che i Radicali italiani insisteranno sull' apertura di un'indagine conoscitiva sull' eutanasia clandestina: 'In Parlamento la possibilita' di un'indagine e' gia' stata disinnescata alla Camera. Noi torneremo all' attacco per portarla avanti alla Camera o al Senato'. Nel corso della conferenza e' stato sottolineato come nella vicenda Welby sia stato messo in atto lo slogan radicale 'Dal corpo dei malati al cuore della politica'.
'La Commissione Sanita' del Senato gia' dal 30 settembre scorso ha avviato le audizioni sul tema della Dichiarazione anticipata di volonta', il cosiddetto testamento biologico'. Lo dice la capogruppo dell'Ulivo in Commissione Sanita' Emanuela Baio che aggiunge: 'La morte di Piergiorgio Welby, che ha drammaticamente scosso l'opinione pubblica italiana, ci spinge ancor di piu' a perseguire nell'esame parlamentare e approfondire al meglio il tema delicato e complesso delle cure che devono accompagnare la fine della vita'. 'In particolare, credo sia necessario studiare norme che individuino ancor meglio le forme di alimentazione, di respirazione e di idratazione artificiale che hanno bisogno del consenso informato e responsabile dell'ammalato ma che esigono anche una fiducia nei medici, i quali devono sempre meglio accompagnare il malato nella fase terminale della vita. su queste linee che invitero' la Commissione a confrontarsi alla riapertura dei lavori parlamentari'.
'Fermo restando - sottolinea - un 'no' certo e inequivocabile all'eutanasia'. 'Come rilevano recenti sondaggi - aggiunge la senatrice Baio - i cittadini, chiedono chiaramente a noi parlamentari di costruire un sistema legislativo di garanzie per la tutela dei malati, per alleviare loro la sofferenza, garantire a tutti - e non solo a chi se le puo' permettere - le cure palliative e le terapie del dolore, rifiutare l'accanimento terapeutico e il dolore non necessario.
Lo strumento piu' efficace per rendere effettivi questi diritti e' il testamento biologico. Due sono gli impegni con cui dobbiamo rispondere - conclude - alle richieste dei cittadini: approvare al piu' presto il Ddl sulla non autosufficienza e continuare nell'approfondimento parlamentare gia' in corso al fine di approvare un testo di legge condiviso sul testamento biologico'.
"Dopo il dolore per la triste vicenda di Piergiorgio Welby e la tristezza per la sua morte liberatoria, mi ha lasciato perplesso la decisione del vicariato di Roma di non concedergli le esequie religiose". E' questa l'opinione che il prete no global Don Vitaliano Della Sala, esprime sul suo sito www.donvitaliano.it, a proposito della decisione del vicariato di Roma di non concedere i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. "Lasciamo a Dio, e a Lui solo- dice il religioso- la liberta' di giudicare la scelta di un uomo sofferente che, solo per questo, ha deciso di affrettare la propria morte; e noi cristiani crediamo che la misericordia e la comprensione di Dio sono smisurate. Possa ora Piergiorgio- conclude Don Vitaliano- trovare finalmente quella pace e quella serenita' che nella vita terrena ha tanto desiderato".
"Le parole del dott. Riccio dimostrano che quando si parla di eutanasia ci troviamo di fronte a casi singoli, particolari e nessuna legge avente il carattere della generalità e dell'astrattezza potrà riuscire a regolamentarli compiutamente" Così Isabella Bertolini di Forza Italia circa le dichiarazioni dell'anestesista cremonese il quale ha affermato quanto particolare fosse la situazione di Welby e di non essere disposto ad esaudire eventuali nuove richieste di malati terminali. "Siamo assolutamente contrari all'eutanasia. Quello che ha fatto il dott. Riccio - prosegue la Bertolini - non ci piace. Noi amiamo la vita, in tutte le sue forme anche quelle che si mostrano più penalizzanti per l'uomo. Le sue parole però - conclude la parlamentare azzurra - dovrebbero far riflettere proprio coloro che quella sventurata notte lo hanno aiutato a staccare la spina a Piergiorgio Welby, coloro che vogliono che il Parlamento approvi una legge che legalizzi l'eutanasia."
L'associazione Luca Coscioni ha partecipato all'autopsia con un consulente di parte, la dottoressa Maria Laura Peronace. Ma l'avvocato Giuseppe Rossodivita non conferma quanto aveva detto il giorno del funerale di Welby l'europarlamentare dei Radicali Marco Cappato, riguardo la dinamica del decesso di Welby. In Procura si ripete, invece, che il fascicolo inerente la morte del co-presidente dell'associazione Luca Coscioni rimane senza ipotesi di reato o indagati.
Al momento sono escluse nuove audizioni dopo quelle effettuate dalla Digos all'anestesista Mario Riccio, che ha aiutato Welby, e allo stesso Cappato. Il Pm Gustavo De Marinis, di concerto con il procuratore capo Giovanni Ferrara, deciderà solo dopo la lettura del perizia dei medici legali quale strada intraprendere. Anche se al momento la via più prevedibile è quella di un'archiviazione. Ma vanno accertati quei 'livelli' di sedazione, si ripete a piazzale Clodio.
STASERA MARIO RICCIO A COLLOQUIO CON ORDINE MEDICI DI CREMONA "Vado a parlare con il presidente del mio Ordine con animo molto sereno". Lo dice in una intervista a Radio Popolare il dottor Riccio, che questa sera sarà ascoltato dall'Ordine dei medici di Cremona, chiamato a decidere se aprire o meno una procedura nei suoi confronti per violazione della deontologia professionale.
"Ho già chiarito che se altri pazienti dovessero chiedermelo non lo rifarei ma non perchè sono pentito, assolutamente, ma perchè il mio lavoro è prettamente ospedaliero. Il caso Welby è un caso particolare che ho seguito e approfondito e poi ho voluto portare a termine i miei convincimenti'.
Sara' l'Ordine dei medici di Cremona a decidere se aprire o no un procedimento nei confronti di Riccio. 'E' quanto prevede l'iter ed e' giusto cosi'', spiega all'Adnkronos il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco.
'La decisione presa dal medico non puo' essere estrapolata dalla particolare storia in cui si e' formata, ne' puo' essere giudicata in maniera teorica. E l'applicazione del Codice deontologico, in questi casi, non puo' essere cosi' automatica: il medico dovra' raccontare la sua storia al suo presidente e al Consiglio provinciale dell'ordine'.
Il Codice vieta l'eutanasia cosi' come l'accanimento terapeutico. Ma stabilire i confini tra le due condizioni, e' compito del camice bianco, e non di 'una norma che ha carattere generale'.
Riccio raccontera' dunque la sua versione dei fatti nel pomeriggio, al presidente dell'Ordine di Cremona Andrea Bianco.
'In questo modo i colleghi potranno formarsi un'opinione e decidere se aprire un procedimento. E' necessaria una valutazione attenta e rispettosa della complessita' della situazione e tenere conto delle diverse sensibilita': non abbiamo bisogno ne' di streghe da bruciare sul rogo ne' di eroi da mettere sugli altari'.
Le indicazioni deontologiche, inoltre, non ignorano le diverse sensibilita'. 'Non a caso altri medici che hanno avuto in cura Welby per oltre dieci anni non erano cosi' convinti di staccare la spina. E questo deve far riflettere. Non credo che non avessero rispetto per la sofferenza del paziente. Ci sono sensibilita' diverse e ci sono ambiguita' giuridiche. In tutto questo il Codice puo' indicare solo una strada generale'.
Per evitare ambiguita' giuridiche, secondo Bianco, sarebbe utile una legge in grado di chiarire i limiti dell'autonomia di scelta del paziente.
Per il presidente dei medici italiani, una legge dovrebbe chiarire proprio 'il paradosso che ha messo in evidenza il caso Welby. E cioe' se l'autodeterminazione del paziente puo' arrivare fino a scelte che comportano l'interruzione della vita'.
Bisognerebbe, insomma, 'indicare in che modo possono essere accettate questo tipo di richieste. Non si puo' ritenere, infatti, che sia in gioco lo stesso tipo di scelta quando si tratta del rifiuto di un antibiotico, di un intervento chirurgico o di scelte che portano alla morte . Questa e' stata la difficolta' principale del caso Welby'.
No invece a norme che vogliano stabilire per legge che cos'e' l'accanimento terapeutico e che cos'e' l'eutanasia. 'Bisogna che il nostro ordinamento chiarisca soltanto se l'interruzione di terapie vitali e' nella disponibilita' del paziente. E' qui l'elemento ambiguo', conclude.
MINA WELBY, IL MIO REGALO A PIERO? SMETTERE DI SOFFRIRE 'Il mio regalo a Piero? Quello di morire, di smettere di soffrire. Non aveva piu' sogni e desideri, andarsene senza dolore era l'unica cosa che voleva e potevo dargli.
Anche se questo per me ha significato sentirmi a lungo come nel braccio della morte'. Lo ha detto in una intervista a 'La Repubblica' Mina Welby a pochi giorni dalla morte del marito. 'Ho fede - ha aggiunto - sono convinta che Piero sia felice nella sua nuova vita, ma mi manca in maniera indescrivibile. Io lo sento qui. E questo che mi da' forza e serenita''.
Mina Welby ricorda il primo incontro con il marito scomparso.
'Fu un colpo di fulmine. Il suo amore e' stato il regalo piu' bello. Non voleva sposarmi perche' diceva che mi avrebbe rovinato la vita con la sua malattia, ma io mi ero informata, sapevo tutto e lo volevo. Negli ultimi giorni mi chiedeva continuamente scusa, mi ha chiesto di stargli vicina fino alla fine. Io sono rimasta li', gli ho tenuto la mano, gli ho chiuso gli occhi. Non ho rimpianto un solo istante della nostra vita. Piero aveva fede. Fino a quando gli hanno messo il respiratore, poi e' cambiato, era arrabbiato con la vita. Non mi ha mai spiegato come era cambiato il suo rapporto con Dio'.
'Sono stata educata in modo cattolico molto rigido. Per me eutanansia voleva dire uccidere. Dopo notti di discussioni ho capito che non avevo il diritto di decidere per lui, che fare una legge non significa che sei costretto ad usarla. Spero che arrivi una legge frutto di una discussione popolare, da proposte discusse dalla base'.
Riguardo al funerale negato, Mina Welby ha precisato: 'Hanno deciso con il catechismo in mano e non con la pieta' cristiana, ferendo inutilmente la mamma di Piero che ha piu' di ottant'anni.
Eppure da tanti sacerdoti ho ricevuto lettere di affetto e c'erano molte suore al suo funerale. Non mi aspetto le scuse di Ruini. Potevano far vedere la misericordia di Dio, in cui credo, non sbarrando le porte della chiesa'.
SCONTRO BINETTI-VIOLANTE SU EMMA BONINO 'La Bonino non doveva partecipare. Se voleva affrontare quel tema era liberissima di farlo portando una battaglia parlamentare, non apparendo in una conferenza stampa, come un'esponente di parte. Ma al momento non c'e' neanche un progetto legislativo in piedi. Non ho nulla di personale contro di lei, ma sono convinta che per fare quella scelta si sarebbe dovuta dimettere'. Lo ha dichiarato la senatrice Paola Binetti (Dl), riferendosi alla partecipazione del ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino alla conferenza stampa a seguito della morte di Piergiorgio Welby, in un'intervista al 'Corriere della Sera'.
'Alla conferenza stampa c'erano gli stati generali dei radicali, a partire da Marco Pannella. Cio' non mi ha sorpreso perche' e' la prova dell'importanza che quel partito voleva dare all'avvenimento. A scandalizzarmi e' stata un'altra cosa: la presenza di Emma Bonino. In questo momento e' anche e soprattutto un ministro del governo Prodi, di cui fa parte anche il partito cui appartengo: poteva apparire quasi un avallo dell'esecutivo a quel gesto decisivo per la vita di Welby'. 'Oggi sento la necessita' di abbassare i toni: sono in gioco valori importanti che meritano prudenza. Deve partire un momento di riflessione. Basta con la gara delle dichiarazioni'.
Dimissioni del ministro Emma Bonino? "Non mi associo. Non chiedo le dimissioni". Luciano Violante, in un'intervista sul Corriere della Sera, difende il ministro per le Politiche comunitarie. "Piuttosto faccio un appello perche' questo tema venga affrontato in maniera diversa".
Come? Violante spiega: "Sia la conferenza stampa che la critica portata avanti a chi vi ha partecipato sono forma di spettacolarizzazione che distolgono dalla serieta' di un argomento riguardante la vita e la morte. Per essere credibili su certi temi bisognerebbe essere molto prudenti. La politica dovrebbe avere un altro atteggiamento". Secondo il deputato ds, infatti, "quando si parla di confini della vita e della morte, la politica deve fare un passo indietro, in qualche modo si deve ritirare".
ANCORA POLEMICHE SUI FUNERALI NEGATI 'Piergiorgio Welby diceva di credere in Dio, insieme con la sua famiglia, percio' doveva avere funerali religiosi, come i suicidi, i dittatori, i fabbricanti d'armi e i mafiosi'. L'ha detto ieri durante l' omelia don Mario Piantelli, parroco di San Michele di Ripalta Cremasca (Cremona).
Il sacerdote ha definito la morte di Welby 'atto accettabile anche dalla coscienza cristiana'. 'Lo dico pubblicamente per aiutare una riflessione che vada oltre il fanatismo alla teocon, oltre il fariseismo del politically correct, oltre il dogmatismo di una morale disumana, senza bandiere ideologiche'.
Ma per il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, e' comprensibile "lo stupore per la decisione assunta", ma il Vicariato di Roma ha fatto bene a negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. Il quotidiano cattolico ricorda in una nota che "il funerale cristiano non e' un raduno di convenienza tra benpensanti, ma un'azione liturgica che annuncia la verita' di Dio". "Se la Chiesa fosse anzitutto preoccupata del consenso e degli applausi, si sarebbe comportata diversamente", spiega Boffo che prende atto dei "toni accorati, a tratti accesi se non polemici, nei confronti di una scelta reputata non solo sbagliata, ma impietosa e quasi crudele".
"Misericordiosa la Chiesa senz'altro lo e', e il Vicariato assicura la preghiera della Chiesa per il defunto Welby e per la sua famiglia", continua il quotidiano cattolico. Ma Welby "ha per mesi chiesto e argomentato, davanti all'opinione pubblica, che gli fosse con atto volontario accorciata la vita, quella vita che per la Chiesa e' invece dono intangibile di Dio, dal primo all'ultimo istante". Avrebbe invece dovuto aspettare "il suo momento".
ALTRI COMMENTI
'Quel giorno in piazza e' stato ilpunto di arrivo di un lungo e difficile percorso vissuto giorno per giorno con Piero e Mina. Quella mattina mi sono sentita piu' forte rispetto ai giorni precedenti, una forza che mi e' venuta dalla consapevolezza delle parole di Mina. Questo mi ha dato una grande motivazione. E poi mi ha dato forza vedere migliaia di persone in piazza per testimoniare il loro favore alla lotta all'associazione Luca Coscioni...'. Lo ha affermato Maria Antonietta Coscioni, presidente dei Radicali Italiani e presidente della'Associazione Luca Coscioni, il marito scomparso circa un anno fa dopo una lunga malattia, in un'intervista al quotidiano 'La Stampa'.
In merito alla conoscenza di Mina Welby, la vedova Coscioi ha riferito di averla conosciuta 'nel dicembre 2002 quando Piergiorgio divenne consigliere dell'Associazione Luca Coscioni e aveva da pco aperto il thread sull'Eutanasia nel forum dei radicali, mentre Luca divenne presidente dell'Associazione. In quel periodo ci tenevamo in contatto in video conferenza, io non uscivo per stare vicina a Luca.
Dopo la morte di Luca abbiamo iniziato a sentirci al telefono'.
'Le nostre strade si intrecceranno sempre piu'. Mina ha promesso di fare qualsiasi cosa per l'Associazione Luca Coscioni e intende portare a termine la battaglia di Welby. Di tutto questo parlaremo il 28,29 e 30 dicembre prossimi durante il comintato nazionale di Radicali Italiani'.
'A me personalmente le ripetute dichiarazioni della senatrice Paola Binetti non convincono affatto. Se la prende con il suo Ministro Emma Bonino ma abilmente evita di smarcarsi da un governo che in materia di famiglia e di bioetica si dimostra pervicacemente interventista e ostile alle posizioni espresse dal mondo cattolico. Allora credo che la senatrice Binetti sia soltanto un politico come gli altri, che si barcamena dimostrando una buona dose di ipocrisia'. Lo sottolinea Francesco Giro deputato di Fi replicando ad un'intervista di Paola Binetti, apparsa oggi sul Corriere della Sera, in cui la senatrice Dl polemizza per la presenza di Emma Bonino alla conferenza dei radicali dopo la morte di Welby chiedendone le dimissioni.
'Anche noi di FI abbiamo i nostri bei problemi quando trattiamo questi temi eticamente sensibili ma evitiamo di farne una bandiera ideologica come invece ha scelto la senatrice Binetti dalla sua discesa in campo per poi contraddirsi ad ogni pie' sospinto. Un po' di silenzio le farebbe bene come del resto ammette lei stessa oggi al termine della sua intervista ad un autorevole quotidiano di Milano'.
'Eviti di sollevare polemiche se poi non e' in grado di condurle alle loro logiche e dovute conseguenze. Rischia di apparire soltanto una persona alla spasmodica ricerca di visibilita' per poi non concludere granche''.
'Pretendere le dimissioni del ministro Bonino non significa un bel niente se poi si continua a sostenere un governo che in un ordine del giorno allegato alla legge finanziaria appena approvata si e' impegnato a presentare un ddl sui pacs entro e non oltre il 31 gennaio prossimo'.
"Non bisogna lasciare sole le famiglie di quelle migliaia di persone che in Italia sono in stato vegetativo. Hanno bisogno di un'assistenza specifica, che al momento non viene garantita in maniera uniforme su tutto il territorio". Lo afferma, in una lettera aperta sul caso Welby, Luca De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma di Bologna e fondatore de "Gli amici di Luca", l'associazione che dal 1997 si occupa di assistenza alle persone in coma e ai loro familiari.
"Lo Stato deve assicurare a tutti il diritto di cura, invece in molte regioni mancano centri dedicati- spiega de Nigris- l'esperienza della Casa dei risvegli dell'ospedale Bellaria-Azienda Usl di Bologna puo' essere esportata anche in altre regioni, per dare aiuto e sostegno alle persone con esiti di coma e ai loro familiari". Sulla scelta di fine vita di Welby, De Nigris sottolinea: "Deve aiutarci a riflettere e a riconoscere i problemi di una minoranza silenziosa che aumenta e sempre piu' chiede aiuto e assistenza". Ricorda, poi, le parole del ministro Rosi Bindi: "Anche chi ha fede non puo' sperare nella vita eterna come soluzione dei problemi che in questa vita si possono e si devono affrontare".
Scrive poi, il fondatore degli 'amici di Luca': "E' qui, su questa terra, che va combattuta una battaglia contro le ingiustizie, le carenze, le opportunita' negate di quelle persone che grazie ai progressi delle tecniche rianimatorie sopravvivono, sofferenti e con disabilita', in una societa' che poi stenta a riconoscerli".
A questi "nuovi emarginati", aggiunge, "dobbiamo dare diritti di cura, diritti sociali, diritti di vita".E conclude: "Bene ha fatto il ministro Livia Turco a istituire una commissione sui temi delle cure palliative, della terapie del dolore, degli stati vegetativi, del diritto di fine vita. Il dibattito in corso ne trarra' sicuramente giovamento".
"Pannella è contrario alla pena di morte per Saddam. Però è stato favorevole alla pena di morte per Welby. Per Giacinto detto Marco, evidentemente, solo la vita dei colpevoli, solo la vita di Caino, è un bene indisponibile e intangibile". Lo dichiara l'onorevole Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"Per noi, invece - aggiunge Pedrizzi - la vita umana in quanto tale è un bene indisponibile e intangibile. Sempre e comunque. Che si tratti di un colpevole o di un innocente, di Caino o di Abele. Per questo siamo contrari alla pena di morte per Saddam. E per questo - conclude Pedrizzi - siamo stati contrari alla pena di morte per Welby".
Polemiche, anche nel Veneto, per il divieto del funerale religioso a Piero Welby da parte del Vicariato di Roma. Scende in campo lo stesso governatore Giancarlo Galan, osservando che il Vicariato non ha dimostrato alcuna misericordia. 'Nei giorni scorsi abbiamo scoperto che qualcuno ha deciso di tener lontano dal Presepio il cadavere di Piero Welby. Ma perche' quelli del Vicariato di Roma hanno esibito delle certezze che, per esempio, Agostino non aveva?', si chiede il presidente della Regione Veneto.
'Nel terzo libro delle Confessioni Agostino scrive: 'Si puo' dunque approvare il dolore in alcune circostanze, mai amarlo. Tu, Signore Dio, che ami le anime, ne provi una misericordia infinitamente piu' pura e incorruttibile della nostra, perche' nessun dolore ti ferisce. Ma chi e' capace di tanto? ' E piu' avanti, sempre Agostino: 'Di qui il mio amore per il dolore, non gia' tale da incidere troppo profondamente nel mio animo, perche' non amavo patire le pene che amavo contemplare...senonche', come avviene al grattare delle unghie, ne seguivano gonfiori brucianti, e infezioni e un orrendo marciume. Ma quella vita era vita, Dio mio'. Per concludere, c'e' stata misericordia nella decisione del Vicariato di Roma? Non mi pare - coclude Galan -. E ritorno al testo di Agostino, li dove dice: 'Bisogna dunque ripudiare la misericordia? Niente affatto. Amiamo talvolta la sofferenza, ma, anima mia, guardati dall'impurita' tenendoti sotto la protezione del Dio mio'.
Il Vicariato di Roma ha creduto di essersi posto sotto la protezione di Dio, ma cosi' facendo si e' forse tenuto lontano dall'impurita'? Non credo'.
La sofferenza di Piergiorgio Welby e' stata utilizzata per creare nell'opinione pubblica una mentalita' favorevole all'eutanasia. Sempre per raggiungere questo scopo e' stata accelerata la sua morte e si volevano strumentalizzare anche i funerali religiosi: ecco perche' la Chiesa ha detto di 'no'. Lo ha spiegato ai microfoni della Radio Vaticana il vescovo di Palestrina Domenico Sigalini, che rinunciando a un linguaggio 'politicamente corretto' ha preferito ricordare le parole del Vangelo. "Nella Bibbia - ha detto - gia' Gesu' Cristo stigmatizzava il fatto che c'era gente che faceva morire le persone e poi gli creava dei monumenti".
"Nessuno - ha sottolineato il presule - ha messo in dubbio che per questa persona si debba pregare perche' il Signore lo accolga. Il problema e' che questo funerale e' stato fatto diventare una bandiera: un gesto liturgico per affermare dei principi contrari alla vita cristiana". Secondo la Chiesa, invece, "il funerale assolutamente non e' strumentalizzabile da una ideologia che vuol far passare con i casi pietosi tutto un suo modo di concepire la vita".
"Quelli che vogliono l'eutanasia - ha scandito mons.
Sigalini - stanno usando lo stratagemme che hanno usato quando c'era il dibattito sull'aborto: hanno detto che c'erano milioni di aborti clandestini solo perche' non volevano far ragionare la gente, la volevano commuovere e basta". E che questa sia la vera intenzione lo dimostra il fatto che "hanno chiesto i funerali soprattutto quelli che non hanno niente a che fare con la fede e non la vogliono nemmeno oltre che, evidentemente, la famiglia".
Se il Vicariato avesse accettato di far celebrarare i funerali, poi si sarebbe potuto dire, ha spiegato il presule, "vedete, la Chiesa fa tanto baccano sul problema dell'eutanasia e poi alla fine le va bene anche quella, basta che le diano i soldi del funerale. E questo sarebbe stato ancora peggio". Per mons. Sigalini, il diniego del Vicariato non e' stato "nei confronti di una persona giudicandolo, mettendosi davanti e al di sopra di Dio nel giudicare la sua salvezza o no". Il 'no' ai funerali religiosi per Welby e' stato invece a quelli che "hanno voluto a tutti i costi la sua morte e poi gli hanno voluto fare un monumento".
"Cio' non toglie - ha concluso il vescovo - che nelle chiese si sia pregato per lui, io pure ho pregato per lui.
Perche' e' una persona che nella vita ha sbagliato, ma il suo errore fino in fondo lo conosce soltanto Dio. Non siamo noi in grado di entrare fino in fondo nella sua coscienza. Noi vediamo il fatto e lo condanniamo, ma la persona e' sempre tra le braccia di Dio".
"Cristianamente, non comprendiamo l'indisponibilita' del vicariato cattolico di Roma a celebrare un funerale cristiano per Welby. Crediamo infatti, come cristiani evangelici, che la parola della Grazia e dell'Amore di Dio possa essere annunciata di fronte ad ogni morte". Maria Bonafede, moderatore della tavola valdese, dopo aver partecipato, sabato 23 dicembre, alle esequie laiche di Piergiorgio Welby in piazza Don Bosco a Roma, si pronuncia cosi' a proposito del rifiuto da parte del vicariato di Roma di celebrare i funerali religiosi a Welby.
Il suo intervento puo' essere letto sul sito www.chiesavaldese.org.
"Ho voluto esprimere alla madre di Piero Welby- spiega Bonafede sul sito- la nostra vicinanza, cosi' come a tutti gli amici e a quanti, come noi hanno condiviso la capacita' di lottare e di sperare di Piergiorgio".
"Sono sollevata- continua la religiosa valdese- dalla conclusione della vicenda di Welby che, oggi, ha finito di soffrire e di subire la violenza dell'accanimento terapeutico e di una legislazione che non riconosce il diritto alla dignita' della persona anche nel punto di morte. Come cristiana- continua Bonafede- esprimo la mia fraterna compassione per un uomo che, laicamente, ha voluto aprire un caso a beneficio di quanti altri si trovano nella sua condizione. Questa tristissima vicenda- conclude la predicatrice valdese- ci dice quanto sia importante riaffermare il carattere laico dello Stato".
"Una decisione solo politica ed antievangelica quella del cardinal Ruini di negare le esequie religiose a Welby". A pensarla cosi' sono i cristiani del movimento internazionale progressista "Noi siamo chiesa" che, per bocca del portavoce Vittorio Bellavite, intervengono sul sito http://we-are-church.org/it/ a proposito della decisione delle autorita' ecclesiastiche cattoliche di negare le esequie religiose a Piergiorgio Welby. "E' prassi ormai costante e diffusa nella Chiesa cattolica- spiega Bellavite- quella di celebrare i funerali religiosi a tutti, ivi compresi i suicidi, i mafiosi ed i capimafia, i non credenti qualora la famiglia lo richieda, e personaggi come Pinochet. La misericordia di Dio- sottolinea il portavoce di 'Noi siamo chiesa'- non ha confini, la preghiera dei parenti, degli amici e della Chiesa tutta ha sempre una funzione di grazia". Secondo Bellavite "la decisione del Card. Ruini di non permettere i funerali religiosi di Piergiorgio Welby sembra solo politica, utile per mandare, in modo rozzo, messaggi sulla particolare competenza della Chiesa di giudicare e di esprimersi su un fatto e su tematiche che hanno coinvolto molto l'opinione pubblica, anche se in modo eccessivamente mediatico ed anche strumentalizzato. Il Card.
Ruini- conclude Bellavite- si interroghi se si e' comportato secondo carita' cristiana, secondo i suoi doveri di pastore e spieghi alla famiglia di Welby il perche' del suo comportamento".
'Prodi si faccia garante della calendarizzazione dei temi etici'. E' questo l'appello che Marco Cappato, segretario dell' Associazione 'Luca Coscioni' ha rivolto al presidente del Consiglio nel corso della conferenza 'Per un 2007 di lotte e conquiste umane e civili', organizzato da Radicali italiani.
Cappato ha ricordato i temi per cui l'associazione si battera': il diritto a interrompere una terapia, l'approvazione del disegno di legge sul testamento biologico, l'apertura di un'indagine conoscitiva sull' eutanasia clandestina, la revisione della legge 40 e la ricerca scientifica.
'Sui temi etici - ha detto Cappato - non pretendiamo che la linea del governo sia come la nostra, la maggioranza pero' deve garantire un confronto. Noi non abbiamo paura di un dibattito che coinvolga l'opinione pubblica e che si apra anche nelle reti televisive nelle fasce orarie serali'.
Il segretario dell' Associazione 'Coscioni' si e' poi soffermato sulla vicenda Welby: 'Dobbiamo completare l'azione portata avanti da Piergiorgio per conquistare - ha sostenuto - la certezza del diritto di porre termine a una terapia. O la conquistiamo perche' non verra' aperta un'indagine, quindi si sara' conquistato un precedente di certezza del diritto per medico e paziente, oppure la conquisteremo in tribunale e questo non ci fa paura ne' piacere'. L'associazione, ha inoltre assicurato Cappato, dara' l'appoggio al senatore Ignazio Marino per portare avanti l'iter parlamentare del disegno di legge sul testamento biologico, 'senza fare passi indietro' ha tenuto a precisare Cappato.
Infine Cappato ha ricordato che i Radicali italiani insisteranno sull' apertura di un'indagine conoscitiva sull' eutanasia clandestina: 'In Parlamento la possibilita' di un'indagine e' gia' stata disinnescata alla Camera. Noi torneremo all' attacco per portarla avanti alla Camera o al Senato'. Nel corso della conferenza e' stato sottolineato come nella vicenda Welby sia stato messo in atto lo slogan radicale 'Dal corpo dei malati al cuore della politica'.
'La Commissione Sanita' del Senato gia' dal 30 settembre scorso ha avviato le audizioni sul tema della Dichiarazione anticipata di volonta', il cosiddetto testamento biologico'. Lo dice la capogruppo dell'Ulivo in Commissione Sanita' Emanuela Baio che aggiunge: 'La morte di Piergiorgio Welby, che ha drammaticamente scosso l'opinione pubblica italiana, ci spinge ancor di piu' a perseguire nell'esame parlamentare e approfondire al meglio il tema delicato e complesso delle cure che devono accompagnare la fine della vita'. 'In particolare, credo sia necessario studiare norme che individuino ancor meglio le forme di alimentazione, di respirazione e di idratazione artificiale che hanno bisogno del consenso informato e responsabile dell'ammalato ma che esigono anche una fiducia nei medici, i quali devono sempre meglio accompagnare il malato nella fase terminale della vita. su queste linee che invitero' la Commissione a confrontarsi alla riapertura dei lavori parlamentari'.
'Fermo restando - sottolinea - un 'no' certo e inequivocabile all'eutanasia'. 'Come rilevano recenti sondaggi - aggiunge la senatrice Baio - i cittadini, chiedono chiaramente a noi parlamentari di costruire un sistema legislativo di garanzie per la tutela dei malati, per alleviare loro la sofferenza, garantire a tutti - e non solo a chi se le puo' permettere - le cure palliative e le terapie del dolore, rifiutare l'accanimento terapeutico e il dolore non necessario.
Lo strumento piu' efficace per rendere effettivi questi diritti e' il testamento biologico. Due sono gli impegni con cui dobbiamo rispondere - conclude - alle richieste dei cittadini: approvare al piu' presto il Ddl sulla non autosufficienza e continuare nell'approfondimento parlamentare gia' in corso al fine di approvare un testo di legge condiviso sul testamento biologico'.
"Dopo il dolore per la triste vicenda di Piergiorgio Welby e la tristezza per la sua morte liberatoria, mi ha lasciato perplesso la decisione del vicariato di Roma di non concedergli le esequie religiose". E' questa l'opinione che il prete no global Don Vitaliano Della Sala, esprime sul suo sito www.donvitaliano.it, a proposito della decisione del vicariato di Roma di non concedere i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. "Lasciamo a Dio, e a Lui solo- dice il religioso- la liberta' di giudicare la scelta di un uomo sofferente che, solo per questo, ha deciso di affrettare la propria morte; e noi cristiani crediamo che la misericordia e la comprensione di Dio sono smisurate. Possa ora Piergiorgio- conclude Don Vitaliano- trovare finalmente quella pace e quella serenita' che nella vita terrena ha tanto desiderato".
"Le parole del dott. Riccio dimostrano che quando si parla di eutanasia ci troviamo di fronte a casi singoli, particolari e nessuna legge avente il carattere della generalità e dell'astrattezza potrà riuscire a regolamentarli compiutamente" Così Isabella Bertolini di Forza Italia circa le dichiarazioni dell'anestesista cremonese il quale ha affermato quanto particolare fosse la situazione di Welby e di non essere disposto ad esaudire eventuali nuove richieste di malati terminali. "Siamo assolutamente contrari all'eutanasia. Quello che ha fatto il dott. Riccio - prosegue la Bertolini - non ci piace. Noi amiamo la vita, in tutte le sue forme anche quelle che si mostrano più penalizzanti per l'uomo. Le sue parole però - conclude la parlamentare azzurra - dovrebbero far riflettere proprio coloro che quella sventurata notte lo hanno aiutato a staccare la spina a Piergiorgio Welby, coloro che vogliono che il Parlamento approvi una legge che legalizzi l'eutanasia."
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