Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Wspc: Italia 'maglia nera' per dolore cronico

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Un dolore costante che impedisce di dormire per anni. Con formicolii e fitte simili a colpi di lama, che alterno la sensibilita' e impediscono addirittura di infilarsi un abito. Sono solo alcuni dei sintomi che affliggono i 'malati di dolore cronico'. Un problema che -rivela un'indagine Ue- in Italia fa registrare numeri record, colpendo il 26% della popolazione (pari a circa 12 milioni di persone) e portando la penisola sul terzo gradino del 'podio' dopo Polonia (27%) e Norvegia (30%).
Per rivendicare il diritto dei pazienti a una qualita' di vita migliore, al XII Congresso mondiale Wspc (World Society Pain Clinicians) apertosi oggi a Torino e' stato lanciato il 'Manifesto di Venezia'. Il documento-appello, redatto in occasione del IV Forum Eapc (Associazione europea per le cure palliative) svoltosi nel capoluogo veneto dal 25 al 27 giugno, e' firmato da alcuni fra i maggiori specialisti nazionali del settore.
Il Manifesto esorta le istituzioni a "riconoscere il dolore cronico come malattia sociale; a rendere disponibili e rimborsabili tutte le categorie di farmaci per il trattamento del dolore; a destinare fondi per la ricerca nel settore, e a promuovere appropriati programmi di formazione". Quattro richieste motivate dai dati: dalla piu' recente ed estesa ricerca condotta in Europa, che ha coinvolto 46.394 adulti - si legge in una nota - e' emerso che il 19% degli intervistati aveva sofferto di dolore per oltre sei mesi nel corso dell'ultimo anno, e nel 34% di questi pazienti il dolore raggiungeva livelli di intensita' ancora piu' elevati. E ancora: il dolore cronico comportava depressione (21% dei casi), riduzione della capacita' lavorativa (61%) e perdita del lavoro (19%).
Le dimensioni e la gravita' del problema -avvertono gli specialisti- provano che il dolore cronico e' di per se' una malattia di notevole impatto sociale, dovuta soprattutto a traumi (20% dei casi), dolori vertebrali (25%) e artrosi degenerativa o artrite (45%). Senza contare il dolore cronico riconducibile al cancro, presente nel 50-90% dei malati lungo l'intero corso della malattia oncologica.
Ma cifre a parte, l'indagine epidemiologica europea ha messo in evidenza anche una generale insoddisfazione dei pazienti per le cure ricevute: oltre la meta' era stata trattata con farmaci antinfiammatori, non adeguati per terapie prolungate e inefficaci nel dolore neuropatico. Eppure un aspetto particolarmente importante nel dolore cronico e' proprio la componente neuropatica provocata da danni al sistema nervoso, ancora cosi' difficile da riconoscere che il mancato riconoscimento della patologia e' quasi la regola. E cosi' la ricerca della cura adatta dura in media perfino 7-8 anni.
Un dolore intenso, continuo e a volte non associato a una malattia terminale -proseguono gli esperti- ha pesanti impatti in termini di costi sociali. E una sorta di 'incertezza terapeutica' ritarda le cure e peggiora ulteriormente le cose, considerando che, secondo alcuni studi, prescrivere subito i farmaci adatti permetterebbe un considerevole risparmio. Ma parlando di trattamenti ad hoc, diventa imperativo il riferimento all'equita'.
"I pazienti con patologie croniche accertate devono essere trattati tutti allo stesso modo e senza alcuna limitazione -e' l'invito di Giustino Varrassi, fra i promotori del Manifesto e presidente dell'Aisd (Associazione italiana per lo studio del dolore) e della Federazione europea delle Societa' per lo studio del dolore- ed e' fondamentale garantire a tutti la possibilita' di accedere alle risorse terapeutiche disponibili che possono garantire una buona qualita' della vita a questi pazienti".
Concorda con il collega anche Diego Beltrutti, presidente della Wspc e chairman del congresso torinese. L'esperto ha posto l'accento sul forte ruolo che in questa sfida potranno avere le istituzioni e la classe medica. Ma anche le organizzazioni dei pazienti, che dovranno esercitare ognuna il proprio ruolo per combattere questa battaglia contro il dolore inutile, affinche' sia finalmente sancito e accolto negli ordinamenti di tutti i Paesi civili il diritto irrinunciabile dell'individuo a non soffrire, ha concluso.
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