Venerdì 5 giugno 2026
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Italiani migranti clandestini

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il 50% dei lavoratori italiani emigrati in Francia tra il 1945 e il 1960 era clandestino e il 90% dei loro familiari li raggiunse nella nuova patria altrettanto illegalmente.
Basterebbe questo dato - ma lo stesso riguardo' gli spagnoli, i portoghesi - a smontare il mito che la migrazione clandestina sia appannaggio dell'epoca della globalizzazione. E l'Italia - spiega Rinauro, ricercatore all'Universita' di Milano - e' stata 'per decenni la principale protagonista internazionale' del fenomeno. Solo negli anni Sessanta il primato dell'esodo illegale in Europa occidentale le e' stato sottratto da altre nazioni.
Italiani un tempo clandestini come Albanesi o Romeni oggi, dunque? Rinauro respinge la semplificazione: 'la ricostruzione storica del passato' mostra molte differenze. Una fra tutte: 'con l'avvento al potere di De Gasperi, l'Italia adotto' una politica migratoria d'incondizionato e quasi spregiudicato sostegno della liberta' d'emigrazione'. E questo avvenne contro il meccanismo burocratico previsto dagli stessi paesi di accoglienza e al di la' della semplice logica di domanda-offerta. Nel 1947 la Francia chiese, per esempio, 200mila lavoratori della penisola: se ne presentarono solo 51mila e di questi 13mila erano clandestini. Stessa cosa nel 1948: a fronte di una domanda simile (200mila), l'offerta fu di 29mila, di cui la meta' irregolari. Perche'?, perche' appunto emigrare con le carte in regola era difficilissimo, perche' c'era una selezione rigida e soprattutto perche' il mercato del lavoro preferiva 'una riserva di manodopera illegale e quindi economica, flessibile, adattabile istantaneamente ai capricci della congiuntura'. Insomma, alcune delle principali cause che provocano il fenomeno anche oggi. Con la distinzione che l'emigrazione italiana di quegli anni - molto diversa da quella di fine ottocento e primi novecento - vedeva alcune ragioni specifiche: dal divieto di abbandonare il luogo di residenza una volta stabilitisi regolarmente, al mestiere 'coatto'; dal preferire i clandestini per diminuire le garanzie chieste dal governo italiano, al favorire gli italiani a scapito dei ben 'piu' temuti' nordafricani. E, infine, a due fattori ancora piu' peculiari: il ricorso ai clandestini italiani come carne da cannone per le avventure coloniali francesi (e l'autore tratteggia molto bene questa parte) e l'emigrazione di quanti in Italia (non pochi) si erano compromessi con il fascismo. Una situazione diversa da quella di oggi dove, in parte, 'uomini, donne e bambini fuggono da guerre etniche e regimi totalitari'. Ma la sostanza di fondo resta la stessa: le migrazioni illegali non erano e non sono il risultato della sola iniziativa dei migranti ma anche di quella dei paesi di destinazione.
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