Venerdì 5 giugno 2026
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Italiani piu' altruisti. Censis

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Cresce la voglia di altruismo, di partecipare al bene comune invece di dedicarsi al proprio benessere. Una sorta di "papafrancescanesimo" si sta diffondendo, aumenta l'interesse non solo per la fede ma piu' in generale per la vita spirituale e il gusto per una certa frugalita' nei consumi. Gli italiani si sentono preoccupati ma non disperati. La cosa certa la voglia di recuperare i beni morali come "beni rifugio". E' quanto emerge dalla ricerca del Censis 'I valori degli italiani 2013. Il ritorno del pendolo'.
In pratica i risultati evidenziano che la crisi antropologica che ha profondamente segnato il Paese (l'egoismo diffuso, la passivita', l'irresponsabilita', il materialismo spinto) potrebbe essere giunta alla fine della sua propagazione (come un pendolo alla fine dell'oscillazione) e le energie per una inversione di rotta ci sono tutte, anche se in forma potenziale, da attivare. Dal rapporto emerge che la voglia di altruismo c'e', tanto che aiutare chi e' in difficolta' trasmette maggiore energia positiva che non l'idea di occuparsi del proprio benessere in palestra o in un centro estetico. Il 29,5% degli italiani afferma di ricevere moltissima carica dalla possibilita' di aiutare qualcuno in difficolta', e la percentuale rimane costante in tutte le classi di eta', segno di una voglia comune di ritrovare l'altro. Soprattutto se si pensa che la possibilita' di fare qualcosa per il proprio benessere, come andare in palestra o fare massaggi, darebbe molta carica a una quota inferiore (il 16%) dei cittadini.
Il 40% degli italiani si dice molto disponibile a fare visita agli ammalati. Piu' del 36% si dice assolutamente pronto a rendersi disponibile in caso di calamita' naturale, per contribuire al bene comune. Il 37% si dice molto o abbastanza disponibile a dare una mano nella manutenzione delle scuole (il 21% e' "molto" disponibile). Questa percentuale al Sud aumenta fino al 41%, 6 punti percentuali in piu' rispetto al Nord-Ovest: evidentemente, laddove il bisogno e' piu' forte, gli italiani sono pronti a mettersi in gioco. Anche per la manutenzione delle spiagge e dei boschi, piu' di un terzo degli italiani si dice pronto a collaborare (il 34%), mentre il 37% si trincera dietro un piu' interlocutorio "forse". Anche in questo caso al Sud l'energia potenziale sembra maggiore (la percentuale sale al 36%) rispetto al Nord-Est (33%), dove probabilmente l'emergenza e' meno sentita. L'amore piu' forte rimane quello per le persone che ci sono vicine: l'80% afferma di amare moltissimo i propri familiari, il 64% il partner, il 22% i colleghi di lavoro. Il 26% ritiene di vivere in un territorio in cui la coesione sociale e' forte, per il 64% e' discreta, solo il 9% pensa che sia modesta. E soltanto il 10% pensa che l'onesta' dei cittadini che abitano nel suo territorio sia scarsa. Il 59% degli italiani afferma che curare la propria spiritualita' procura una buona dose di energia positiva. Si diffonde una sorta di "papafrancescanesimo". La figura del nuovo Papa sta risvegliando in molti l'interesse non solo per la fede, ma piu' in generale per la vita spirituale e il gusto per una certa frugalita' nei consumi.
E quale cultura del lavoro si affermera' nel prossimo futuro? Meno competizione e piu' collaborazione? Il 35% degli imprenditori italiani ritiene che collaborare bene con i colleghi darebbe molta carica. E cosi' la pensa quasi il 31% degli artigiani. Potrebbe farsi strada una nuova cultura imprenditoriale, piu' collaborativa, in grado di essere trainante per il Paese, se prevarra' la voglia di riscoprire l'altro come alleato e non come competitor. Certamente non tutti gli italiani dormono sonni tranquilli. Oggi l'85% si dice preoccupato e il 71% indignato, ma solo il 26,5% dice di sentirsi frustrato e il 13% disperato. Al contrario, il 59% degli italiani si sente vitale (e anche il 48% degli over 65 anni). Le preoccupazioni e l'indignazione, non solo non si sono mutate in frustrazione e disperazione, ma non hanno indebolito la vitalita' individuale. Il Paese e' tutt'altro che spento. Semmai e' in attesa di un segnale: il 46% degli intervistati ammette di trovarsi nella condizione in cui vorrebbe fare qualcosa, ma non sa che cosa. Si tratta di un riposizionamento forse solo ideale, solo immaginato, una voglia di recuperare i beni morali come "beni rifugio" in un contesto che percepiamo come degradato. Nel Paese si prepara una reazione al degrado antropologico, una reazione che pero' aspetta di essere incanalata e condotta. La spinta ideale mostra di avere sufficiente energia per far si' che il ritorno del pendolo sia un percorso evolutivo e non involutivo. Ma si avverte l'assenza di una regia che coaguli tutte queste energie: oggi il 67% degli italiani non si sente rappresentato da nessuno.
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