Sabato 6 giugno 2026
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Un italiano su tre conosce un farmacodipendente

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il 27,7% degli italiani conosce delle persone farmacodipendenti (-8% rispetto al 2002) e per il 74,7% di essi la responsabilità della farmaco-dipendenza è delle paure e delle ansie piuttosto che della leggerezza prescrittiva dei medici o del bisogno indotto creato dalle industrie farmaceutiche. E' quanto si evince dall'analisi realizzata dal Censis e presentata ieri a Roma al convegno 'Trent'anni di ricerca biomedica e di lotta alle malattie: passato e futuro del farmaco'. Oltre l'80% degli italiani ritiene che si consumino troppi farmaci rispetto a quelli realmente necessari: ansia, incertezza, instabilità psichica individuale sono le ragioni dell'iperconsumo farmaceutico. 
Nel dettaglio, per il 71,7% degli italiani l'eccesso di consumo di farmaci è dovuto al fatto che la gente è ansiosa e pensa che il farmaco possa risolvere tutto, mentre un 17,4% richiama la responsabilità dei medici.  Sul fronte della ricerca sui farmaci: per il 68,1% degli italiani in futuro il compito principale della ricerca dovrà essere quello di scoprire farmaci in grado di guarire patologie ancora incurabili, il 28,8% degli intervistati si aspetta dalla ricerca farmacologica che scopra farmaci meno rischiosi e con meno effetti collaterali di quelli attuali eil 19,6% ritiene prioritario per il futuro il trattamento a scopo preventivo di fattori di rischio per malattie gravi.  Infine, nonostante il decreto Bersani sulle liberalizzazioni, dall'indagine del Censis emerge una persistente fedeltà dei cittadini alla farmacia di fiducia, tanto che oltre il 67% degli intervistati, quota identica a quella rilevata nel 1996, dichiara di rivolgersi di solito alla stessa farmacia. Il farmacista (77%) segue il medico di medicina generale (97%) come soggetto che, secondo gli intervistati, deve dare informazioni sui farmaci. La fiducia al farmacista e la fedeltà alla farmacia, con il riconoscimento pieno del ruolo sociale di entrambi, non determinano comunque tabú di alcun tipo, n, preclusioni verso l'evoluzione del mercato dei farmaci e delle modalità distributive. Spicca, infatti, la positiva valutazione espressa da oltre il 69% degli italiani relativamente alla possibilità di vendere farmaci in luoghi diversi dalle farmacie, anche se per il 56,6% deve avvenire sempre e comunque in presenza di un farmacista nel punto vendita. Meno del 18% ha peró effettivamente acquistato farmaci in luoghi diversi dalla farmacia.   
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