Lunedì 8 giugno 2026
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Ivg negata, richiesto maxi risarcimento all'ospedale di Carrara

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Portava in grembo un feto affetto da una grave malformazione, ma all'ospedale le hanno negato l'interruzione volontaria di gravidanza a cui aveva diritto: una 23enne rumena di Carrara, secondo quanto riporta ieri "Il Tirreno" nelle sue pagine di cronaca locale, ha chiesto i danni alla Asl, al ginecologo che l'aveva in cura, e al primario dell'Ospedale Pediatrico Apuano al quale si era rivolta. La giovane, sposata con un connazionale e residente da tempo in Italia, aveva già partorito nel 2006 una bimba morta dopo 19 ore di vita per una grave malformazione cardiaca. Nel novembre 2007 rimane di nuovo incinta, ma la prima ecografia, il 19 novembre, evidenzia che il feto è affetto da "megavescica", ovvero non riesce ad espellere urina, bloccando l'afflusso del liquido amniotico alla parte superiore del corpo e quindi lo sviluppo di cuore, reni e polmoni: una condanna inappellabile.  La giovane si rivolge all'ospedale di Carrara per interrompere la gravidanza, e da lí viene indirizzata all'ospedale pediatrico di Massa, dove le dicono di aspettare e fare esami piú approfonditi; nessuno fa peró obiezione di coscienza. A gennaio la ragazza si reca all'ospedale Meyer di Firenze, dove la diagnosi viene confermata: la malformazione si tradurrà in "una condizione non compatibile con la sopravvivenza post-natale". L'Opa di Massa consiglia ancora di aspettare per un'eventuale Ivg, e rinvio dopo rinvio, dopo una trasferta al Buzzi di Milano per tentare un intervento in utero, alla 22esima settimana di gestazione, oltre il termine previsto dalla 194, viene indirizzata a Barcellona: ma la coppia non ha i cinquemila euro necessari per pagare il viaggio. La gravidanza sarà interrotta a Pontedera, dove opera il dottor Massimo Srebot.    


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