Martedì 9 giugno 2026
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Jamaica. Discriminazione e promozione turistica

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L'immagine del "rasta" che fuma marijuana e' l'immagine da esportazione della Jamaica per eccellenza. Eppure i seguaci della religione rastafarian, sarebbero trattati in patria come "cittadini di serie B", esposti alle ritorsioni della polizia, ed allontanati dai posti di lavoro, a causa proprio del loro aspetto e della marijuana. La chiesa rastafarian, intanto non e' riconosciuta ufficialmente, e la "ganja" che ha un ruolo nello svolgimento dei riti, e' considerata illegale, anche se le pene possono variare dai due dollari di multa ai sei mesi di galera.
Ufficialmente, la polizia non ammette nessuna discriminazione, ma nella realta', come dice una portavoce della polizia di Kingston, "i rasta sono pericolosi, sono sotto l'effetto della marijuana e possono anche spararti. Ogni tanto siamo costretti a fare uso delle armi da fuoco per primi".
I rasta, la cui conferenza mondiale si sta per aprire a giorni, vengono comunque usati per incrementare il turismo, con tanto di spot "vieni in Jamaica", dove si vedono turisti che cantano allegramente "one love" sulla spiaggia, e per fare cassa con il merchandasing. Pato Soto, che prendera' parte alla conferenza, dice che "e' una falsita'. Ci usano giusto per farne una moda".
Nel mondo ci sono circa 700.000 seguaci rastafarian, ma lo stesso Governo non e' in grado di dire quanti siano effettivamente quelli in Jamaica.
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