Giovedì 11 giugno 2026
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Lambertenghi: il paziente puo' rifiutare le cure

U.E. - ITALIA
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'E' giusto affermare il diritto del paziente a respingere le terapie. La liberta' di scegliere il proprio destino in condizioni terminali non e' in contrasto con la difesa della sacralita' della vita: ambedue rappresentano principi fondamentali che devono regolare l'atto medico'. E' la tesi di Giorgio Lambertenghi Deliliers, intervistato oggi sulle pagine del Corriere della Sera. Nulla di strano se non fosse che il dottor Lambertenghi, ematologo al Policlinico di Milano, e' il presidente dell'Associazione Medici Cattolici del capoluogo lombardo, ed e' persona molto vicina alla Curia di Milano.
E, nonostante la sua fede cattolica, e' uno strenuo sostenitore dell'importanza di lasciare ai malati la liberta' di rifiutare le cure, in linea con quanto sostenuto dal testamento biologico proposto dal professore Umberto Veronesi e nella linea di pensiero ispirata dal gesuita Carlo Casalone che gia' a proposito del caso Welby, giudicava 'molto discutibile che l'uso permanente di un respiratore artificiale, per un paziente malato da quarant'anni, che ha apprezzato a lungo la vita, anche in condizioni di grave disagio, possa considerarsi tra i mezzi normali che la medicina puo' offrire'.
Spiega Lambertenghi: 'Tutti insistono sull'importanza dell'indipendenza dei medici, ma non sempre possediamo la preparazione filosofica, antropologica e religiosa che ci pone al di sopra dell'autonomia decisionale del malato'. Non un via libera all'eutanasia : 'tutt'altro', avverte il medico, ma un'apertura al testamento biologico. 'Il giudizio finale sulla sproporzione dei trattamenti va affidato all'ammalato, opportunamente e coscientemente informato da chi lo assiste'.
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