Lav con il Comitato di bioetica: no a embrioni chimera
Il Comitato nazionale di bioetica (Cnb), dopo piu' di un anno di lavoro, ha recentemente espresso il suo significativo 'No' alla ricerca con organismi ibridi, ovvero ottenuti mescolando materiale genetico umano e animale attraverso la tecnica del trasferimento del nucleo, sottolineando la pericolosita' nell'accettazione del concetto di interspecie.
'Anche se il Comitato ha lavorato in un'ottica antropocentrica, evidenziando il pericolo di questo tipo di ricerca per l'uomo, e' utile estendere le perplessita' a tutto il mondo della ricerca che fonde geni umani e animali - dichiara Michela Kuan, biologa responsabile LAV settore Vivisezione - .Infatti, sempre piu' esperimenti sviluppano e utilizzano animali 'umanizzati', cioe' dove vengono inseriti geni umani, per fare assomigliare le altre specie da sperimentazione sempre di piu' alla nostra, rimarcando come il modello sperimentale animale non sia attendibile nella ricerca per studi sulla salute umana. E' necessario quindi sviluppare e incentivare i metodi di ricerca che non fanno uso di animali, etici e sicuri'.
'Non v'e' dubbio - spiega l'associazione - che sia importante porsi il problema etico della formazione di embrioni umani ibridi, ma e' indispensabile affrontare l'argomento in un ottica coerente che copra tutte le sfaccettature della ricerca, in quanto il limite di accettazione di percentuale umana nell'animale non e' individuabile.
Pensando a procedure altamente invasive come gli xenotrapianti, dove animali (maiali e scimmie) vengono geneticamente modificati con geni umani e utilizzati come produttori di organi per i trapianti, l'aspetto etico non puo' non essere preso in considerazione; sul piano scientifico la procedura ha dimostrato di essere fortemente fallimentare. Inserire e fare esprimere geni umani comporta modificazioni anatomo-fisiologiche non desumibili a priori, creando chimere che violano la dignita' umana e animale.
Lo stesso vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, Lorenzo D'Avack, ha dichiarato che 'gli obiettivi alla base di queste sperimentazioni non sono totalmente chiari'; inoltre - aggiunge la Lav - e' significativa la posizione espressa dal Direttore del Centro nazionale trapianti che sottolinea gli alti rischi legati a questa area di ricerca e incoraggia studi che non prevedano l'uso di animali.
Ogni specie e' frutto di un percorso evolutivo individuale e le nuove frontiere della genetica, pur dovendo continuare a fare ricerca, non possono non tenere conto delle limitazioni etiche e oggettive che devono influenzare la scienza, come qualsiasi altra attivita' umana'.
'Anche se il Comitato ha lavorato in un'ottica antropocentrica, evidenziando il pericolo di questo tipo di ricerca per l'uomo, e' utile estendere le perplessita' a tutto il mondo della ricerca che fonde geni umani e animali - dichiara Michela Kuan, biologa responsabile LAV settore Vivisezione - .Infatti, sempre piu' esperimenti sviluppano e utilizzano animali 'umanizzati', cioe' dove vengono inseriti geni umani, per fare assomigliare le altre specie da sperimentazione sempre di piu' alla nostra, rimarcando come il modello sperimentale animale non sia attendibile nella ricerca per studi sulla salute umana. E' necessario quindi sviluppare e incentivare i metodi di ricerca che non fanno uso di animali, etici e sicuri'.
'Non v'e' dubbio - spiega l'associazione - che sia importante porsi il problema etico della formazione di embrioni umani ibridi, ma e' indispensabile affrontare l'argomento in un ottica coerente che copra tutte le sfaccettature della ricerca, in quanto il limite di accettazione di percentuale umana nell'animale non e' individuabile.
Pensando a procedure altamente invasive come gli xenotrapianti, dove animali (maiali e scimmie) vengono geneticamente modificati con geni umani e utilizzati come produttori di organi per i trapianti, l'aspetto etico non puo' non essere preso in considerazione; sul piano scientifico la procedura ha dimostrato di essere fortemente fallimentare. Inserire e fare esprimere geni umani comporta modificazioni anatomo-fisiologiche non desumibili a priori, creando chimere che violano la dignita' umana e animale.
Lo stesso vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, Lorenzo D'Avack, ha dichiarato che 'gli obiettivi alla base di queste sperimentazioni non sono totalmente chiari'; inoltre - aggiunge la Lav - e' significativa la posizione espressa dal Direttore del Centro nazionale trapianti che sottolinea gli alti rischi legati a questa area di ricerca e incoraggia studi che non prevedano l'uso di animali.
Ogni specie e' frutto di un percorso evolutivo individuale e le nuove frontiere della genetica, pur dovendo continuare a fare ricerca, non possono non tenere conto delle limitazioni etiche e oggettive che devono influenzare la scienza, come qualsiasi altra attivita' umana'.
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