Legalizzazione marijuana. Fa discutere la proposta dell'Uruguay
Il progetto del governo uruguayano di legalizzare il commercio di marijuana ha scatenato una vivace polemica in America Latina, continente che da una quarantina di anni è impegnato in una lotta contro narcotraffico che ha fatto migliaia di morti. Due giorni fa le autorità di Montevideo hanno annunciato la loro intenzione di presentare la Parlamento un progetto di legge per produrre e distribuire la cannabis "sotto il controllo esclusivo" dello Stato, per cercare di allontanare i consumatori dalla "pasta base" di cocaina, una droga a buon mercato dagli effetti devastanti.
La prima reazione è giunta dal Guatemala, dove il presidente Otto Perez, un generale in pensione, di destra, entato in carica recentemente, aveva già proposto all'inizio dell'anno una soluzione di questo tipo, osteggiata però dagli Stati Uniti. La proposta uruguayana è il frutto di "50 anni di sconfitte nella lotta al narcotraffico" ha detto il portavoce del presidente Perez, Francisco Cuevas. "I paesi devono cercare delle nuove vie per combattere il narcotraffico in modo più efficace e ridurre la violenza delle organizzazioni criminali".
Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, di destra, ha criticato il progetto, giudicandolo "unilaterale", e ha affermato che serve "un approccio comune".
"Se un Paese legalizza e un altro paese mantiene un divieto totale, si generano delle distorsioni che finiscono con l'aggravare il problema", ha spiegato Santos. La Colombia è il primo paese esportatore di Cocaina del mondo.
Anche al ministro dell'Interno venezuelano, Tareck El Aissami, di sinistra, la proposta non piace. Mi sembra "una misura difensiva e non preventiva", ha dichiarato, ma ieri dal Brasile, dove sta assistendo al vertice Rio+20, il presidente uruguayano, Jose Mujica, di sinistra, ha difeso la sua proposta ribadendo che qualcuno deve "cominciare in America del Sud".
La prima reazione è giunta dal Guatemala, dove il presidente Otto Perez, un generale in pensione, di destra, entato in carica recentemente, aveva già proposto all'inizio dell'anno una soluzione di questo tipo, osteggiata però dagli Stati Uniti. La proposta uruguayana è il frutto di "50 anni di sconfitte nella lotta al narcotraffico" ha detto il portavoce del presidente Perez, Francisco Cuevas. "I paesi devono cercare delle nuove vie per combattere il narcotraffico in modo più efficace e ridurre la violenza delle organizzazioni criminali".
Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, di destra, ha criticato il progetto, giudicandolo "unilaterale", e ha affermato che serve "un approccio comune".
"Se un Paese legalizza e un altro paese mantiene un divieto totale, si generano delle distorsioni che finiscono con l'aggravare il problema", ha spiegato Santos. La Colombia è il primo paese esportatore di Cocaina del mondo.
Anche al ministro dell'Interno venezuelano, Tareck El Aissami, di sinistra, la proposta non piace. Mi sembra "una misura difensiva e non preventiva", ha dichiarato, ma ieri dal Brasile, dove sta assistendo al vertice Rio+20, il presidente uruguayano, Jose Mujica, di sinistra, ha difeso la sua proposta ribadendo che qualcuno deve "cominciare in America del Sud".
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