Legge droga Fini-Giovanardi. Appello alla Consulta per incostituzionalita'
Un appello alla Consulta dal titolo eloquente, "Certamente incostituzionale", firmato da 140 tra professori universitari, giuristi e operatori per chiedere di dichiarare l'illegittimità della Fini-Giovanardi. Antigone, Cnca, Forum Droghe e Società della ragione hanno promosso il documento e inviato le firme raccolte alla Corte Costituzionale in vista dell'udienza che si terrà l'11 febbraio. Assenza dei requisiti di necessità e urgenza ed estraneità di materia rispetto al decreto nel quale la norma è stato innestata con un maxi-emendamento sono i punti critici sottolineati dai promotori: gli stessi che hanno spinto la Cassazione nel giugno scorso a rinviare il caso al giudice delle leggi. "Se la Consulta aderirà alla sua stessa giurisprudenza non può che dichiarare incostituzionale una norma che non ha niente a che fare con la materia del decreto legge in cui è innestato", le cui finalità iniziali erano quelle di garantire sicurezza e finanziamento alle Olimpiadi invernali di Torino, ha detto in una conferenza stampa alla Camera l'avvocato Luigi Saraceni che ha chiesto di costituirsi nell'udienza davanti alla Corte come difensore in un procedimento analogo. Saraceni, ricostruendo l'iter del "famigerato maxi emendamento Giovanardi" che inseriva un intero sistema di modifica della materia penale pre-esistente, ha sottolineato come l'allora presidente della Repubblica Ciampi "aveva le mani legate. Non ha potuto rinviare il testo alla Camere prendendosi la responsabilità di far saltare le Olimpiadi". "Da otto anni imperversa una repressione dura e ideologica nei confronti dei consumatori di stupefacenti e dei tossicodipendenti che ha il risultato di riempire prima le aule di tribunali poi le carceri", rimarca Franco Corleone, garante dei detenuti della Toscana, che parla di "sfregio al parlamento da parte di Carlo Giovanardi che inserì strumentalmente una riforma che si era insabbiata in Commissione perchè impraticabile". Aggiunge poi che però "la Consulta non è chiamata a pronunciarsi sul dibattito delle droghe che nel mondo si sta sviluppando" ma a giudicare sulla legittimità dell'iter che ha portato alla legge. Per Ivan Scalfarotto del Pd, "è una sconfitta per la politica e il parlamento dover demandare alla Consulta le decisioni su materie come la droga, le carceri e i diritti civili". "Ci rivediamo - garantisce Daniele Farina di Sel - appena la Consulta si sarà pronunciata per fare un ragionamento sulle droghe". Infatti, come sottolinea Stefano Anastasia, uno dei promotori dell'appello, "un giudizio di accoglimento ripristinerebbe la normativa precedente (la Iervolino-Vassalli) e aprirebbe il dibattito politico nel nostro Paese".
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