Domenica 7 giugno 2026
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Legge sull'aborto, nonostante le minacce la Chiesa non scomunica il re Juan Carlos

U.E. - SPAGNA
Notizia ·
Nessuno scontro fra Trono e Altare sulla nuova legge di riforma dell'aborto approvata dal Parlamento spagnolo: i vescovi spagnoli non escluderanno re Juan Carlos dal sacramento dell'eucarestia quando il monarca apporrà la necessaria firma di ratifica.
Al contrario, come spiega il quotidiano spagnolo El Pais, la Conferenza Episcopale spagnola ha minacciato l'esclusione dalla comunità ecclesiale - pur smentendo le voci di scomunica vera e propria - per quei parlamentari cattolici che abbiano votato a favore del provvedimento.
La questione ha peraltro un precedente in Belgio: nel 1990, in ocasione della depenalizzazione dell'aborto, re Baldovino rinunció alla corona per 36 ore giustificandosi con l'obiezione di coscienza: la manovra permise al Consiglio dei Ministri di assumere temporaneamente i poteri di ratifica delegati al sovrano (come previsto dalla Costituzione), per poi a Camere riunite reinstaurare il monarca sul trono.
I vescovi spagnoli hanno poi smentito di appoggiare ufficialmente la campagna su internet che chiede a Juan Carlos di non firmare, pur affermando di voler sostenere "tutte le misure che possano portare quanto prima all'abrogazione della legge".
 Il testo della 'Legge sulla salute sessuale e Riproduttiva' prevede la possibilità di interrompere la gravidanza liberamente fino alla 14esima settimana e, in particolari condizioni, quali rischi per la salute della madre o malformazione del feto, fino alla 22esima settimana. In quest'ultimo caso il provvedimento è di fatto piú restrittivo rispetto a quello in vigore, che vincola la decisione al parere un medico specialista: servirà infatti il parere positivo di due medici. La legge permette anche alle minorenni di abortire senza il consenso dei genitori, con l'obbligo peró di informarli a meno che non vi sia il rischio di conflitto familiare e quindi di violenza domestica.
Inoltre, sarà possibile interrompere la gravidanza anche oltre le 22 settimane se dovessero essere rivelate anomalie del feto quali malattie estremamente gravi o incurabili, dietro parere favorevole di una commissione di specialisti, anche qui con vincoli piú rigidi rispetto a quanto accade attualmente.
Attualmente l'aborto - considerato un reato - è autorizzato solo in caso di violenza sessuale entro le 12 settimane, di malformazione del feto entro le 22 settimane o in caso di grave rischio per la salute psichica o fisica della madre, senza alcun limite di tempo: le statistiche mostrano che la grande maggioranza delle interruzioni di gravidanza viene appunto praticata per "rischi psicologici", in alcuni casi oltre il sesto mese.
La principale diversità della nuova legge non è tanto negli aspetti temporali, quanto concettuali. L'aborto passa a far parte della legge quadro sulla Salute sessuale e riproduttiva e dunque diventa un diritto giuridico della donna, che lo Stato è obbligato a rispettare nei limiti imposti dalla legge, e non piú una concessione tutelata da terzi - giudici e medici in primo luogo. Va notato che viene inoltre eliminata la pena detentiva prevista attualmente per chi si sottopone ad un'interruzione di gravidanza fuori dai vincoli stabiliti dalla legge.
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