Sabato 8 agosto 2026
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Le leggi antidroga come strumento di tortura sessuale sulle donne

AMERICHE - BOLIVIA
Notizia ·

In Bolivia le norme antidroga vengono usate dalle forze dell'ordine come leva per arrestare donne vulnerabili e sottoporle ad abusi sessuali durante la detenzione. È quanto denuncia un'inchiesta esclusiva pubblicata da TalkingDrugs, piattaforma internazionale di informazione e dibattito sulle politiche sulle droghe, emanazione della charity britannica Release.

 

Secondo l'inchiesta, le vittime appartengono in larga misura alle fasce più marginali della popolazione: donne povere, spesso di estrazione indigena, che difficilmente riescono ad accedere alla giustizia e a far valere i propri diritti. Le leggi antidroga boliviane — prima tra tutte la Legge 1008 del 1988, che equipara anche il semplice possesso al traffico e prevede pene minime di otto anni — consentono la detenzione preventiva prolungata, aprendo spazi di impunità all'interno dei quali si consumerebbero violenze e abusi sessuali da parte di agenti e funzionari.

 

Il quadro descritto dall'inchiesta trova riscontro in numerosi rapporti internazionali. Il Dipartimento di Stato americano documenta da anni come le forme di tortura più diffuse nei confronti delle detenute includano violenza sessuale, stupro di gruppo da parte di guardie, privazione sensoriale e abusi verbali. Le ONG che operano negli istituti penitenziari boliviani segnalano una "cultura del silenzio" che soffoca qualsiasi denuncia, anche per il timore di ritorsioni. L'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) ha a sua volta rilevato casi di violenza sessuale commessa da agenti di polizia nelle strutture di detenzione preventiva femminile.

 

A rendere ancora più grave il quadro è la sistematica impunità: la Costituzione boliviana vieta esplicitamente la tortura, ma nessun funzionario pubblico è mai stato condannato per questo reato. Le indagini penali si basano tradizionalmente sulla confessione estorta, e gli abusi avvengono soprattutto durante il trasferimento dei fermati nelle strutture di polizia o nelle prime ore di detenzione, quando le detenute sono più esposte e meno raggiungibili da avvocati e familiari.

 

TalkingDrugs sottolinea come il problema sia strutturale: finché la principale risposta al consumo e al piccolo spaccio resterà la criminalizzazione draconiana, i diritti fondamentali delle persone più vulnerabili — in particolare le donne povere — continueranno a essere calpestati da un sistema che, anziché tutelarle, le espone ad ulteriori violenze.

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