Libia. Piattaforma comune Europa-Africa sull'immigrazione
A Tripoli e' stata 'gettata la piattaforma' per una gestione condivisa dell'immigrazione tra Europa e Africa. Ma l'Italia ha anche incassato un riconoscimento particolare dalla Libia sul suo ruolo ponte tra i 25 e il continente africano. A tracciare il bilancio della due giorni di vertice tra Unione Europea e Unione Africana, il primo sull'immigrazione e lo sviluppo, e' il ministro dell'Interno Giuliano Amato al termine di un incontro 'vis a vis' con il colonnello Gheddafi.
Al Summit di Tripoli, del resto, l'Italia ha creduto sin dall' inizio 'dandosi da fare - ha detto Amato - perche' si tenesse nella capitale libica e l'Ue si rendesse cosi' conto della posizione speciale che ha, rispetto all'emergenza immigrazione, un paese di transito di clandestini come la Libia'.
Accanto alle dichiarazioni di intenti, racchiuse nei dieci punti del documento finale firmato da Europa e Africa, l'Italia ha anche consolidato la sua collaborazione con la Libia: il pattugliamento misto, degli oltre 2 km di costa e l'addestramento dei piloti libici da parte di quelli italiani nell'uso delle motovedette, sono i risultati 'concreti' raggiunti nell'incontro bilaterale tra Amato e il suo omologo libico.
--- UE E AFRICA MUOVONO I PRIMI PASSI, APPUNTAMENTO ENTRO 3 ANNI: E' la piattaforma di cui parla il ministro, una sorta di vademecum per gestire l'immigrazione. Tra i punti principali, il rispetto degli accordi di riammissione dei clandestini nei paesi di origine e l'impegno a valutare la possibilita' di un fondo ad hoc euroafricano per l'immigrazione. Su questo ultimo punto la strada non sara' facile e lo dimostra il veto posto dal commissario Ue per gli aiuti umanitari e lo sviluppo Louis Michel, secondo il quale i soldi destinati allo sviluppo non devono essere toccati per nessuna ragione: di qui la necessita' di reperire fondi ex novo. Sempre nel capitolo finanziamenti si ribadisce l'impegno a perseguire gli 'obiettivi del millennio' definiti dalle Nazioni Unite: destinare lo 0,7% del pil agli aiuti pubblici e allo sviluppo (APS) entro il 2015 con uno step intermedio nel 2010 con lo 0,56%. Il documento punta anche a rafforzare il sistema dell'istruzione nei paesi dove e' stata piu' massiccia la fuga di cervelli per passare a programmi di sviluppo. Il lavoro congiunto delle Commissioni proseguira' e 'Tripoli 2' si terra' 'entro i prossimi tre anni'.
--- AL VIA PATTUGLIAMENTO MALTA-ITALIA CON COLLABORAZIONE LIBIA: Il ministro ne ha parlato con Gheddafi, che si e' detto d'accordo, e con il suo omologo libico per l'attuazione del progetto. Amato del resto ha definito il ministro dell' Interno libico un uomo 'molto concreto con il quale si e' parlato di cose concrete'. D'altronde, concrete sono le cifre: sui 20mila immigrati sbarcati dalle carrette del mare a Lampedusa dall'inizio dell'anno, 800mila sono marocchini giunti attraverso il deserto libico. Frontex, dunque, prima di tutto, ma anche problemi ancor piu' pratici, come la manutenzione delle motovedette fornite dall'Italia per il controllo delle coste.
'Gli uomini - ha detto Amato - non sono sufficientemente addestrati e le motovedette si sono rotte'. Per questo partira' un nuovo corso di formazione e, in una prima fase, saranno i piloti italiani ad arrivare in soccorso di quelli libici, formando equipaggi misti alla guida delle motovedette'.
LA STRADA DAL MAGHREB ALL'EUROPA
Ogni anno entra nel Maghreb - composto da Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia - un numero di immigrati oscillante fra 65.000 e 120.000. Alcune decine di migliaia cercano di raggiungere i paesi dell'Unione europea via mare: quasi l'80% di questi lo fa attraverso la via libica, solo il rimanente 20% sfruttando invece quella algerina o marocchina.
E' quanto riferisce un rapporto pubblicato all'inizio del mese di novembre dal Migration policy institute di Washington, think tank specializzato nello studio delle dinamiche dell'immigrazione. I migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, segnala la relazione, lasciano Senegal, Gambia, Sierra Leone, Liberia, Mali, Costa d'Avorio, Ghana, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Camerun, Sudan, Corno d'Africa.
Coloro che non riescono ad attraversare il Mediterraneo, e hanno la fortuna di tornare indietro sani e salvi, rimangono spesso nei paesi del Maghreb: poche decine di migliaia di immigrati vivono stabilmente in Marocco e Tunisia; Mauritania e Algeria hanno accolto almeno 100.000 immigrati ciascuno, mentre in Libia si calcola che viva oltre un milione di non-libici.
In Egitto l'immigrazione riguarda specialmente i sudanesi, che rappresentano la maggior parte dei 2,2-4 milioni di migranti sub-sahariani presenti nel paese.
Dopo la crisi delle enclave di Ceuta e Melilla, e quella delle Isole Canarie negli ultimi due anni, Spagna e Marocco hanno rafforzato la collaborazione per il pattugliamento del mare e il rimpatrio degli immigrati clandestini.
Ora dunque è la Libia il paese di maggiore transito verso l'Europa. Non è una sorpresa, in realtà. Già durante l'embargo imposto alla Libia dalla comunità internazionale, fra il '92 e il 2000, il paese ha incoraggiato l'immigrazione di lavoratori sub-sahariani in nome della 'solidarietà pan-africana', riposizionandosi come nazione africana delusa dal tradimento dei 'fratelli arabi'.
Gli scontri registrati nel 2000 fra lavoratori libici e immigrati africani hanno portato però a un rigetto dell'immigrazione: si calcola che fra il 2003 e il 2005 le autorità libiche abbiano deportato 145.000 immigrati irregolari.
Maltrattamenti e abusi delle forze di sicurezza non sembrano però scoraggiare il flusso di africani che vogliono raggiungere le coste europee attraverso la Libia: all'immigrazione sub-sahariana si è aggiunta di recente anche quella somala, eritrea e etiopica, oltre che egiziana. I nuovi flussi verso Tripoli provengono spesso dal Cairo, utilizzato come scalo per periodi variabili.
La meta per tutti è l'Italia, con qualche deviazione per Malta.
La risposta libica alle pressioni europee - e al sentimento anti-immigrazione della popolazione stessa - è stata la creazione di campi di detenzione per migranti irregolari, frutto anche di una collaborazione con l'Organizzazione internazionale per l'immigrazione (Iom).
Nel 2004, dopo un'intensa attività diplomatica da parte del governo italiano e la visita ufficiale del colonnello Muammar Gheddafi a Bruxelles, la Libia ha importato equipaggiamenti militari destinati alla lotta all'immigrazione clandestina e alla deportazione dei migranti nei paesi di origine - fra l'agosto 2003 e il dicembre 2004, quasi 6.000 persone sono state rimpatriate, secondo il Migration policy institute. Amnesty international ha recentemente denunciato i rischi cui va incontro l'Italia respingendo, senza preventive investigazioni, i migranti: il governo libico, infatti, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra del 1951. Inoltre, la Libia non ha ancora siglato nessun accordo con l'Unione europea: non rientra nel processo di Barcellona e dunque non è inclusa nelle strategie politiche di vicinato.
Ad oggi, le cifre aggiornate al 31 luglio 2007 indicano un aumento dei tentativi di attraversare il Mediterraneo per raggiungere la Sicilia dalla Libia: 10.400 migranti contro i 6.900 dello stesso periodo 2005. Ma Tripoli continua ad opporsi a controlli costieri ravvicinati, nonostante abbia già ricevuto sostegno tecnico e logistico dall'Italia.
Pesa ancora la vicenda delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese accusati di avere infettato con il virus dell'Hiv dei bambini libici. In carcere da sette anni, sono stati condannati a morte; un nuovo processo sta per concludersi il 19 dicembre con la sentenza definitva. L'Unione europea spera nella loro assoluzione. Nuove possibilità di cooperazione con la Libia potrebbero giungere dalla visita, prevista per il 6 e 7 dicembre a Bruxelles, di esperti libici di vari settori.
CIRCA 800 I MAROCCHINI DETENUTI PER AVER TENTATO DI PARTIRE PER ITALIA
Sono 800 i marocchini detenuti in Libia per aver tentato di emigrare clandestinamente verso l'Italia partendo dalle sponde libiche. Lo rivelano fonti marocchine citate dal giornale arabo 'al-Zaman'. Il dato è emerso dopo che decine di familiari di questi immigrati clandestini hanno chiesto alle autorità di Rabat di intervenire presso il governo libico per ottenere il loro rilascio. Secondo la fonte, questi clandestini si troverebbero in condizioni di detenzione molto dure e tra loro ci sarebbero 19 donne. La notizia è stata confermata anche dal ministero dell'Interno libico, secondo il quale i marocchini presenti nei centri di detenzione libici perché intenti ad emigrare clandestinamente verso l'Italia sono 763. Il 40% di loro ha meno di 40 anni. Nei giorni scorsi i rappresentanti del ministero della Giustizia hanno discusso di questo caso con alcuni diplomatici marocchini ai quali hanno annunciato che al momento sono 167 i loro connazionali sotto processo e tra loro ci sono 19 donne. L'immigrazione clandestina è stata inoltre il principale tema discusso ieri a Tripoli nel corso dell'incontro tra il colonnello Gheddafi, il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema e quello degli interni Giuliano Amato.
Al Summit di Tripoli, del resto, l'Italia ha creduto sin dall' inizio 'dandosi da fare - ha detto Amato - perche' si tenesse nella capitale libica e l'Ue si rendesse cosi' conto della posizione speciale che ha, rispetto all'emergenza immigrazione, un paese di transito di clandestini come la Libia'.
Accanto alle dichiarazioni di intenti, racchiuse nei dieci punti del documento finale firmato da Europa e Africa, l'Italia ha anche consolidato la sua collaborazione con la Libia: il pattugliamento misto, degli oltre 2 km di costa e l'addestramento dei piloti libici da parte di quelli italiani nell'uso delle motovedette, sono i risultati 'concreti' raggiunti nell'incontro bilaterale tra Amato e il suo omologo libico.
--- UE E AFRICA MUOVONO I PRIMI PASSI, APPUNTAMENTO ENTRO 3 ANNI: E' la piattaforma di cui parla il ministro, una sorta di vademecum per gestire l'immigrazione. Tra i punti principali, il rispetto degli accordi di riammissione dei clandestini nei paesi di origine e l'impegno a valutare la possibilita' di un fondo ad hoc euroafricano per l'immigrazione. Su questo ultimo punto la strada non sara' facile e lo dimostra il veto posto dal commissario Ue per gli aiuti umanitari e lo sviluppo Louis Michel, secondo il quale i soldi destinati allo sviluppo non devono essere toccati per nessuna ragione: di qui la necessita' di reperire fondi ex novo. Sempre nel capitolo finanziamenti si ribadisce l'impegno a perseguire gli 'obiettivi del millennio' definiti dalle Nazioni Unite: destinare lo 0,7% del pil agli aiuti pubblici e allo sviluppo (APS) entro il 2015 con uno step intermedio nel 2010 con lo 0,56%. Il documento punta anche a rafforzare il sistema dell'istruzione nei paesi dove e' stata piu' massiccia la fuga di cervelli per passare a programmi di sviluppo. Il lavoro congiunto delle Commissioni proseguira' e 'Tripoli 2' si terra' 'entro i prossimi tre anni'.
--- AL VIA PATTUGLIAMENTO MALTA-ITALIA CON COLLABORAZIONE LIBIA: Il ministro ne ha parlato con Gheddafi, che si e' detto d'accordo, e con il suo omologo libico per l'attuazione del progetto. Amato del resto ha definito il ministro dell' Interno libico un uomo 'molto concreto con il quale si e' parlato di cose concrete'. D'altronde, concrete sono le cifre: sui 20mila immigrati sbarcati dalle carrette del mare a Lampedusa dall'inizio dell'anno, 800mila sono marocchini giunti attraverso il deserto libico. Frontex, dunque, prima di tutto, ma anche problemi ancor piu' pratici, come la manutenzione delle motovedette fornite dall'Italia per il controllo delle coste.
'Gli uomini - ha detto Amato - non sono sufficientemente addestrati e le motovedette si sono rotte'. Per questo partira' un nuovo corso di formazione e, in una prima fase, saranno i piloti italiani ad arrivare in soccorso di quelli libici, formando equipaggi misti alla guida delle motovedette'.
LA STRADA DAL MAGHREB ALL'EUROPA
Ogni anno entra nel Maghreb - composto da Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia - un numero di immigrati oscillante fra 65.000 e 120.000. Alcune decine di migliaia cercano di raggiungere i paesi dell'Unione europea via mare: quasi l'80% di questi lo fa attraverso la via libica, solo il rimanente 20% sfruttando invece quella algerina o marocchina.
E' quanto riferisce un rapporto pubblicato all'inizio del mese di novembre dal Migration policy institute di Washington, think tank specializzato nello studio delle dinamiche dell'immigrazione. I migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, segnala la relazione, lasciano Senegal, Gambia, Sierra Leone, Liberia, Mali, Costa d'Avorio, Ghana, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Camerun, Sudan, Corno d'Africa.
Coloro che non riescono ad attraversare il Mediterraneo, e hanno la fortuna di tornare indietro sani e salvi, rimangono spesso nei paesi del Maghreb: poche decine di migliaia di immigrati vivono stabilmente in Marocco e Tunisia; Mauritania e Algeria hanno accolto almeno 100.000 immigrati ciascuno, mentre in Libia si calcola che viva oltre un milione di non-libici.
In Egitto l'immigrazione riguarda specialmente i sudanesi, che rappresentano la maggior parte dei 2,2-4 milioni di migranti sub-sahariani presenti nel paese.
Dopo la crisi delle enclave di Ceuta e Melilla, e quella delle Isole Canarie negli ultimi due anni, Spagna e Marocco hanno rafforzato la collaborazione per il pattugliamento del mare e il rimpatrio degli immigrati clandestini.
Ora dunque è la Libia il paese di maggiore transito verso l'Europa. Non è una sorpresa, in realtà. Già durante l'embargo imposto alla Libia dalla comunità internazionale, fra il '92 e il 2000, il paese ha incoraggiato l'immigrazione di lavoratori sub-sahariani in nome della 'solidarietà pan-africana', riposizionandosi come nazione africana delusa dal tradimento dei 'fratelli arabi'.
Gli scontri registrati nel 2000 fra lavoratori libici e immigrati africani hanno portato però a un rigetto dell'immigrazione: si calcola che fra il 2003 e il 2005 le autorità libiche abbiano deportato 145.000 immigrati irregolari.
Maltrattamenti e abusi delle forze di sicurezza non sembrano però scoraggiare il flusso di africani che vogliono raggiungere le coste europee attraverso la Libia: all'immigrazione sub-sahariana si è aggiunta di recente anche quella somala, eritrea e etiopica, oltre che egiziana. I nuovi flussi verso Tripoli provengono spesso dal Cairo, utilizzato come scalo per periodi variabili.
La meta per tutti è l'Italia, con qualche deviazione per Malta.
La risposta libica alle pressioni europee - e al sentimento anti-immigrazione della popolazione stessa - è stata la creazione di campi di detenzione per migranti irregolari, frutto anche di una collaborazione con l'Organizzazione internazionale per l'immigrazione (Iom).
Nel 2004, dopo un'intensa attività diplomatica da parte del governo italiano e la visita ufficiale del colonnello Muammar Gheddafi a Bruxelles, la Libia ha importato equipaggiamenti militari destinati alla lotta all'immigrazione clandestina e alla deportazione dei migranti nei paesi di origine - fra l'agosto 2003 e il dicembre 2004, quasi 6.000 persone sono state rimpatriate, secondo il Migration policy institute. Amnesty international ha recentemente denunciato i rischi cui va incontro l'Italia respingendo, senza preventive investigazioni, i migranti: il governo libico, infatti, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra del 1951. Inoltre, la Libia non ha ancora siglato nessun accordo con l'Unione europea: non rientra nel processo di Barcellona e dunque non è inclusa nelle strategie politiche di vicinato.
Ad oggi, le cifre aggiornate al 31 luglio 2007 indicano un aumento dei tentativi di attraversare il Mediterraneo per raggiungere la Sicilia dalla Libia: 10.400 migranti contro i 6.900 dello stesso periodo 2005. Ma Tripoli continua ad opporsi a controlli costieri ravvicinati, nonostante abbia già ricevuto sostegno tecnico e logistico dall'Italia.
Pesa ancora la vicenda delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese accusati di avere infettato con il virus dell'Hiv dei bambini libici. In carcere da sette anni, sono stati condannati a morte; un nuovo processo sta per concludersi il 19 dicembre con la sentenza definitva. L'Unione europea spera nella loro assoluzione. Nuove possibilità di cooperazione con la Libia potrebbero giungere dalla visita, prevista per il 6 e 7 dicembre a Bruxelles, di esperti libici di vari settori.
CIRCA 800 I MAROCCHINI DETENUTI PER AVER TENTATO DI PARTIRE PER ITALIA
Sono 800 i marocchini detenuti in Libia per aver tentato di emigrare clandestinamente verso l'Italia partendo dalle sponde libiche. Lo rivelano fonti marocchine citate dal giornale arabo 'al-Zaman'. Il dato è emerso dopo che decine di familiari di questi immigrati clandestini hanno chiesto alle autorità di Rabat di intervenire presso il governo libico per ottenere il loro rilascio. Secondo la fonte, questi clandestini si troverebbero in condizioni di detenzione molto dure e tra loro ci sarebbero 19 donne. La notizia è stata confermata anche dal ministero dell'Interno libico, secondo il quale i marocchini presenti nei centri di detenzione libici perché intenti ad emigrare clandestinamente verso l'Italia sono 763. Il 40% di loro ha meno di 40 anni. Nei giorni scorsi i rappresentanti del ministero della Giustizia hanno discusso di questo caso con alcuni diplomatici marocchini ai quali hanno annunciato che al momento sono 167 i loro connazionali sotto processo e tra loro ci sono 19 donne. L'immigrazione clandestina è stata inoltre il principale tema discusso ieri a Tripoli nel corso dell'incontro tra il colonnello Gheddafi, il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema e quello degli interni Giuliano Amato.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti