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 FILIPPINE - FILIPPINE - Lotta al narcotraffico. Denuncia di Human Rights Watch: la violenza del governo
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23 novembre 2017 9:45
 
La Ong internazionale Human Rights Watch (Hrw) ha messo in guardia i cittadini delle Filippine e la comunita' internazionale da "nuovi spargimenti di sangue", in risposta al discorso pubblico con cui il presidente Filippine ha annunciato la ripresa della guerra intrapresa dal suo governo contro il narcotraffico. Durante una visita al Comando nazionale per le operazioni speciali dell'Esercito, Duterte ha dichiarato che l'Agenzia antidroga (Pdea) potrebbe non essere in grado di condurre autonomamente la campagna contro il narcotraffico, e per questa ragione Manila potrebbe essere costretta a riaffidare le operazioni alla Polizia nazionale. "Per il momento, la Pdea e' la sola agenzia competente. Che mi piaccia o no, dovro' restituire la competenza alla Polizia, perche' sara' certamente necessario un incremento dell'attivita'", ha detto il presidente Filippine.
Human Rights Watch (Hrw) ha replicato chiedendo alle Nazioni Unite di intraprendere una indagine internazionale a carico del governo di Manila sulle uccisioni stragiudiziali. Senza una indagine indipendente, sostiene Hrw, "il numero delle vittime private di giustizia a accountability continuera' probabilmente a crescere". Piu' di 3.900 Filippini hanno perso la vita nell'ambito della campagna contro il narcotraffico lanciata 16 mesi fa dal governo di Rodrigo Duterte. Alcuni media locali sostengono che le vittime siano 12 mila, a causa dello spadroneggiare di gruppi di vigilanti pro-governativi privi di qualunque mandato.
Lo scorso ottobre Duterte ha annunciato ai Filippini l'intenzione di "dichiarare un governo rivoluzionario sino alla scadenza del mio mandato", per consentirgli di arrestare oppositori e gruppi armati che dovessero tentare di destabilizzare il suo governo. L'attivismo di Duterte segue la pubblicazione, alla fine del mese di settembre, di sondaggi di opinione che fotografano un calo del suo consenso ai minimi dalla sua elezione, nel giugno 2016. "Da questo momento sono pronto a rinunciare alle relazioni diplomatiche con tutti i paesi europei", ha tuonato il presidente Filippino, aggiungendo che il paese potrebbe decidere di rinunciare a tutte le importazioni dal Vecchio continente, optando per alternative prodotte altrove. 
Il mese scorso il presidente Filippino ha minacciato di cacciare dal paese gli ambasciatori di Unione europea e Nazioni Unite, se continueranno a "interferire" nella guerra contro la droga lanciata dal capo dello Stato. La Polizia delle Filippine ha sospeso nelle scorse settimane la sanguinosa campagna contro il narcotraffico costata la vita a migliaia di persone - perlopiu' sospetti in condizioni di poverta' o indigenza - in risposta alla crescente opposizione dell'opinione pubblica, che era parsa intaccare il consenso del presidente, oggi nuovamente in ascesa. Proprio Duterte ha annunciato alla fine di ottobre di aver revocato la responsabilita' delle operazioni contro il narcotraffico alla Polizia nazionale Filippina, forte di 170 mila effettivi, e di aver attribuito la responsabilita' esclusiva della campagna all'Agenzia antidroga (Pdea). "Ogni funzionario ha l'ordine di adeguarsi alle direttive presidenziali", ha dichiarato il viceportavoce della Polizia Filippina, Chai Madrid.
(agenzia stampa Nova)
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