Giovedì 4 giugno 2026
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Lotta al narcotraffico. Presidente Duterte invita a non collaborare nelle indagini internazionali

ASIA - FILIPPINE
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Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha ordinato alla Polizia e alle Forze armate del suo Paese di non collaborare con alcuna indagine internazionale in merito alla sanguinosa guerra al narcotraffico intrapresa dal suo governo. "Quando si tratta di diritti umani, o di qualunque altra questione si tratti, il mio ordine e' questo: non rispondete. Non dategli retta", ha detto ieri Duterte durante un discorso di fronte a unita' d'eccellenza della Polizia nazionale nella sua citta' natale, Davao. Rivolgendosi ai parsi e alle organizzazioni internazionali che chiedono con sempre piu' insistenza indagini a carico del suo governo, Duterte ha dichiarato: "Chi siete, voi, per interferire nel modo che ho di gestire il mio Paese? Sapete benissimo che questo Paese e' divorato dalla droga".
Il portavoce di Duterte, Harry Roque, ha dichiarato martedi' 27 febbraio che Manila e' disponibile a consentire una indagine delle Nazioni Unite sui presunti abusi dei diritti umani commessi nell'ambito della sanguinosa guerra al narcotraffico intrapresa dal presidente, ma non se tale indagine verra' affidata all'attuale relatore speciale sulle uccisioni extragiudiziali, Agnes Callamard. Il portavoce ha risposto cosi' alla richiesta di oltre 30 governi, per lo piu' occidentali, di consentire alla relatrice Onu una indagine sulle migliaia di uccisioni avvenute nei 19 mesi della brutale campagna di sicurezza lanciata dal governo filippino. Il funzionario filippino ha dichiarato che Manila accettera' una indagine, a patto che l'Onu invii nel Paese un relatore "credibile, obiettivo e imparziale", che sia anche "una autorita' nei campi in cui e' chiamato a investigare".
Callamard, ha affermato il portavoce del presidente filippino, non corrisponde a questo profilo: "E' colpa sua se il dipartimento di Stato non la vuole nel Paese". Roque ha aggiunto che il governo filippino ha in mente il nome di una figura alternativa, ma per ora non intende renderne nota l'identita' pubblicamente. Nei mesi scorsi Duterte aveva detto di esse disponibile ad autorizzare una indagine da parte di Callamard, a patto che quest'ultima accettasse di confrontarsi con lui in un dibattito pubblico. Il segretario degli Esteri filippino, Alan Peter Cayetano, ha dichiarato ieri di fronte al Consiglio per i diritti umani dell'Onu, a Ginevra, che la relatrice e' "come Alice nel Paese delle meraviglie". "Tutto cio' che chiediamo e' equita'. Ci sono 7,5 miliardi di persone nel mondo (tra cui scegliere)", ha detto il segretario.
La Corte penale internazionale (International Criminal Court, Icc) ha informato le autorita' delle Filippine di aver intrapreso l'analisi preliminare di accuse di crimini contro l'umanita' mosse al presidente Rodrigo Duterte, per la sanguinosa campagna contro il narcotraffico lanciata dal suo governo. Lo ha annunciato la scorsa settimana il portavoce del presidente filippino, Harry Roque. L'indagine intrapresa dall'Icc, che ipotizza la complicita' di Duterte nell'uccisione extra-giudiziale di migliaia di filippini, "e' uno spreco del tempo e delle risorse della Corte", ha dichiarato il portavoce. Stando a Roque, il presidente filippino e' piu' che disponibile a farsi sottoporre a giudizio. "E' stanco di essere costantemente bersaglio di accuse", ha detto il portavoce. "Vuole presentarsi in tribunale e rispondere faccia a faccia al procuratore".
Il sito web della Corte penale internazionale ha confermato l'avvio del procedimento a carico di Duterte tramite una nota, ma non ha fornito ulteriori commenti in merito o alla reazione del governo filippino. Circa 4 mila filippini avrebbero perso la vita in un anno e mezzo nell'ambito della durissima campagna contro il narcotraffico intrapresa dal presidente delle Filippine. Nei mesi scorsi Duterte ha sfidato apertamente l'Icc in piu' occasioni, perché lo processi e dicendosi pronto a "marcire in prigione" per salvare i filippini dal crimine e dal traffico di droga.
Alle accuse rivoltegli da diversi gruppi per i diritti umani il presidente ha replicato con epiteti come "fandonie", "ipocrisie" e "inutilita'"; Duterte ha anche minacciato di ritirare l'adesione del proprio Paese all'Icc, e ha dichiarato che i giudici europei sono "marci" e "stupidi". La Polizia afferma che la maggior parte delle uccisioni sono avvenute nel corso di regolari operazioni di sicurezza e in risposta alla resistenza violenta all'arresto. Gli oppositori del presidente e diverse Ong lo accusano di incitare all'omicidio e di ignorare la fabbricazione di prove da parte delle autorita' e le esecuzioni sommarie da parte di gruppi armati di sostenitori del governo. Un legale filippino ha depositato presso l'Icc una denuncia a carico di Duterte e di 11 altri funzionari nell'aprile dello scorso anno.
Alla fine dello scorso anno la Ong internazionale Human Rights Watch (Hrw) ha messo in guardia i cittadini delle Filippine e la comunita' internazionale da "nuovi spargimenti di sangue", in risposta al discorso pubblico con cui il presidente Filippino ha annunciato la ripresa della guerra intrapresa dal suo governo contro il narcotraffico. Durante una visita al Comando nazionale per le operazioni speciali dell'Esercito, Duterte ha dichiarato che l'Agenzia antidroga (Pdea) potrebbe non essere in grado di condurre autonomamente la campagna contro il narcotraffico, e per questa ragione Manila potrebbe essere costretta a riaffidare le operazioni alla Polizia nazionale. "Per il momento, la Pdea e' la sola agenzia competente. Che mi piaccia o no, dovro' restituire la competenza alla Polizia, perche' sara' certamente necessario un incremento dell'attivita'", ha detto il presidente filippino.
Human Rights Watch (Hrw) ha replicato chiedendo alle Nazioni Unite di intraprendere una indagine internazionale a carico del governo di Manila sulle uccisioni stragiudiziali. Senza una indagine indipendente, sostiene Hrw, "il numero delle vittime private di giustizia a accountability continuera' probabilmente a crescere". Piu' di 4mila filippini hanno perso la vita nell'ambito della campagna contro il narcotraffico lanciata 16 mesi fa dal governo di Rodrigo Duterte. Alcuni media locali sostengono che le vittime siano 12 mila, a causa dello spadroneggiare di gruppi di vigilanti pro-governativi privi di qualunque mandato.
(agenzia Nova)
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