Venerdì 5 giugno 2026
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 Lotta alla droga. Cattolici versus politiche presidente Duterte

ASIA - FILIPPINE
Notizia ·
Circa un migliaio di fedeli cattolici hanno marciato lungo le vie di Manila nella giornata di sabato 24 febbraio per protestare contro la sanguinosa guerra al narcotraffico intrapresa dal governo del presidente Rodrigo Duterte e i suoi piani per reistituire nel paese la pena di morte. La manifestazione si e' tenuta all'indomani di una serie di proteste universitarie contro Duterte a Manila e in altre universita' provinciali, nel 32mo anniversario del "People Power", la rivoluzione che porto' alla fine della dittatura di Ferdinand Marcos e al suo esilio. Durante la marcia di ieri i fedeli cattolici hanno intonato rosari e canti, e il cardinale delle Filippine ha letto sermoni contro le politiche governative definite "non in favore della vita". Tra i manifestanti, striscioni e cartelli con slogan contro le uccisioni extra-giudiziali che hanno segnato a migliaia la dura campagna governativa contro il crimine organizzato nel paese, ma anche contro i disegni di legge allo studio del parlamento che riprenderebbero la pena di morte e introdurrebbero il divorzio.
La maggior parte dei 105 milioni di filippini sono cattolici. Nonostante il vasto consenso di cui la campagna contro i narcotraffico gode nell'opinione pubblica filippina, alcuni settori della Chiesa hanno manifestato con voce crescente le violenze e le uccisioni, arrivando ad offrire asilo ai tossicodipendenti per sottrarli alle forze governative e ai gruppi violenti cui sono imputate molte delle uccisioni extra-giudiziali.
La Corte penale internazionale (International Criminal Court, Icc) ha informato le autorita' delle Filippine di aver intrapreso l'analisi preliminare di accuse di crimini contro l'umanita' mosse al presidente Rodrigo Duterte, per la sanguinosa campagna contro il narcotraffico lanciata dal suo governo. Lo ha annunciato la scorsa settimana il portavoce del presidente filippino, Harry Roque. L'indagine intrapresa dall'Icc, che ipotizza la complicita' di Duterte nell'uccisione extra-giudiziale di migliaia di filippini, "e' uno spreco del tempo e delle risorse della Corte", ha dichiarato il portavoce. Stando a Roque, il presidente filippino e' piu' che disponibile a farsi sottoporre a giudizio. "E' stando di essere costantemente bersaglio di accuse", ha detto il portavoce. "Vuole presentarsi in tribunale e rispondere faccia a faccia al procuratore". Il sito web della Corte penale internazionale ha confermato l'avvio del procedimento a carico di Duterte tramite una nota, ma non ha fornito ulteriori commenti in merito alla questione o alla reazione del governo filippino.
Circa 4 mila filippini avrebbero perso la vita in un anno e mezzo nell'ambito della durissima campagna contro il narcotraffico intrapresa dal presidente delle Filippine. Nei mesi scorsi Duterte ha sfidato apertamente l'Icc in piu' occasioni, sfidandola a processarlo e dicendosi pronto a "marcire in prigione" per salvare i filippini dal crimine e dal traffico di droga.
Alle accuse rivoltegli da diversi gruppi per i diritti umani il presidente ha replicato con epiteti come "fandonie", "ipocrisie" e "inutilita'"; Duterte ha anche minacciato di ritirare l'adesione del proprio paese all'Icc, e ha dichiarato che i giudici europei sono "marci" e "stupidi". La Polizia afferma che la maggior parte delle uccisioni siano avvenute nel corso di regolari operazioni di sicurezza e in risposta alla resistenza violenta all'arresto. Gli oppositori del presidente e diverse Ong lo accusano di incitare all'omicidio e di ignorare la fabbricazione di prove da parte delle autorita' e le esecuzioni sommarie da parte di gruppi armati di sostenitori del governo. Un legale filippino ha depositato presso l'Icc una denuncia a carico di Duterte e di 11 altri funzionari nell'aprile dello scorso anno.
Alla fine dello scorso anno la Ong internazionale Human Rights Watch (Hrw) ha messo in guardia i cittadini delle Filippine e la comunita' internazionale da "nuovi spargimenti di sangue", in risposta al discorso pubblico con cui il presidente Filippino ha annunciato la ripresa della guerra intrapresa dal suo governo contro il narcotraffico. Durante una visita al Comando nazionale per le operazioni speciali dell'Esercito, Duterte ha dichiarato che l'Agenzia antidroga (Pdea) potrebbe non essere in grado di condurre autonomamente la campagna contro il narcotraffico, e per questa ragione Manila potrebbe essere costretta a riaffidare le operazioni alla Polizia nazionale. "Per il momento, la Pdea e' la sola agenzia competente. Che mi piaccia o no, dovro' restituire la competenza alla Polizia, perche' sara' certamente necessario un incremento dell'attivita'".
Human Rights Watch (Hrw) ha replicato chiedendo alle Nazioni Unite di intraprendere una indagine internazionale a carico del governo di Manila sulle uccisioni stragiudiziali. Senza una indagine indipendente, sostiene Hrw, "il numero delle vittime private di giustizia a accountability continuera' probabilmente a crescere".
Piu' di 3.900 filippini hanno perso la vita nell'ambito della campagna contro il narcotraffico lanciata 16 mesi fa dal governo di Rodrigo Duterte. Alcuni media locali sostengono che le vittime siano 12 mila, a causa dello spadroneggiare di gruppi di vigilanti pro-governativi privi di qualunque mandato.
Lo scorso ottobre Duterte ha annunciato ai filippini l'intenzione di "dichiarare un governo rivoluzionario sino alla scadenza del mio mandato", per consentirgli di arrestare oppositori e gruppi armati che dovessero tentare di destabilizzare il suo governo. L'attivismo di Duterte segue la pubblicazione, alla fine del mese di settembre, di sondaggi di opinione che fotografano un calo del suo consenso ai minimi dalla sua elezione, nel giugno 2016. "Da questo momento sono pronto a rinunciare alle relazioni diplomatiche con tutti i paesi europei", ha tuonato il presidente filippino, aggiungendo che il paese potrebbe decidere di rinunciare a tutte le importazioni dal Vecchio continente, optando per alternative prodotte altrove.
(agenzia Nova)
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