Lotta alla droga. Elogio Usa del metodo colombiano
Responsabilita' condivisa per il contrasto al narcotraffico. L'approccio statunitense trova sponde in Colombia, Paese considerato dal segretario alla Difesa Leon Panetta "un esempio" per tutta la regione. Mentre prosegue il tour del capo del Pentagono in America latina, analisti ed esperti riaprono il dibattito sulle strategie di lotta al traffico di droga, tra i principali dossier al centro dei lavori del vertice delle Americhe di Cartagena. Panetta, che ha iniziato la sua missione proprio a Bogota' per poi volare in Brasile e in Cile, ha sottolineato i progressi compiuti dalla Colombia, da sempre alle prese con la violenza dei cartelli e della criminalita' organizzata transnazionale. "L'alleanza che abbiamo con la Colombia e' un esempio che speriamo possa svilupparsi in altri Paesi", ha sottolineato il segretario alla Difesa Usa, Panetta, con riferimento alla cooperazione tra i due Paesi in materia di contrasto alla criminalita', ma anche al sostegno che la stessa Colombia, sotto la guida di Washington, ha gia' dato al Messico e ad altri Paesi del Centroamerica in materia di addestramento delle forze di polizia. Ma dietro le parole di Panetta c'e' soprattutto il tentativo dell'amministrazione americana di venire a patti con la richiesta crescente dei Paesi della regione di individuare alternative alle politiche di contrasto al narcotraffico e alla criminalita' organizzata.
Secondo il messicano Jorge Hernandez Tinajero, presidente del Collettivo per una politica integrale contro le droghe, intervenuto ad un forum organizzato a Citta' del Messico, Washington ha aperto a nuove strategie per rispondere "all'evidente malessere della regione dovuto alle politiche adottate negli ultimi 40 anni".
Per Tinajero, si legge sul quotidiano El Nuevo Herald, "esiste una vera preoccupazione da parte dei Paesi centroamericani e del Messico nel vedere come si deteriora la vita democratica, cosi' come le condizioni di sviluppo sociale e le opportunita' economiche, quando un Paese e' costretto ad una guerra che impossibile da vincere in questi termini". Capofila di questo gruppo di Paesi e' il Guatemala di Otto Perez Molina, che ha rilanciato il dibattito sulla depenalizzazione delle droghe come alternativa alla sola repressione. Un punto di vista che e' stato fatto proprio anche da altre nazioni, come l'Ecuador di Rafael Correa, che ha definito "valida" la posizione del collega Perez. "Il problema del narcotraffico - interviene il cileno Francisco Cumsille, direttore dell'Osservatorio interamericano sulle droghe dell'Osa - e' legato all'idea di responsabilita' condivisa, come e' stato detto al vertice delle Americhe.
C'e' tempo per analizzare le diverse possibilita' e alternative".
Secondo il messicano Jorge Hernandez Tinajero, presidente del Collettivo per una politica integrale contro le droghe, intervenuto ad un forum organizzato a Citta' del Messico, Washington ha aperto a nuove strategie per rispondere "all'evidente malessere della regione dovuto alle politiche adottate negli ultimi 40 anni".
Per Tinajero, si legge sul quotidiano El Nuevo Herald, "esiste una vera preoccupazione da parte dei Paesi centroamericani e del Messico nel vedere come si deteriora la vita democratica, cosi' come le condizioni di sviluppo sociale e le opportunita' economiche, quando un Paese e' costretto ad una guerra che impossibile da vincere in questi termini". Capofila di questo gruppo di Paesi e' il Guatemala di Otto Perez Molina, che ha rilanciato il dibattito sulla depenalizzazione delle droghe come alternativa alla sola repressione. Un punto di vista che e' stato fatto proprio anche da altre nazioni, come l'Ecuador di Rafael Correa, che ha definito "valida" la posizione del collega Perez. "Il problema del narcotraffico - interviene il cileno Francisco Cumsille, direttore dell'Osservatorio interamericano sulle droghe dell'Osa - e' legato all'idea di responsabilita' condivisa, come e' stato detto al vertice delle Americhe.
C'e' tempo per analizzare le diverse possibilita' e alternative".
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