Madre aiuta figlia a morire: niente carcere
Il dibattito sull'eutanasia sbarca anche nel gigante asiatico: un tribunale di Pechino ha concesso la liberta' a una madre che, disperata, ha provocato la morte della figlia ventenne con un ritardo mentale dato da una paralisi cerebrale. E la vicenda ha scatenato un dibattito senza precedenti nel Paese. Li Daohong era stata condannata a tre anni di prigione per l'uccisione della figlia; ma la condanna e' stata sospesa per tutto il prossimo lustro e la donna riuscira' a evitare il carcere se in questo periodo non si macchiera' di altri delitti. Li e' una povera contadina emigrata dalla provincia di Jiangsu (Cina orientale). A Pechino la donna ha portato la figlia, Xiao Fei, in un albergo, le ha fatto ingerire piu' di 200 pastiglie di sonnifero e, quando la ragazza si e' addormentata, l'ha soffocata con asciugamani e trapunta. Al processo svoltosi la scorsa settimana, l'accusata ha raccontato l'immane fatica di curare per vent'anni la ragazza, le spese sostenute da lei e dal marito -che lavora come custode di biciclette- e il dolore di vedere una figlia, "che da sola non riusciva ad andare neanche in bagno" e bisognosa di cure costanti. Secondo l'agenzia Xinhua, nel processo la donna ha fatto un drammatico resoconto delle sue pene, ma anche dell'incerto futuro che si prospettava alla ragazza, quando lei sarebbe invecchiata (in Cina la cura degli invalidi e dei malati cronici ricade quasi sempre sulle famiglie). La donna, che non era in grado di pagarsi un avvocato, ha potuto contare sui vicini di casa, che hanno inviato una lettera al tribunale chiedendo "pieta'" per l'accusata. Il tribunale Popolare di Haidian (nella parte nord-occidentale della capitale cinese) si e' detto convinto che Li "ha speso un'enorme quantita' di energia e denaro per la vittima, il che ha comportato un carico psicologico insopportabile per lei". Il caso ha sollevato un acceso dibattito nei fori su internet a proposito non solo dell'eutanasia ma anche delle insufficienze del sistema sanitario cinese.
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