Lunedì 8 giugno 2026
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Malumori fra cattolici per posizioni Vaticano contro la contraccezione

MONDO
Notizia ·
Con un'inserzione a pagamento sul 'Corriere della Sera', il cartello di associazioni cattoliche critiche Catholics for choice chiede al Papa di approfittare del quarantesimo anniversario dell'enciclica Humanae vitae, che cade oggi, per "avviare un processo di riforma, restando fedele agli aspetti positivi della dottrina cattolica sulla sessualità e abrogando la proibizione sulla contraccezione onde consentire ai cattolici di pianificare la propria vita familiare in modo sicuro e in buona coscienza". 
"Quando Papa Paolo VI, nel 1968, consolidó la proibizione della contraccezione da parte delle gerarchie cattoliche, ignoró il parere di un gruppo di esperti scelti da lui stesso", ricordano i firmatari, tra i quali la sezione italiana dell'associazione Noi siamo chiesa. "La Humanae Vitae - si sottolinea - continua a essere fonte di grandi conflitti e divisioni all'interno della Chiesa. Cattolici e non cattolici continuano a subire le conseguenze di questa devastante politica delle gerarchie cattoliche". 
Per Catholics for choice (Cattolici per la scelta), piú specificamente, "gli effetti di questa proibizione sono stati particolarmente disastrosi nel sud del mondo, ove le gerarchie cattoliche esercitano una considerevole influenza sulle politiche di pianificazione familiare di numerose nazioni, ostacolando la messa in atto di buone politiche di sanità pubblica sulla pianificazione familiare e la prevenzione dell'infezione da HIV". Nella lettera aperta, peraltro, si afferma che è "incontestabile che la Humanae Vitae ha mancato completamente l'obiettivo di convincere i cattolici a rinunciare ai moderni metodi contraccettivi".    

Anche i cattolici francesi si sentono lontani dalle direttive della Chiesa in materia di procreazione e matrimonio. Lo rivela un'inchiesta del quotidiano cattolico 'La Croix'. Un atteggiamento che 'e' fuori dalla realta' delle coppie di oggi'. Almeno stando a quello che dice Marie-Solange Justin, membro permanente di Fondacio, comunita' evangelica che - tra le sue varie attivita' - fornisce sostegno e consulenza alle coppie. Un'opinione ancora piu' dura e' quella di Benedicte Maufrais, militante cattolica e volontaria del Cler, un'associazione che svolge un'azione simile a quella di Fondacio. 'Questo testo ingenera un senso di colpa terribile - sostiene - e il senso di colpa non produce mai niente di buono'. Anzi, ottiene l'effetto opposto a quello sperato, come dimostrano anche le cifre raccolte da Alain Napoleoni, un collega della Maufrais. Il quale ha condotto un'inchiesta limitata, ma significativa sulle tecniche di contraccezione scelte da 73 cattolici praticanti e impegnati in parrocchia o in altri movimenti della Chiesa. 'Il 54% delle donne - afferma Napoleoni - ricorre esclusivamente a metodi non naturali, il 13% combina il preservativo con l'osservazione del ciclo mestruale, mentre il 33% si affida solo a quest'ultima'. E continua: 'L'approccio piu' diffuso e' quello di chi accetta le indicazioni papali a grandi linee, ma in nome della libera coscienza crede che l'ultima parola spetti solo alla coppia'. In poche parole: una lettura dell'enciclica a piu' livelli. La stessa che pratica il diacono e delegato alla pastorale familiare per la diocesi di Clermont, Michel Chabanel. Che della lettera di Paolo VI sottolinea soprattutto l'aspetto della 'paternita' responsabile' e del 'rispetto della donna'. Ma per molti fedeli non e' abbastanza. 'Sono le stesse fondamenta del testo che bisogna rivedere', dice Claude Heraud, ex amministratore dell'associazione nazionale dei consiglieri coniugali e familiari (Anccef). Spiegando che 'parlare di rispetto della donna basandosi esclusivamente sul rispetto del suo ciclo significa nascondersi dietro un dito'. Al 'rispetto dei ritmi della natura - aggiunge - bisogna sostituire il concetto del rispetto dell'altro e della vita umana'. Heraud si spinge ancora piu' in la', facendo notare che 'nell'Humanae vitae non si parla mai del piacere femminile'. Anzi, non si parla di piacere tout court: 'Il testo non nomina mai l'importanza della comunione sessuale e della soddisfazione fisica'. Il che - secondo lui e tanti altri cattolici praticanti - e' abbastanza per chiedere 'come minimo una revisione dell'enciclica'.
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