Mercoledì 10 giugno 2026
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Mangiare insaccati fa vivere di meno. Macrostudio

U.E.
Notizia ·
Un macrostudio su 448.568 persone (uomini e donne) senza precedenti di infarto, cancro o ictus, ha permesso di meglio comprendere la nostra alimentazione carnivora: limitare il consumo di insaccati a 20 grammi al giorno riduce la mortalita' del 3,3%. Che detto al contrario significa: chi eccede nel consumo di questi prodotti corre il rischio di morire prima.
Il lavoro ha visto la partecipazione di 23 centri in 10 Paesi europei (Francia, Italia, Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Grecia, Germania, Svezia, Norvegia e Danimarca) in un periodo di 10 anni. In linea generale sono state individuate tre variabili; consumo di carne rossa, di carne insaccata e di carne bianca. Ed e' stato stabilita una relazione tra dieta e mortalita'. Il lavoro e' stato pubblicato sulla rivista digitale Biomedcentral.com
La parte piu' difficile delle studio e' stata la selezione dei dati. Tradizionalmente, per esempio, il consumo di carne e' associato con una maggiore mortalita'. Ma gli autori dello studio sostengono che la questione e' piu' ampia, perche' spesso vengono comparati gruppi di persone carnivore con vegetariani, introducendo una distorsione dei dati. Normalmente i vegetariani hanno una vita piu' sana: bevono meno, fumano meno, fanno piu' esercizi fisici e sono piu' magri. Sostanzialmente vivono di piu', ma questo non puo' essere collegato esclusivamente alla loro dieta. Al contrario, chi mangia carne rossa tende a bere di piu', a fumare di piu', mangiare meno verdura e frutta e fanno meno esercizi fisici. Una serie di elementi che non possono, di conseguenza, far dare la colpa solo alla carne.
Per questo il lavoro e' diviso in due parti. Una per la ricerca dei dati sul grande numero di volontari. L'altra, piu' complicata, e' quella di analizzare questi dati per verificare esattamente cio' che influisce sui risultati. Motivo per cui sono state fatte interviste approfondite ai volontari, sottomettendo gli stessi a questionari periodici si' da avere dati elaborati per valutarne i risultati per ogni grammo di carne.
Alla fine il risultato e' che le persone che mangiano pi' varne bianca e i vegetariano hanno un tasso di mortalita' uguale. Che aumenta leggermente in chi mangia carne rossa, ma con una differenza poco significativa. Rimane il problema di chi mangia insaccati, da cui il limite dei 20 grammi giornalieri.

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Ci giunge in proposito una nota di ASSICA - Associazioni Industriali delle carni e dei salumi (aderente a Confindustria) che pubblichiamo di seguito:
Milanofiori, 7 marzo 2013 - In riferimento allo studio pubblicato sulla rivista scientifica BMC Medicine “Meat consumption and mortality – results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition” che rileva una moderata correlazione tra un elevato consumo di carni trasformate (più di 160 grammi al giorno) e il rischio di morte precoce, ASSICA, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi ritiene di specificare che:
- Il limite di 160 grammi di carni trasformate al giorno (ogni giorno) sopra il quale i ricercatori avrebbero individuato un limitato rischio potenziale, è pari a più di quattro volte il consumo medio in Italia.
- Questo limite sarebbe infatti superato da un consumatore che mangiasse ogni singolo giorno della sua vita più di un etto e mezzo di salumi. Una quantità non compatibile con le nostre abitudini alimentari. Secondo gli stessi dati monitorati nell’ambito del medesimo gruppo di ricerca, infatti, gli italiani mangiano in media tra 12,5 e 38 grammi di carni trasformate al giorno (1). L’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione rileva una media di 30,7 grammi. l’Italia è, dopo la Grecia, il paese dove si consuma il minor quantitativo di carni trasformate (meno della metà rispetto alla Germania e oltre un terzo in meno rispetto a Danimarca, Svezia o Spagna) (2).
- Questo nuovo studio, quindi, conferma che il fattore di rischio principale è determinato da uno stile di vita scorretto (dieta squilibrata, poca attività fisica, fumo, ecc.). I consumatori possono quindi continuare ad acquistare e consumare i salumi italiani, come sempre hanno fatto, all’interno di una dieta varia ed equilibrata.
L’industria alimentare e i produttori di salumi italiani hanno a cuore la qualità e la salubrità dei loro prodotti. Oggi la salumeria italiana è il risultato di un mix unico al mondo di tradizione plurisecolare e di costante ricerca avanzata, che, ad esempio, ha permesso di diminuire il quantitativo di sale in una percentuale che va dal 4% circa fino a oltre il 45% a seconda del prodotto, ridurre la quantità dei grassi fino a quasi il 40% e migliorarne la qualità, ottenere prodotti sicuri sotto tutti i profili igienico-sanitari. Tutto ciò dimostrato analiticamente dai valori nutrizionali dei Salumi Italiani emersi dalle analisi presentate da INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, oggi CRA) e SSICA (Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari) nel 2011.

1)  Pala V, Sieri S, Palli D, et al. Diet in the Italian EPIC cohorts: presentation of data and methodological issues. Tumori 2003;89:594–607.
2) Linseisen, E. Kesse, et al. Meat consumption in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC) cohorts: results from 24-hour dietary recalls. Public Health Nutr Dec 5 2002 (6B):1243-1258.

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