Mantovano: accordo con Libia non produrra' miracoli
'Non c'e' una formula magica per chiudere le rotte dell'immigrazione dalla sera alla mattina.
Soprattutto con un Paese, la Libia, con il quale i rapporti sono complessi e hanno bisogno di essere ripresi piu' volte nonostante gli accordi. L'accordo e' una cosa seria ma va realizzato e ne va verificata la realizzazione, senza promettere miracoli' Lo ha detto il sottosegretario all' Interno Alfredo Mantovano, parlando a Radio 24, che con le sue parole sembra smentire l'ottimismo con cui il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha sempre presentato l'accordo con il dittatore libico.
'Quando iniziammo l'altra esperienza del governo nel 2001 i fronti piu' caldi erano l'Albania e le rotte tra da Asia e Africa che passavano dal canale di Suez. C'e' voluto poco piu' di un anno per bloccare queste rotte. Chi oggi e' impaziente sappia che non e' una questione semplice da risolvere'.
Sull'accordo con la Libia il sottosegretario ha aggiunto che 'le motovedette italiane sono gia' pronte a partire e dai primi di maggio saranno prese in consegna dalle autorita' libiche. Su ciascuna delle motovedette ci saranno nostre unita' con funzione di osservazione e la loro presenza avra' funzione di dissuasione'. 'Ovviamente avverra' tutto in acque territoriali libiche - ha aggiunto Mantovano -e quindi non ci sara' una nostra intromissione dal punto di vista degli ordini operativi.
Pero' c'e' chi ha dato e chi ha ricevuto, quindi ci sono degli obblighi da rispettare'.
Sulla presunta scomparsa di altri due barconi al largo della Libia nei giorni scorsi, Mantovano ha detto:'e' certo che tutte le unita' italiane disponibili hanno svolto un soccorso ben oltre le acque territoriali. Di fronte alla necessita' di salvare vite umane non ci si tira indietro, questo problema pero' non puo' gravare solo sull'Italia, da parte dell'Europa e' necessario qualcosa di piu''.
ulla presunta scomparsa di altri due barconi al largo della Libia nei giorni scorsi, Mantovano ha detto che 'stiamo continuando a chiedere notizie ma siamo ancora nella nebbia e i dati sono da identificare. Pero' e' certo che tutte le unita' italiane disponibili hanno svolto un soccorso ben oltre le acque territoriali. Di fronte alla necessita' di salvare vite umane non ci si tira indietro, questo problema pero' non puo' gravare solo sull'Italia, da parte dell'Europa e' necessario qualcosa di piu'. L'Unione europea, se ha 100 risorse per questo problema, non le dovrebbe dividere in parti uguali tra 27 Paesi, ma in modo ponderato tenendo conto dei Paesi piu' esposti. E vorremmo - ha aggiunto Mantovano - che l'Ue intervenisse sui Paesi di provenienza e di transito come Unione, senza lasciare l'iniziativa ai singoli Stati.
Infine vorremmo che si tenesse conto che l'Italia ha il maggior carico di domande di richiedenti asilo. Nel 2007 erano state 14mila, nel 2008 31mila, il trend del 2009 sale ancora. Questo significa lavoro di commissioni, del personale, perche' piu' del 40% di domande trova accoglimento'.
Infine un attacco al centrosinistra: 'L'opposizione - ha detto Mantovano - dovrebbe essere piu' cauta perche' nei due anni in cui sono stati al governo il messaggio che e' stato dato in tutto il Mediterraneo e' che l'Italia era il Paese in cui si poteva arrivare a prescindere e ci sarebbe stata comunque una forma di sanatoria, mentre in altri Paesi come la Spagna ci si irrigidiva con metodi che da noi non sono neppure immaginabili'.
STRAGE IN MEDITERRANEO,SI CONTANO DISPERSI - C'e' chi parla di un centinaio di persone disperse nelle acque davanti alla Libia e chi sostiene che siano addirittura duecento; fonti che affermano che almeno due imbarcazioni sono naufragate e chi dice, invece, che a ribaltarsi e' stata una sola carretta del mare con 253 migranti a bordo: una delle poche certezze e' che un altro barcone, con oltre 350 clandestini, e' tornato in porto solo grazie all'intervento di una nave italiana. E che in questa ennesima strage di disperati tra l'Africa e l'Italia sono finora 23 i vivi recuperati e 20 i cadaveri.
Le primissime ricostruzioni parlavano di tre barconi colati a picco nella notte tra sabato e domenica a poche decine di miglia dalla costa della Libia, a causa del forte vento. Ma secondo le informazioni dell'Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), in parte confermate dalle autorita' libiche, a naufragare sarebbe stata invece un'unica imbarcazione partita da Said Bilal Janzur, un sobborgo di Tripoli, nella notte tra sabato e domenica. A bordo ci sarebbero state 253 persone: 23 sono state recuperate vive e 21 sono invece i cadaveri trovati in mare. Le restanti duecento sarebbero disperse, anche se per la Libia sarebbero un centinaio quelli che mancano all'appello.
Quanto alle altre due imbarcazioni di cui si era parlato in un primo momento, non si tratterebbe di carrette del mare cariche di immigrati ma di due pescherecci di cui effettivamente non si hanno piu' notizie. 'Ma potrebbero essere lontani, in zona di pesca - ha detto il responsabile dell'Oim a Tripoli, Laurence Hart - oppure potrebbe essere successo qualcos'altro.
Ma nessuno e' in grado di dirlo con certezza'.
Non ci sono dubbi, invece, sul ruolo svolto dalla Asso 22, il rimorchiatore italiano che sabato notte e' stato chiamato dalla Guardia Costiera libica per riportare a Tripoli un peschereccio in avaria con 363 immigrati a bordo provenienti da Siria, Bangladesh, India e da diversi paesi dell'Africa. 'Era pieno zeppo, non c'era uno spazio libero in coperta - racconta il comandante Francesco Barraco -. Ogni angolo era occupato da immigrati e anche all'interno c'erano decine di persone, sembrava una scena di quelle che si vedono soltanto in televisione'. La Asso 22 ha raggiunto il porto di Tripoli domenica alle 14, con a bordo tre ufficiali libici. Alle autorita' italiane la vicenda e' stata comunicata questa mattina: l'Asso 22 ha infatti spedito un telex alla societa' armatrice a Napoli domenica alle 8.48, dunque ad intervento ancora in corso. I contatti tra la societa' e le istituzioni italiane ci sono pero' stati soltanto stamani.
L'Onu, attraverso l'Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) parla di 'tragedia della disperazione', mentre il segretario generale del Consiglio d'Europa Terry Davis lancia un'appello ai governi dell'Unione affinche' fermino 'la trappola mortale creatasi ai confini dell'Europa', creando nei paesi d'origine 'le opportunita' economiche' per mettere un freno ai viaggi.
E torna a farsi sentire anche la Conferenza episcopale italiana, ricordando che 'chi sbarca sul territorio italiano' va sempre 'accolto, accompagnato e rispettato come persona'. E l'opposizione attacca il Governo. 'E' evidente che qualcosa non funziona nell'accordo con la Libia' dice il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, mentre di 'fallimento assoluto' parla l'Idv e di 'politica inumana' Ferrero (Prc). Piero Fassino chiede una 'riflessione seria e non propagandistica' su come affrontare il fenomeno e Marco Minniti ricorda che 'l'immigrazione va governata, perche' altre scorciatoie non esistono'.
Dal canto suo il ministro dell'Interno Roberto Maroni non raccoglie e parla di 'tragedia immane'. 'Noi - si limita a sottolineare - controlliamo e gestiamo quanti arrivano nelle acque di competenza italiana dando loro soccorso, sostegno e accoglienza e non possiamo che auspicare che lo stesso intervento venga fatto anche dalle altre autorita', in particolare dalla Libia, per evitare queste tragedie che addolorano e colpiscono tutti'. Spesso le imbarcazioni italiane escono dalle nostre acque territoriali per prestare soccorso 'quando vediamo che chi dovrebbe intervenire non lo fa e gira la testa dall'altra parte'. E questo perche' anteponiamo a trattati e confini territoriali la vita umana'. Anche per questo, conclude Maroni, sono stati intensificati i rapporti con la Libia e il 15 maggio partiranno i pattugliamenti delle coste con le motovedette cedute dall'Italia.
Soprattutto con un Paese, la Libia, con il quale i rapporti sono complessi e hanno bisogno di essere ripresi piu' volte nonostante gli accordi. L'accordo e' una cosa seria ma va realizzato e ne va verificata la realizzazione, senza promettere miracoli' Lo ha detto il sottosegretario all' Interno Alfredo Mantovano, parlando a Radio 24, che con le sue parole sembra smentire l'ottimismo con cui il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha sempre presentato l'accordo con il dittatore libico.
'Quando iniziammo l'altra esperienza del governo nel 2001 i fronti piu' caldi erano l'Albania e le rotte tra da Asia e Africa che passavano dal canale di Suez. C'e' voluto poco piu' di un anno per bloccare queste rotte. Chi oggi e' impaziente sappia che non e' una questione semplice da risolvere'.
Sull'accordo con la Libia il sottosegretario ha aggiunto che 'le motovedette italiane sono gia' pronte a partire e dai primi di maggio saranno prese in consegna dalle autorita' libiche. Su ciascuna delle motovedette ci saranno nostre unita' con funzione di osservazione e la loro presenza avra' funzione di dissuasione'. 'Ovviamente avverra' tutto in acque territoriali libiche - ha aggiunto Mantovano -e quindi non ci sara' una nostra intromissione dal punto di vista degli ordini operativi.
Pero' c'e' chi ha dato e chi ha ricevuto, quindi ci sono degli obblighi da rispettare'.
Sulla presunta scomparsa di altri due barconi al largo della Libia nei giorni scorsi, Mantovano ha detto:'e' certo che tutte le unita' italiane disponibili hanno svolto un soccorso ben oltre le acque territoriali. Di fronte alla necessita' di salvare vite umane non ci si tira indietro, questo problema pero' non puo' gravare solo sull'Italia, da parte dell'Europa e' necessario qualcosa di piu''.
ulla presunta scomparsa di altri due barconi al largo della Libia nei giorni scorsi, Mantovano ha detto che 'stiamo continuando a chiedere notizie ma siamo ancora nella nebbia e i dati sono da identificare. Pero' e' certo che tutte le unita' italiane disponibili hanno svolto un soccorso ben oltre le acque territoriali. Di fronte alla necessita' di salvare vite umane non ci si tira indietro, questo problema pero' non puo' gravare solo sull'Italia, da parte dell'Europa e' necessario qualcosa di piu'. L'Unione europea, se ha 100 risorse per questo problema, non le dovrebbe dividere in parti uguali tra 27 Paesi, ma in modo ponderato tenendo conto dei Paesi piu' esposti. E vorremmo - ha aggiunto Mantovano - che l'Ue intervenisse sui Paesi di provenienza e di transito come Unione, senza lasciare l'iniziativa ai singoli Stati.
Infine vorremmo che si tenesse conto che l'Italia ha il maggior carico di domande di richiedenti asilo. Nel 2007 erano state 14mila, nel 2008 31mila, il trend del 2009 sale ancora. Questo significa lavoro di commissioni, del personale, perche' piu' del 40% di domande trova accoglimento'.
Infine un attacco al centrosinistra: 'L'opposizione - ha detto Mantovano - dovrebbe essere piu' cauta perche' nei due anni in cui sono stati al governo il messaggio che e' stato dato in tutto il Mediterraneo e' che l'Italia era il Paese in cui si poteva arrivare a prescindere e ci sarebbe stata comunque una forma di sanatoria, mentre in altri Paesi come la Spagna ci si irrigidiva con metodi che da noi non sono neppure immaginabili'.
STRAGE IN MEDITERRANEO,SI CONTANO DISPERSI - C'e' chi parla di un centinaio di persone disperse nelle acque davanti alla Libia e chi sostiene che siano addirittura duecento; fonti che affermano che almeno due imbarcazioni sono naufragate e chi dice, invece, che a ribaltarsi e' stata una sola carretta del mare con 253 migranti a bordo: una delle poche certezze e' che un altro barcone, con oltre 350 clandestini, e' tornato in porto solo grazie all'intervento di una nave italiana. E che in questa ennesima strage di disperati tra l'Africa e l'Italia sono finora 23 i vivi recuperati e 20 i cadaveri.
Le primissime ricostruzioni parlavano di tre barconi colati a picco nella notte tra sabato e domenica a poche decine di miglia dalla costa della Libia, a causa del forte vento. Ma secondo le informazioni dell'Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), in parte confermate dalle autorita' libiche, a naufragare sarebbe stata invece un'unica imbarcazione partita da Said Bilal Janzur, un sobborgo di Tripoli, nella notte tra sabato e domenica. A bordo ci sarebbero state 253 persone: 23 sono state recuperate vive e 21 sono invece i cadaveri trovati in mare. Le restanti duecento sarebbero disperse, anche se per la Libia sarebbero un centinaio quelli che mancano all'appello.
Quanto alle altre due imbarcazioni di cui si era parlato in un primo momento, non si tratterebbe di carrette del mare cariche di immigrati ma di due pescherecci di cui effettivamente non si hanno piu' notizie. 'Ma potrebbero essere lontani, in zona di pesca - ha detto il responsabile dell'Oim a Tripoli, Laurence Hart - oppure potrebbe essere successo qualcos'altro.
Ma nessuno e' in grado di dirlo con certezza'.
Non ci sono dubbi, invece, sul ruolo svolto dalla Asso 22, il rimorchiatore italiano che sabato notte e' stato chiamato dalla Guardia Costiera libica per riportare a Tripoli un peschereccio in avaria con 363 immigrati a bordo provenienti da Siria, Bangladesh, India e da diversi paesi dell'Africa. 'Era pieno zeppo, non c'era uno spazio libero in coperta - racconta il comandante Francesco Barraco -. Ogni angolo era occupato da immigrati e anche all'interno c'erano decine di persone, sembrava una scena di quelle che si vedono soltanto in televisione'. La Asso 22 ha raggiunto il porto di Tripoli domenica alle 14, con a bordo tre ufficiali libici. Alle autorita' italiane la vicenda e' stata comunicata questa mattina: l'Asso 22 ha infatti spedito un telex alla societa' armatrice a Napoli domenica alle 8.48, dunque ad intervento ancora in corso. I contatti tra la societa' e le istituzioni italiane ci sono pero' stati soltanto stamani.
L'Onu, attraverso l'Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) parla di 'tragedia della disperazione', mentre il segretario generale del Consiglio d'Europa Terry Davis lancia un'appello ai governi dell'Unione affinche' fermino 'la trappola mortale creatasi ai confini dell'Europa', creando nei paesi d'origine 'le opportunita' economiche' per mettere un freno ai viaggi.
E torna a farsi sentire anche la Conferenza episcopale italiana, ricordando che 'chi sbarca sul territorio italiano' va sempre 'accolto, accompagnato e rispettato come persona'. E l'opposizione attacca il Governo. 'E' evidente che qualcosa non funziona nell'accordo con la Libia' dice il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, mentre di 'fallimento assoluto' parla l'Idv e di 'politica inumana' Ferrero (Prc). Piero Fassino chiede una 'riflessione seria e non propagandistica' su come affrontare il fenomeno e Marco Minniti ricorda che 'l'immigrazione va governata, perche' altre scorciatoie non esistono'.
Dal canto suo il ministro dell'Interno Roberto Maroni non raccoglie e parla di 'tragedia immane'. 'Noi - si limita a sottolineare - controlliamo e gestiamo quanti arrivano nelle acque di competenza italiana dando loro soccorso, sostegno e accoglienza e non possiamo che auspicare che lo stesso intervento venga fatto anche dalle altre autorita', in particolare dalla Libia, per evitare queste tragedie che addolorano e colpiscono tutti'. Spesso le imbarcazioni italiane escono dalle nostre acque territoriali per prestare soccorso 'quando vediamo che chi dovrebbe intervenire non lo fa e gira la testa dall'altra parte'. E questo perche' anteponiamo a trattati e confini territoriali la vita umana'. Anche per questo, conclude Maroni, sono stati intensificati i rapporti con la Libia e il 15 maggio partiranno i pattugliamenti delle coste con le motovedette cedute dall'Italia.
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