Sabato 6 giugno 2026
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Marino: contro testamento biologico chi non ascolta la gente

U.E. - ITALIA
Notizia ·
'Chi ritiene che non ci sia bisogno di una legge non ascolta chi vive fuori dai palazzi della politica. In nove casi su dieci, infatti, i cittadini giudicano utile ed auspicabile una legge sul testamento biologico': e' il presidente della Commissione Sanita' del Senato, Ignazio Marino, a spiegarlo in una lettera pubblicata su 'La Repubblica' di ieri. Secondo Marino esistono 'molte buone ragioni per affrontare il tema con serieta' e senza indugi, tenendo conto anche delle numerose sollecitazioni che il Parlamento ha ricevuto dal presidente della Repubblica, dai medici, dalle associazioni pazienti e dai cittadini'. Marino ricorda che secondo alcuni un paziente non dovrebbe lasciare dichiarazioni vincolanti sulle sue cure nello stadio terminale perche' queste limiterebbero l'operato dei medici e impedirebbero quel rapporto di fiducia reciproco tra medico e paziente chiamato 'alleanza terapeutica'. 'Ma il termine alleanza - ha aggiunto Marino - implica una relazione tra due soggetti per trovare una soluzione nel rispetto di entrambe le parti'. Per Marino inoltre alcuni sostengono 'in malafede che dietro al testamento biologico si nasconda la deriva verso l'eutanasia' ma 'la sostanziale differenza fra testamento biologico e l'eutanasia e' tale che i due aspetti non sono stati associati in nessuno dei disegni di legge all'esame del Senato'. Marino si interroga quindi se 'una certa politica ritiene che in questo momento non ci sia spazio e tempo da dedicare alla discussione sui diritti civili' e conclude che e' compito del Parlamento proporre una sintesi e approvare una legge 'che rifletta il senso comune del Paese. Ma se il Parlamento smettera' di occuparsene rischiera' di essere svuotato della sua funzione democratica, vittima dei veti incrociati che mirano a mantenere posizioni precostituite'.

'Il senatore Marino si occupi un po' piu' dei vivi piuttosto che battersi, ormai purtroppo quotidianamente, per introdurre nel nostro ordinamento la cosiddetta dolce morte'. Lo afferma in un comunicato Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, in risposta all'intervento del presidente della Commissione Igiene e Sanita' del Senato, Ignazio Marino, pubblicato oggi sul quotidiano 'La Repubblica'.
'Perche' tanta ostinazione sull'ambiguo e pericoloso testamento biologico? - prosegue Bertolini - Perche' sprecare tanto tempo su una legge di importanza assolutamente secondaria?
Ci saremmo aspettati, da parte di un medico di comprovata fama internazionale, un maggiore impegno a favore di tutti quei malati terminali e delle loro famiglie che troppo spesso vengono abbandonati dallo Stato, oltre ad un forte richiamo al suo Ministro della salute per promuovere e accelerare i finanziamenti pubblici su cure palliative, terapia del dolore, assistenza psicologica. E invece no, il ritornello e' sempre lo stesso, trovare il miglior modo per morire'.
Toni duri anche da parte della senatrice Laura Bianconi, capogruppo di Forza Italia in commissione Igiene e Sanita': 'Sono mesi ormai che il presidente della commissione Igiene e Sanita' del Senato, Sen. Ignazio Marino, e' diventato monotematico in tutte le sue esternazioni sui quotidiani. - ha dichiarato la senatrice - L'esposizione mediatica del Senatore Marino solo su questo tema ha dell'incredibile per un rappresentante delle Istituzioni'.

"Il testamento biologico non e' un 'chiodo fisso' di Ignazio Marino, ma parte integrante del programma dell'Unione e una necessita' normativa". Lo dichiara in una nota Gianpaolo Silvestri, vicepresidente della Commissione igiene e sanita' di Palazzo Madama.
"Esprimo la mia solidarieta' al presidente della Commissione, oggetto di attacchi strumentali, che arrivano sia da destra che da componenti del suo stesso partito. Mi auguro - conclude Silvestri - che dopo ben 49 audizioni la Commissione giunga a una proposta di legge da portare in Aula".

'Il testamento biologico riguarda tutti i cittadini e non v'e' dubbio che rientri tra i numerosi problemi della societa' italiana'. E' quanto sostiene il senatore dell'Ulivo, Gerardo D'Ambrosio, rispondendo alla senatrice azzurra Laura Bianconi.
Il tema della dichiarazioni anticipate di fine vita 'riguarda il diritto - continua D'Ambrosio - che a ciascuno di noi assicura la nostra Costituzione, quello cioe' di poter rifiutare qualsiasi cura in caso di eccesso terapeutico. Credo che il diritto di poter disporre di morire serenamente e dignitosamente, in caso di mali incurabili e sofferenze insopportabili, spetti a tutti'.

"L'intervento del presidente Marino sottolinea un impegno che e' stato assunto dalla commissione Sanita' quando ha deciso unanimemente di mettere all'ordine del giorno i testi di legge presentati sia dal centrodestra che dal centrosinistra sul testamento biologico". Lo dice la senatrice dell'Ulivo Fiorenza Bassoli, relatrice ai disegni di legge in materia di testamento biologico all'esame della commissione Sanita' di Palazzo Madama. "Il lavoro fatto atttaverso audizioni molto ampie e la discussione iniziata qualche settimana fa richiedono a tutti la serieta' di un pronunciamento chiaro nella sede deputata alla discussione in questione - sottolinea Fiorenza Bassoli - Parlare di testamento biologico significa anche affrontare temi e problemi come quelli del fine vita nelle nostre strutture ospedaliere e del potenziamento necessario e imprescindibile delle cure palliative. Ed e' quindi l'occasione per alzare un velo sul 'fine vita', che spesso si consuma nell'indifferenza generale".

Il presidente della commissione Sanita', Ignazio Marino, 'e' come un'anima in pena, che ha perso la propria identita' e non trova pace'. E' questo il commento che arriva da Massimo Polledri, senatore della Lega Nord, circa l'atteggiamento di Marino sul testamento biologico.
'Il suo chiodo fisso sul testamento biologico - continua - non aiuta ne' la sanita', ne' il Paese. Marino si dimentica di essere presidente della commissione Sanita' del Senato, e quindi di occuparsi della salute dei cittadini e degli operatori che lavorano in questo campo, preferendo concentrasi sul suo desiderio di eternita''.

"L'Italia non sa se deve diventare esplicitamente lo Stato vaticano, oppure avviarsi a una serie di aggiornamenti e dare alle argomentazioni il peso che loro conviene indipendentemente dalle sedi piu', o meno sante, che li avanzano, o dalla massa di elettori che preme in un senso o nell'altro". Questa la posizione di Sergio Rostagno, coordinatore della Commissione creata nel 1992 dalla Tavola valdese per studiare i problemi etici posti dalla scienza, intervistato dalla Nev, Notizie evangeliche.
Le chiese protestanti non hanno una posizione ufficiale in riferimento ad una legge sul testamento biologico ma, dice Rostagno "abbiamo piu' volte soppesato gli argomenti e proposto soluzioni ragionevoli. A noi sembra che una legge non possa regolare ogni decisione in tutte le circostanze, ma forse e' necessaria una legge che garantisca al malato il libero consenso, lo difenda da ogni possibile sopruso e impedisca poi di considerare assassini i medici che prendono decisioni responsabili che abbiano per conseguenza la morte immediata di chi soffre".
In questo momento, per il coordinatore della Commissione valdese che studia i problemi etici posti dalla scienza, "la questione che mi fa riflettere di piu' e' la garanzia dell'autonomia della persona in merito alle direttive anticipate. Sembra che si voglia impedire la sua autonomia in nome di leggi ideali cui ognuno e' tenuto a piegarsi. Queste leggi generali sarebbero violate dalla decisione della persona particolare, e per questo occorrerebbe impedirla. Tutto cio' e' molto discutibile".
Per Rostagno, pertanto, "la buona politica garantisce al cittadino l'autodeterminazione, del tutto in armonia con la Costituzione italiana. Si tratta di cose diverse. Ci sono infinite situazioni diverse. Dobbiamo risolvere i problemi uno alla volta- chiude- e non applicare alla cieca principi astratti".

"I sostenitori del testamento biologico affermano di condurre una 'battaglia di civilta' in nome della liberta' e dell'autodeterminazione individuale. Ma tacciono sui motivi che collegano il testamento biologico a una prospettiva meramente pragmatica: l'impatto sulla spesa sanitaria del mantenimento in vita dei malati terminali". Cosi' Luca Marini, presidente del Centro di studi biogiuridici Ecsel e vice presidente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), commenta "la campagna stampa condotta in questi giorni a favore del testamento biologico, espressione ambigua che dovrebbe essere sostituita con 'dichiarazioni anticipate di trattamento'".
"Tenuto conto delle fonti giuridiche e deontologiche gia' esistenti, quali l'articolo 32 della Costituzione, i Patti internazionali sui diritti civili e politici e il nuovo Codice di deontologia medica - continua l'esperto - appare quantomeno controversa la necessita' di ulteriori norme in materia. In particolare, il consenso informato gia' oggi puo' tradursi in 'dichiarazioni anticipate' che possono legittimamente prevedere anche il rifiuto delle cure. Resta invece da vedere se una legge sul testamento biologico non finisca per introdurre forme piu' o meno esplicite di eutanasia'.
'Non e' in discussione il principio dell'autodeterminazione: rispetto a un intervento legislativo affrettato e non condiviso, e' prioritario favorire una comunicazione obiettiva sul valore e i limiti di una effettiva 'alleanza terapeutica', che non riduca il paziente a semplice interlocutore e il medico a mero esecutore".
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