Sabato 6 giugno 2026
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Marino su 'Nature': per distribuzioni fondi alla ricerca necessario il peer review

U.E. - ITALIA
Notizia ·
 "Applicare la peer review potra' liberare gli schiavi della ricerca". E' il messaggio, nonche' il titolo, di una lettera pubblicata oggi sulla rivista 'Nature' a firma di Ignazio Marino, senatore del Pd, capogruppo in commissione Igiene e sanita' di palazzo Madama e celebre chirurgo dei trapianti.  "Certamente dobbiamo investire di piu' nel settore della ricerca, ma non basta immaginare semplicemente di aumentare i fondi per avvicinare l'Italia al resto d'Europa. Il punto cruciale che il nuovo governo dovra' affrontare riguarda i criteri per l'allocazione dei fondi: dobbiamo iniziare ad applicare le regole della peer review per la valutazione e per la selezione dei progetti da finanziare".  "Questo sistema permetterebbe di riconoscere la meritocrazia e di liberare i ricercatori dalla condizione di schiavitu' virtuale in cui sono stati ridotti dai baroni universitari". Nelle ultime due settimane le due riviste scientifiche piu' importanti del mondo, Science e Nature si sono entrambe occupate del problema dell'assegnazione dei fondi per la ricerca, sottolineando l'anomalia italiana ed esprimendo preoccupazione per la carenza di trasparenza e per i troppi favoritismi.    

"E' significativo che queste autorevoli riviste si occupino molto di piu' dei problemi dei finanziamenti italiani invece che delle scoperte scientifiche fatte in Italia. Del resto, la situazione di casa nostra e' sotto gli occhi di tutta la comunita' scientifica internazionale, che esprime grande preoccupazione. Se vogliamo collaborare o competere a livello mondiale dobbiamo anche sottoscrivere alcune regole riconosciute ovunque e rispettarle. Solo cosi' potremo essere identificati come interlocutori credibili all'estero ed essere rispettati'.

'Applicare la peer review come metodo obbligatorio per l'assegnazione di tutti i fondi per la ricerca sarebbe il primo passo e contribuirebbe anche a dare una forte motivazione a tanti dei nostri ricercatori che oggi, consapevoli dello strapotere delle baronie preferiscono scegliere di svolgere i propri studi scientifici all'estero".

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