Venerdì 5 giugno 2026
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Marocco. Cala la produzione di hashish

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Per la prima volta, in Marocco e' diminuita sia la superficie coltivata a cannabis sia la sua produzione. Ma anche cosi', il Paese resta di gran lunga il maggior produttore mondiale di questo tipo di droga. Un terzo dell'hashish consumato nel mondo e' infatti marocchino, e in Europa s'arriva all'80%. L'ultimo rapporto dell'organismo delle Nazioni Unite contro la droga (UNODOC) segnala che tra il 2003 e il 2004 la superficie del Rif coltivata a cannabis e' calata del 10% a 120.500 ettari; la produzione di resina di hashish e' scesa da 3.070 tonnellate a 2.760; i proventi della vendita da parte delle 96.000 famiglie di coltivatori nel Nord del Marocco si sono ridotti del 26%, ossia da 450 euro a 330 l'anno.
La riduzione che l'Onu controlla via satellite dal 2003, e' stata alquanto disuguale. Nella provincia di Alhucemas e' stata del 54% e in quella del Taunate del 43%, mentre nel Tetuàn e' aumentata del 19% e nel Chauen del 13%. Oggi il 22% dell'area agricola del Rif e' coltivata a cannabis. Il ministero degli Interni marocchino si e' affrettato ad attribuire questi "risultati" alle misure adottate sull'eradicazione. Ha aggiunto che nel 2004 sono state sequestrate 319 tonnellate di kif (la pasta di cannabis mescolata al tabacco), il 361% in piu' dell'anno precedente. Alcuni esperti non sembrano pero' convinti di questa spiegazione. "La superficie coltivata non e' diminuita tanto", afferma Lluìs Romero del Centro de Estudios Rurales y de Agricultura Internacional di Valencia, nonche' autore, nel 2001, di un rapporto sulla droga nel Rif. "La stima della riduzione e' aggiustata per ragioni diplomatiche", aggiunge. E' convinto, invece, che "la produzione e' scesa, ma a causa della siccita'" iniziata nel 2004. "La raccolta dipende molto dalla pluviometria, ed e' stata pessima", prosegue. Manuel Lorenzo, coordinatore ad Alhucemas del Movimiento por la Paz, el Desarme y la Libertad sostiene che "l'incremento dei controlli polizieschi" stanno producendo frutti. "Ai trafficanti costa sempre di piu' far uscire la droga dal Paese", conclude.
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