Giovedì 4 giugno 2026
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Marocco. Valle del Rif, un circolo vizioso

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La coltura della cannabis nella valle del Rif risale al 15mo secolo, ma e' negli ultimi venti anni e' divenuta "problematica", passando da poche aree coltivate su due province a 134.000 ettari in sei.
La zona e' in grave deficit di sviluppo economico, e la cannabis e' l'unica risorsa per buona parte dei contadini (due terzi del totale, circa 100.000 famiglie) che non possono sostituire la cannabis con nessuna altra coltura legale che puo' sviluppare un ricavo simile: 100 kg di hashish fruttano ai contadini tra i 1.150 ed i 2.300 dollari Usa. La stessa quantita' di grano, renderebbe tra i 28 ed i 34 dollari.
L'arretratezza della valle e' dovuta a ragioni politiche. Gli abitanti vennero "puniti" dal re Hassan per una rivolta scoppiata all'indomani dell'indipendenza, creando un isolamento che e' stato rotto soltanto dalla successione al trono avvenuta nel 1999 dopo 38 anni.
La corruzione e' assolutamente diffusa all'interno delle forze di polizia. Dal momento della semina a quello del raccolto alla vendita, tutto e' "supervisionato" dalla polizia, che chiede tangenti ai contadini per evitare loro la denuncia. Secondo alcune testimonianze, i poliziotti corrotti andrebbero ad intascare circa meta' dei profitti derivati dalla vendita.
La polizia, ovviamente, smentisce qualsiasi accusa di corruzione, ma nei tribunali di Rabat e' in corso un processo che vede imputati due spacciatori, tre giudici e trenta poliziotti, accusati di trasportare la cannabis in Europa.
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