Maroni elogia la Libia: i respingimenti funzionano
La Libia sta facendo un 'grande lavoro di prevenzione' contro l'immigrazione clandestina e a dimostrarlo ci sono le 'decine di barconi diretti verso l'Europa' che le autorita' del paese nordafricano hanno bloccato. Ma non solo: la politica dei respingimenti adottata dall'Italia ha di fatto fermato le partenze, dalla Libia ma anche da Tunisia, Marocco e Algeria. Quello che ancora manca, invece, e' un impegno piu' incisivo dell'Europa, che 'chiacchiera tanto' ma ancora non ha 'battuto un colpo sul contrasto all'immigrazione clandestina'.
Dopo aver messo una toppa allo scontro tra il ministro La Russa e l'Onu, il ministro dell'Interno Roberto Maroni vola a Tripoli per incontrare il suo omologo Abdel Fatah Younis al-Obeidi e rinsaldare il rapporto con i libici, su cui ha incentrato buona parte della strategia per risolvere il problema degli sbarchi. Che hanno raggiunto nei primi mesi del 2009 la cifra record di 7mila, a fronte dei 5mila registrati nello stesso periodo dell'anno scorso.
Un rapporto che sta cominciando a dare frutti sperati dal ministro. 'L'accordo funziona', dice, sottolineando che le autorita' libiche stanno facendo molto 'per prevenire', da un lato, 'la partenza dei clandestini con un maggior controllo delle coste' e, dall'altro, con la 'chiusura dei cantieri che costruiscono barconi poi utilizzati per il traffico dei clandestini'. Cosi' come Tripoli sta mettendo in atto 'un grande lavoro di prevenzione sul territorio per combattere il racket dei trafficanti di esseri umani' che, puntualizza il ministro, riguarda anche il nostro paese: 'nel racket che gestisce il traffico di clandestini sono coinvolti anche italiani e la Libia ha intercettato ben 150 chiamate dai barconi a numeri italiani per avere assistenza'.
Ma l'incontro di oggi e' servito anche per mettere a punto la strategia dei prossimi mesi che prevede da un lato il rafforzamento dell'intelligence e dello scambio di informazioni tra i due paesi, 'fondamentali per un lavoro efficace di prevenzione', e dall'altro la creazione di un tavolo con l'Ue e l'Unhcr per far si' che le domande di asilo possano essere esaminate direttamente in Libia.
Misure che se rallenteranno il flusso di disperati che si riversano verso l'Europa, non riusciranno comunque a fermarlo del tutto. I trafficanti, dopo la stretta della Libia, sono gia' alla ricerca di altre rotte: lo confermano le operazioni della Guardia costiera algerina che ha bloccato un barcone carico di migranti e i minisbarchi avvenuti nelle isole Pelagie: una trentina di persone in tutto, arrivate con quattro imbarcazioni provenienti con ogni probabilita' dalla Tunisia. 'Se interrompiamo il flusso di clandestini verso l'Italia, questi flussi si sposteranno ad est e ad ovest ed entreranno comunque in Europa attraverso altre rotte' conferma Maroni che, proprio per questo, torna a chiedere un ruolo piu' attivo dell'Europa.
'Ci aspettiamo che la Commissione Europea batta un colpo sul contrasto dell'immigrazione clandestina. L'Ue chiacchiera tanto ma poi lascia soli i paesi ad affrontare il fenomeno'.
Dopo aver messo una toppa allo scontro tra il ministro La Russa e l'Onu, il ministro dell'Interno Roberto Maroni vola a Tripoli per incontrare il suo omologo Abdel Fatah Younis al-Obeidi e rinsaldare il rapporto con i libici, su cui ha incentrato buona parte della strategia per risolvere il problema degli sbarchi. Che hanno raggiunto nei primi mesi del 2009 la cifra record di 7mila, a fronte dei 5mila registrati nello stesso periodo dell'anno scorso.
Un rapporto che sta cominciando a dare frutti sperati dal ministro. 'L'accordo funziona', dice, sottolineando che le autorita' libiche stanno facendo molto 'per prevenire', da un lato, 'la partenza dei clandestini con un maggior controllo delle coste' e, dall'altro, con la 'chiusura dei cantieri che costruiscono barconi poi utilizzati per il traffico dei clandestini'. Cosi' come Tripoli sta mettendo in atto 'un grande lavoro di prevenzione sul territorio per combattere il racket dei trafficanti di esseri umani' che, puntualizza il ministro, riguarda anche il nostro paese: 'nel racket che gestisce il traffico di clandestini sono coinvolti anche italiani e la Libia ha intercettato ben 150 chiamate dai barconi a numeri italiani per avere assistenza'.
Ma l'incontro di oggi e' servito anche per mettere a punto la strategia dei prossimi mesi che prevede da un lato il rafforzamento dell'intelligence e dello scambio di informazioni tra i due paesi, 'fondamentali per un lavoro efficace di prevenzione', e dall'altro la creazione di un tavolo con l'Ue e l'Unhcr per far si' che le domande di asilo possano essere esaminate direttamente in Libia.
Misure che se rallenteranno il flusso di disperati che si riversano verso l'Europa, non riusciranno comunque a fermarlo del tutto. I trafficanti, dopo la stretta della Libia, sono gia' alla ricerca di altre rotte: lo confermano le operazioni della Guardia costiera algerina che ha bloccato un barcone carico di migranti e i minisbarchi avvenuti nelle isole Pelagie: una trentina di persone in tutto, arrivate con quattro imbarcazioni provenienti con ogni probabilita' dalla Tunisia. 'Se interrompiamo il flusso di clandestini verso l'Italia, questi flussi si sposteranno ad est e ad ovest ed entreranno comunque in Europa attraverso altre rotte' conferma Maroni che, proprio per questo, torna a chiedere un ruolo piu' attivo dell'Europa.
'Ci aspettiamo che la Commissione Europea batta un colpo sul contrasto dell'immigrazione clandestina. L'Ue chiacchiera tanto ma poi lascia soli i paesi ad affrontare il fenomeno'.
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