Maroni studia misure sicurezza anti-immigrati, proccupati gli operatori del settore
Si e' dato 48 ore di tempo, il fine settimana, per studiare memorandum, numeri e proposte consegnatigli ieri dai capi dipartimento del Viminale, e mettere a punto un testo a tutto campo sul 'pacchetto-sicurezza' da presentare al primo Consiglio dei ministri. Roberto Maroni, neo ministro dell'Interno, e' fermamente intenzionato ad agire in tempi record. E cosi', ha avuto ben due riunioni con i 'tecnici' del Viminale e un nuovo appuntamento e' stato fissato per lunedi' pomeriggio. L'obiettivo e' arrivare alla riunione di martedi' con i ministri interessati (Difesa, Giustizia e Esteri) con un piano sicurezza gia' tracciato.
Ieri mattina la prima riunione tra il ministro e i responsabili dei cinque dipartimenti del Viminale (Affari Interni; Pubblica sicurezza; Liberta' civili e immigrazione; Vigili del fuoco, soccorso e difesa civile; Politiche del personale, risorse strumentali e finanza) e' servita a Maroni per spiegare gli indirizzi di quella che sara' la sua politica della sicurezza a 360 gradi (contrasto ai reati contro la persona, all'immigrazione clandestina, agli incidenti sui luoghi di lavoro, agli incendi). Alle 15 il ministro ha rivisto i responsabili dei Dipartimenti del Viminale che gli hanno consegnato un memorandum ciascuno con gli approfondimenti sui vari temi. Lunedi' pomeriggio la riunione per fare il punto della situazione.
E l'obiettivo numero uno, per il Viminale targato Maroni, e' la lotta ai clandestini. Le linee di indirizzo, secondo quanto emerso finora, prevedono l'introduzione del reato, con arresto, di immigrazione clandestina; l'allungamento del periodo di trattenimento nei Cpt in attesa di espulsione fino a 18 mesi; il pattugliamento preventivo in mare per evitare gli sbarchi; l'inasprimento delle norme per la richiesta d'asilo e per i ricongiungimenti familiari e il permesso di soggiorno solo a chi ha un reddito sufficiente a mantenersi.
Non e' un caso che il ministro dell'Interno abbia voluto tenere per se' la delega sull'immigrazione evitando di nominare un sottosegretario. In un intervista oggi a 'La Padania', Maroni spiega come la Bossi-Fini resta una legge quadro 'indispensabile' per garantire la sicurezza del Paese.
'Andra' solo aggiornata salvaguardandone i punti fondamentali'. Insomma, il ministro leghista resta convinto che sia proprio quella legge 'la via maestra'.
'C'e' una collaborazione con il governo libico che dura da anni', ha poi sottolineato Maroni, ed 'e' stato firmato un protocollo di azione comune per contrastare l'immigrazione. Ora va rispettato e applicato, anche se mancano ancora alcuni dettagli operativi da definire. Questa e' una delle strade da seguire per contrastare il fenomeno. Anche per questo sono stati gia' avviati i contatti tra ministero dell'Interno e le autorita' libiche'.
Ma il giro di vite di Maroni (i media romeni gia' scrivono che il ministro e' deciso 'a espellere i rom senza fissa dimora') non ha mancato di sollevare polemiche: Magistratura democratica e l'Unione delle Camere penali bocciano le misure che si annunciano sul versante sicurezza. Per la corrente di sinistra delle toghe 'cosi' si carica ulteriormente una macchina asfittica, quella della giustizia, che gia' non riesce ad andare avanti'. Filippo Miraglia, responsabile Arci per l'immigrazione, ha commentato: 'non puo' portare che ad un aumento dei clandestini, del traffico di esseri umani e dei morti'.
La portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini, ricorda come 'un immigrato su tre di quelli che sbarcano sulle coste italiane e' richiedente asilo e, in un caso su cinque, otterra' la protezione come rifugiato'; dunque, 'qualsiasi inasprimento delle norme abbasserebbe gli standard minimi previsti dai trattati internazionali'. E l'Osapp, il sindacato della polizia penitenziaria, avverte infine che le carceri sono gia' piene e il rischio e' che con le nuove misure si possa 'esasperare la situazione'.
Francesco Pionati (Udc), infine, aspetta di vedere 'proposte concrete e fattibili e non annunci ad effetto. Valuteremo i provvedimenti caso per caso', dice.
'I romeni sono membri dell'Unione Europea e la direttiva della Ue e' chiara nel garantire la libera circolazione delle persone. Ci sono chiare regole da applicare per tutti'. Lo ha detto il commissario europeo al multilinguismo Leonard Orban, 47 anni, romeno, a Firenze ieri per prendere parte alla giornata di studi organizzata dall'Accademia della Crusca, commentando le notizie sulle misure che il neoministro degli Interni italiano intenderebbe assumere per fermare il flusso di cittadini romeni in arrivo in Italia. 'Non si puo' usare il tema della sicurezza per limitare la liberta' di movimento delle persone nella Ue. I reati - spiega Orban - vanno perseguiti con severita' secondo le leggi esistenti. Ma, in primo luogo, le singole situazioni devono essere esaminate caso per caso. Espulsioni di massa non sono assolutamente permesse. In secondo luogo, ci devono essere ragioni forti e chiare per l'espulsione che puo' essere applicata solo in casi eccezionali'.
Sono "misure di grande impatto psicologico e mediatico, ma poco efficaci" quelle alle quali sta lavorando il Viminale per affrontare il capitolo 'sicurezza' legato all'immigrazione. Ne è convinto Antonio Cassese, ex presidente del Tribunale penale internazionale dell'Aja e professore di Diritto internazionale, che suggerisce "cautela" su una questione "così complessa" che neppure "due bravi ministri come Pisanu e Amato" sono "riusciti a risolvere". Un intervento, spiega, va "concertato con l'opposizione" e comunque "deve essere di ampio respiro", mentre le ipotesi di cui si parla, per Cassese, sono "misure provvisorie di carattere repressivo" che sono "di corto respiro, di efficacia limitata, non suscettibili di produrre effetti di lungo termine". Come l'ipotesi di limitare la libera circolazione in Europa dei cittadini comunitari per controllare l'ingresso di rumeni. "E' di difficilissima realizzazione - spiega il giurista - e comunque può avere una durata limitata nel tempo. Non è certo questa la strada maestra per impedire l'ingresso in Italia di rumeni che poi delinquono. La strada è accertare se commettono reati ed espellerli subito". Cassese fa riferimento quindi ad altre due delle ipotesi allo studio del Viminale: allungare fino a 18 mesi il periodo di trattenimento nei Cpt in attesa dell'espulsione e introdurre il reato di immigrazione clandestina. "Se introduciamo il reato di clandestinità - chiede - poi che si fa? Se li spediamo in galera, aumenta la popolazione nelle carceri; mentre se puntiamo sulle espulsioni, non ci sono mezzi per eseguirle e per garantire che chi viene rimpatriato poi non torni in Italia". Bisogna invece ripartire, suggerisce il giurista, con "i negoziati diplomatici per stringere accordi con i Paesi da cui provengono questi poveracci, perchè trovino lavoro in patria e perchè chi commette reati venga incarcerato nel paese di provenienza". Così come è necessario mettere mano ad "una ristrutturazione dell'apparato amministrativo-repressivo, che non ha mezzi, dando più soldi alle forze dell'ordine". "Bisogna rendere più efficiente - spiega ancora Cassese - la macchina repressiva per le espulsioni. E' importante accelerare i processi, garantendo che la macchina giudiziaria funzioni meglio. Ed è necessario un controllo più capillare del territorio. Sono misure di più ampio respiro che richiedono una preparazione più lenta, ma che vanno imbastite, attraverso una concertazione con l'opposizione perchè riguardano tutti gli italiani".
Le misure preannunciate dal nuovo governo in materia di immigrazione clandestina sono difficili da applicare e inadeguate, a meno che non siano accompagnate da riforme 'per rivedere le dinamiche sociali': e' il commento del responsabile nazionale immigrazione della Caritas, Oliviero Forti. 'Questi annunci - premette Forti - sono come quelli che da mesi esponenti del nuovo governo stanno portando avanti. Noi auspichiamo che le soluzioni ai problemi non siano frutto della contingenza, che spesso e' alimentata dai media'. 'Occorre poi - spiega - capire in che termini si intende agire riguardo ai romeni, visto che si tratta di cittadini di un Paese comunitario. Capire cosa significa rinegoziare Schengen. Sono scelte che ridefiniscono lo scenario europeo'. Quelle ventilate dal Viminale, quindi, sono per la Caritas 'misure non adeguate, o adeguate solo se riescono a colpire chi viene qui per delinquere e non tutti gli altri'. Quanto poi al reato di clandestinita' che si vorrebbe introdurre, secondo Forti 'possono essere suggestioni' ma nella realta', aggiunge, riempirebbero ulteriormente le carceri 'che sono gia' al limite'. Ancora una volta, strumenti 'inadeguati', anche se la Caritas e' 'consapevole che in alcuni contesti la criminalita' va affrontata con rigore'.
Ieri mattina la prima riunione tra il ministro e i responsabili dei cinque dipartimenti del Viminale (Affari Interni; Pubblica sicurezza; Liberta' civili e immigrazione; Vigili del fuoco, soccorso e difesa civile; Politiche del personale, risorse strumentali e finanza) e' servita a Maroni per spiegare gli indirizzi di quella che sara' la sua politica della sicurezza a 360 gradi (contrasto ai reati contro la persona, all'immigrazione clandestina, agli incidenti sui luoghi di lavoro, agli incendi). Alle 15 il ministro ha rivisto i responsabili dei Dipartimenti del Viminale che gli hanno consegnato un memorandum ciascuno con gli approfondimenti sui vari temi. Lunedi' pomeriggio la riunione per fare il punto della situazione.
E l'obiettivo numero uno, per il Viminale targato Maroni, e' la lotta ai clandestini. Le linee di indirizzo, secondo quanto emerso finora, prevedono l'introduzione del reato, con arresto, di immigrazione clandestina; l'allungamento del periodo di trattenimento nei Cpt in attesa di espulsione fino a 18 mesi; il pattugliamento preventivo in mare per evitare gli sbarchi; l'inasprimento delle norme per la richiesta d'asilo e per i ricongiungimenti familiari e il permesso di soggiorno solo a chi ha un reddito sufficiente a mantenersi.
Non e' un caso che il ministro dell'Interno abbia voluto tenere per se' la delega sull'immigrazione evitando di nominare un sottosegretario. In un intervista oggi a 'La Padania', Maroni spiega come la Bossi-Fini resta una legge quadro 'indispensabile' per garantire la sicurezza del Paese.
'Andra' solo aggiornata salvaguardandone i punti fondamentali'. Insomma, il ministro leghista resta convinto che sia proprio quella legge 'la via maestra'.
'C'e' una collaborazione con il governo libico che dura da anni', ha poi sottolineato Maroni, ed 'e' stato firmato un protocollo di azione comune per contrastare l'immigrazione. Ora va rispettato e applicato, anche se mancano ancora alcuni dettagli operativi da definire. Questa e' una delle strade da seguire per contrastare il fenomeno. Anche per questo sono stati gia' avviati i contatti tra ministero dell'Interno e le autorita' libiche'.
Ma il giro di vite di Maroni (i media romeni gia' scrivono che il ministro e' deciso 'a espellere i rom senza fissa dimora') non ha mancato di sollevare polemiche: Magistratura democratica e l'Unione delle Camere penali bocciano le misure che si annunciano sul versante sicurezza. Per la corrente di sinistra delle toghe 'cosi' si carica ulteriormente una macchina asfittica, quella della giustizia, che gia' non riesce ad andare avanti'. Filippo Miraglia, responsabile Arci per l'immigrazione, ha commentato: 'non puo' portare che ad un aumento dei clandestini, del traffico di esseri umani e dei morti'.
La portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini, ricorda come 'un immigrato su tre di quelli che sbarcano sulle coste italiane e' richiedente asilo e, in un caso su cinque, otterra' la protezione come rifugiato'; dunque, 'qualsiasi inasprimento delle norme abbasserebbe gli standard minimi previsti dai trattati internazionali'. E l'Osapp, il sindacato della polizia penitenziaria, avverte infine che le carceri sono gia' piene e il rischio e' che con le nuove misure si possa 'esasperare la situazione'.
Francesco Pionati (Udc), infine, aspetta di vedere 'proposte concrete e fattibili e non annunci ad effetto. Valuteremo i provvedimenti caso per caso', dice.
'I romeni sono membri dell'Unione Europea e la direttiva della Ue e' chiara nel garantire la libera circolazione delle persone. Ci sono chiare regole da applicare per tutti'. Lo ha detto il commissario europeo al multilinguismo Leonard Orban, 47 anni, romeno, a Firenze ieri per prendere parte alla giornata di studi organizzata dall'Accademia della Crusca, commentando le notizie sulle misure che il neoministro degli Interni italiano intenderebbe assumere per fermare il flusso di cittadini romeni in arrivo in Italia. 'Non si puo' usare il tema della sicurezza per limitare la liberta' di movimento delle persone nella Ue. I reati - spiega Orban - vanno perseguiti con severita' secondo le leggi esistenti. Ma, in primo luogo, le singole situazioni devono essere esaminate caso per caso. Espulsioni di massa non sono assolutamente permesse. In secondo luogo, ci devono essere ragioni forti e chiare per l'espulsione che puo' essere applicata solo in casi eccezionali'.
Sono "misure di grande impatto psicologico e mediatico, ma poco efficaci" quelle alle quali sta lavorando il Viminale per affrontare il capitolo 'sicurezza' legato all'immigrazione. Ne è convinto Antonio Cassese, ex presidente del Tribunale penale internazionale dell'Aja e professore di Diritto internazionale, che suggerisce "cautela" su una questione "così complessa" che neppure "due bravi ministri come Pisanu e Amato" sono "riusciti a risolvere". Un intervento, spiega, va "concertato con l'opposizione" e comunque "deve essere di ampio respiro", mentre le ipotesi di cui si parla, per Cassese, sono "misure provvisorie di carattere repressivo" che sono "di corto respiro, di efficacia limitata, non suscettibili di produrre effetti di lungo termine". Come l'ipotesi di limitare la libera circolazione in Europa dei cittadini comunitari per controllare l'ingresso di rumeni. "E' di difficilissima realizzazione - spiega il giurista - e comunque può avere una durata limitata nel tempo. Non è certo questa la strada maestra per impedire l'ingresso in Italia di rumeni che poi delinquono. La strada è accertare se commettono reati ed espellerli subito". Cassese fa riferimento quindi ad altre due delle ipotesi allo studio del Viminale: allungare fino a 18 mesi il periodo di trattenimento nei Cpt in attesa dell'espulsione e introdurre il reato di immigrazione clandestina. "Se introduciamo il reato di clandestinità - chiede - poi che si fa? Se li spediamo in galera, aumenta la popolazione nelle carceri; mentre se puntiamo sulle espulsioni, non ci sono mezzi per eseguirle e per garantire che chi viene rimpatriato poi non torni in Italia". Bisogna invece ripartire, suggerisce il giurista, con "i negoziati diplomatici per stringere accordi con i Paesi da cui provengono questi poveracci, perchè trovino lavoro in patria e perchè chi commette reati venga incarcerato nel paese di provenienza". Così come è necessario mettere mano ad "una ristrutturazione dell'apparato amministrativo-repressivo, che non ha mezzi, dando più soldi alle forze dell'ordine". "Bisogna rendere più efficiente - spiega ancora Cassese - la macchina repressiva per le espulsioni. E' importante accelerare i processi, garantendo che la macchina giudiziaria funzioni meglio. Ed è necessario un controllo più capillare del territorio. Sono misure di più ampio respiro che richiedono una preparazione più lenta, ma che vanno imbastite, attraverso una concertazione con l'opposizione perchè riguardano tutti gli italiani".
Le misure preannunciate dal nuovo governo in materia di immigrazione clandestina sono difficili da applicare e inadeguate, a meno che non siano accompagnate da riforme 'per rivedere le dinamiche sociali': e' il commento del responsabile nazionale immigrazione della Caritas, Oliviero Forti. 'Questi annunci - premette Forti - sono come quelli che da mesi esponenti del nuovo governo stanno portando avanti. Noi auspichiamo che le soluzioni ai problemi non siano frutto della contingenza, che spesso e' alimentata dai media'. 'Occorre poi - spiega - capire in che termini si intende agire riguardo ai romeni, visto che si tratta di cittadini di un Paese comunitario. Capire cosa significa rinegoziare Schengen. Sono scelte che ridefiniscono lo scenario europeo'. Quelle ventilate dal Viminale, quindi, sono per la Caritas 'misure non adeguate, o adeguate solo se riescono a colpire chi viene qui per delinquere e non tutti gli altri'. Quanto poi al reato di clandestinita' che si vorrebbe introdurre, secondo Forti 'possono essere suggestioni' ma nella realta', aggiunge, riempirebbero ulteriormente le carceri 'che sono gia' al limite'. Ancora una volta, strumenti 'inadeguati', anche se la Caritas e' 'consapevole che in alcuni contesti la criminalita' va affrontata con rigore'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti