Domenica 7 giugno 2026
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Medici fortemente preoccupati per ddl 'sicurezza': non siamo spie

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"A chi fa le leggi e a chi governa chiediamo responsabilita'. Ai medici chiediamo di rispettare il codice deontologico e la Costituzione, dove il diritto alla salute e il dovere di curare sono sanciti in modo chiarissimo".
Sono questi gli appelli emersi dalla conferenza stampa organizzata da Anaao Assomed in collaborazione con le maggiori sigle sindacali della dirigenza medica, Cimo, Asmd, Aaroi -solo per citarne alcune-, e che si e' svolta ieri a Roma. Con lo slogan "Non siamo spie, macellai, fannulloni Siamo medici", i sindacati dei medici hanno espresso con forza il dissenso nei confronti della norma prevista dal disegno di legge sicurezza approvato dalla Camera, e che mantiene l'obbligo di denuncia per i medici nei confronti degli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche.
Carlo Lusenti, segretario nazionale Anaao, parla di "situazione poco chiara e di messaggi contraddittori", riferendosi proprio alla norma presente nel dddl. "E' necessario- prosegue il medico- fare chiarezza su alcuni punti. Il testo approvato contiene un fatto positivo: non e' stata abrogata la norma della legge Bossi-Fini che esenta i medici dal compilare il referto per alcune specifiche situazioni, che pero' non e' sufficiente per il reato di clandestinita'". I sanitari, infatti, vengono esonerati dall'obbligo si segnalazione ma non, in quanto pubblici ufficiali, a quello di denuncia di un reato, quale quello di immigrazione clandestina appositamente introdotto, la cui omissione o ritardo comporta il rischio di sanzioni penali.
Davanti a questa situazioni i medici esprimono la loro preoccupazione per le conseguenze che una norma del genere puo' avere sulla salute collettiva.
 "Il problema e' fortemente sottovalutato- incalza Massimo Cozza, segretario nazionale Cgil medici-, da quando si e' iniziato a parlare di questa legge, quindi circa tre mesi fa, l'accesso di immigrati nei pronto soccorso ha registrato una flessione dal 10 al 20%, e questo per il solo effetto annuncio. Se ci saranno denunce l'effetto sara' devastante".
L'allarme, pero', e' nella possibile diffusione di epidemie, che si affronta solo con la prevenzione. "Secondo i dati in nostro possesso- continua il segretario della Cgil medici- in Italia ci sono 4000 casi di tubercolosi all'anno, ma nella sola citta' di Roma nell'ultimo trimestre si sono registrati 145 casi, un raddoppio rispetto al passato. Se si continua con questo trend, arriveremo a 600 casi nel prossimo trimestre". La tubercolosi, dunque, e' un pericolo reale. Secondo i dati diffusi dalla Organizzazione mondiale per la sanita', i malati nel mondo sono 9 milioni, mentre i decessi per tubercolosi sono 1 milione e 700 mila. Ogni giorno nel mondo 5 mila persone si ammalano di Tbc. Il 30% della popolazione mondiale, dunque, va incontro a questa malattia, e di questi il 10% si ammala. "Non vogliamo creare allarmismi, o seminare il panico- continua Cozza- ma semplicemente richiamare alla responsabilita' il Governo. Bisogna espressamente vietare che sia denunciato l'immigrato clandestino, intanto per la chiara violazione del diritto naturale alle cure, e poi per evitare la diffusione incontrollata di ogni tipo di malattia".
Anaao e le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, quindi, chiedono al Governo di "approvare una norma che introduca, definitivamente e senza equivoci, una precisa e specifica esenzione per i medici e quanti abbiano un incarico nel Ssn, dall'obbligo di denuncia di situazioni di irregolarita' relative alla cittadinanza o immigrazione di persone sottoposte a trattamento sanitario". Ribadiscono, inoltre, il sostegno legale, fino all'ultimo grado di giudizio, "al medico che non denuncia l'immigrato irregolare e per questo viene denunciato a sua volta".
In ultimo, il segretario nazionale Anaao, Carlo Lusenti, rivolge un pensiero alla questione delle certificazioni mediche false sollevato dal ministro Brunetta. "La propaganda e' legittima- dice- ma farlo usando le certificazioni dei medici e' molto al di sotto dello standard di un Paese civile. Il reato di certificazione falsa era gia' contemplato. E' propaganda, fumo - conclude- niente altro".
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