Medici senza Frontiere: stagionali, vita da inferno
Lavoro in nero, condizioni igieniche e sanitarie drammatiche, povertà estrema, esclusione sociale e lavoro in nero. E' così che vivono i lavoratori stagionali stranieri nel Sud Italia, in una situazione che li "espone ad atti di violenza e intolleranza e conferma, ancora una volta, l'assenza pressoché totale di misure tese a garantire standard minimi di accoglienza". E' la fotografia scattata dal rapporto di Medici senza frontiere (Msf), "Una stagione all'inferno", sul fenomeno del lavoro stagionale nel nostro Paese.
Da luglio a novembre 2007 un'equipe di Msf ha condotto un'indagine sulle condizioni di salute, di vita e di lavoro degli immigrati impiegati come lavoratori stagionali nelle regioni del Sud Italia. E' stata in Campania, Lazio, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia. Nel corso dell'indagine, Msf ha visitato 643 immigrati e somministrato 600 questionari.
Il primo dato che salta all'occhio è che quasi tutti i lavoratori sono in nero. Il 90 per cento degli intervistati non ha alcun contratto di lavoro non godendo dunque di alcuna tutela giuridica in termini di retribuzione, di informazione sui luoghi di lavoro e di previdenza sociale. "Risulta evidente - sottolinea il rapporto - che lavoratore straniero stagionale non è chi ha un permesso di soggiorno per lavoro e relativo contratto, ma prevalentemente, chi di fatto svolge o cerca di svolgere lavoro nel settore agricolo".
Tra le situazioni abitative più diffuse ci sono alloggi di fortuna, ruderi di campagna o fabbriche abbandonate, "strutture fatiscenti prive di alcun servizio minimo (acqua, luce, bagni), senza infissi e serramenti, con i muri portanti e il tetto spesso pericolanti o parzialmente distrutti". Il 65% degli immigrati intervistati vive in strutture abbandonate, il 20% in spazi affittati; il 10% in tende o in un campo di accoglienza allestito dalle autorità locali.
L'organizzazione prevalente del lavoro è ancora quella del caporalato: "La giornata tipo di uno straniero impiegato come stagionale - spiega Riccardo, operatore di Msf - inizia verso le 4.30 del mattino quando si reca nei luoghi del reclutamento.
Piazze, incroci e strade sono il punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro nero. Decine, a volte centinaia di stranieri stazionano nella speranza di essere reclutati da un caporale o dallo stesso proprietario terriero. Chi non viene scelto torna a 'casa', in attesa di un'altra 'occasione'".
Da luglio a novembre 2007 un'equipe di Msf ha condotto un'indagine sulle condizioni di salute, di vita e di lavoro degli immigrati impiegati come lavoratori stagionali nelle regioni del Sud Italia. E' stata in Campania, Lazio, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia. Nel corso dell'indagine, Msf ha visitato 643 immigrati e somministrato 600 questionari.
Il primo dato che salta all'occhio è che quasi tutti i lavoratori sono in nero. Il 90 per cento degli intervistati non ha alcun contratto di lavoro non godendo dunque di alcuna tutela giuridica in termini di retribuzione, di informazione sui luoghi di lavoro e di previdenza sociale. "Risulta evidente - sottolinea il rapporto - che lavoratore straniero stagionale non è chi ha un permesso di soggiorno per lavoro e relativo contratto, ma prevalentemente, chi di fatto svolge o cerca di svolgere lavoro nel settore agricolo".
Tra le situazioni abitative più diffuse ci sono alloggi di fortuna, ruderi di campagna o fabbriche abbandonate, "strutture fatiscenti prive di alcun servizio minimo (acqua, luce, bagni), senza infissi e serramenti, con i muri portanti e il tetto spesso pericolanti o parzialmente distrutti". Il 65% degli immigrati intervistati vive in strutture abbandonate, il 20% in spazi affittati; il 10% in tende o in un campo di accoglienza allestito dalle autorità locali.
L'organizzazione prevalente del lavoro è ancora quella del caporalato: "La giornata tipo di uno straniero impiegato come stagionale - spiega Riccardo, operatore di Msf - inizia verso le 4.30 del mattino quando si reca nei luoghi del reclutamento.
Piazze, incroci e strade sono il punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro nero. Decine, a volte centinaia di stranieri stazionano nella speranza di essere reclutati da un caporale o dallo stesso proprietario terriero. Chi non viene scelto torna a 'casa', in attesa di un'altra 'occasione'".
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