Sabato 6 giugno 2026
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Medicina personalizzata: conta il genoma e non la razza

AMERICHE - USA
Notizia ·
Il Dna dei due padri della ricerca sul codice genetico getta le basi per inaugurare la medicina personalizzata, ritagliata su misura sulle caratteristiche di ciascun individuo.
Craig Venter, che nel 2000 ha nel pubblicato la prima mappa del genoma umano, e James Watson, che nel 1953 ha descritto la struttura a doppia elica del Dna insieme a Francis Crick, erano stati i primi al mondo a pubblicare la mappa del loro stesso Dna. Adesso mettono a confronto il loro Dna sulla rivista Clinical Pharmacology & Therapeutics, dimostrando quante cose i geni possano rivelare sul modo in cui un individuo risponde ad alcuni farmaci o a come li metabolizza.
Con tanto di foto dei due 'proprietari' del Dna, la rivista pubblica in una tabella le caratteristiche dei principali geni coinvolti nel metabolismo. I valori che ne risultano permettono cosi' di dedurre quale sara' la loro risposta a farmaci antidepressivi, alla caffeina e a un farmaco anticoagulante, ai farmaci piu' comuni farmaci contro colesterolo, ipertensione e diabete.
'Il costo del sequenziamento del genoma si sta riducendo drasticamente', scrivono i ricercatori, coordinati dallo stesso Venter, presidente dell'istituto di Rockville che porta il suo nome. Di conseguenza, proseguono, 'diventa possibile fare uno screening genomico personalizzato per prevedere le reazioni ai farmaci'.

Non e' questione di razza
L'articolo e' una risposta alle preoccupazioni etiche emerse recentemente a proposito dell'eventuale rischio di legare scelte farmacologiche e provenienza etnica. Tuttavia il Dna di Watson parla da se'. Il motivo per cui non ha un metabolismo dei farmaci efficace come quello di Venter risiede nelle caratteristiche della sua particolare versione del gene Cyp. La versione di Watson e' infatti piuttosto rara nella popolazione caucasica (dove e' presente solo nel 3% degli individui), mentre e' piuttosto comune in alcune popolazioni dell'Asia orientale (49%). Gli autori della ricerca, coordinata dallo stesso Craig Venter, sono convinti che in futuro studiare come i pazienti reagiranno ai farmaci significhera' 'non avere idea del colore della pelle, ne' questo avra' alcuna importanza, l'unica cosa che contera' sara' il loro profilo genetico'.
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