Messico. Calderon accusa: il narcotraffico e' frutto della corruzione Usa
Il traffico di droga dal Messico verso gli Stati Uniti è legato a un fenomeno di corruzione delle autorità americane come in Messico. E' quanto ha dichiarato il presidente messicano Felipe Calderon in un'intervista esclusiva alla France Press. "In Messico è evidente che il numero dei poliziotti e dei rappresentanti delle autorità locali sono legati al crimine organizzato, ma allo stesso tempo dico che il traffico di droga verso gli Stati Uniti obbedisce anche a un fenomeno di corruzione in seno alle autorità", ha dichiarato Calderon. "Vorrei sapere quanti rappresentanti delle autorità americane sono state portate in tribunale", ha continuato. "In Messico è stato incarcerato l'ex procuratore responsabile della lotta contro il crimine organizzato, l'ex comandante della polizia federale". "Abbiamo estradato negli Stati Uniti oltre 200 quadri dei cartelli della droga e arrestato 53mial persone in due anni", ha sottolineato. "Penso che bisognerebbe rivedere le cifre anche dall'altra parte della frontiera perch, non credo a questa storia che la droga esisterebbe solo in Messico per sparire magicamente alla frontiera statunitense". 20 MORTI CARCERE,GUERRA NARCOS ANCHE TRA SBARRE - In Messico i narcotrafficanti si combattono anche dietro le sbarre: i violenti scontri scoppiati oggi nel carcere di massima sicurezza vicino Ciudad Juarez, il cui bilancio provvisorio e' di 20 morti e cinque feriti, sembrano essere l'appendice della guerra tra bande di 'narcos' che si consuma in quella citta' messicana. I disordini sono nati nel settore nella prigione dove si trovano detenuti i membri della banda chiamata 'Azteca', in seno alla quale si sarebbero staccate due fazioni concorrenti, arrivate oggi fino all'estremo dello scontro: entrambe fanno parte del cartello di Ciudad Juarez, citta' alla frontiera con il Texas, considerato il luogo piu' violento del Messico. 'Ci sono venti morti e cinque feriti, uno dei quali gravi', ha precisato Victor Valencia, rappresentante nello stato di Chihuahua del governo centrale. A quanto pare due dei morti sono agenti della polizia penitenziaria. Anche se la dinamica dei disordini non e' ancora del tutto chiara, i morti fanno parte non solo degli 'Azteca' ma anche di altre bande di narcos, tra le quali una denominata 'Los artistas asesinos'. Gli incidenti sono iniziati quando alcuni detenuti si sono scontrati armati di pistole e oggetti pungenti. Le autorita' hanno reagito con un pesante spiegamento di forze, facendo intervenire prima gli uomini della polizia ed in seguito anche una squadra dell'esercito, da alcuni giorni dislocato in zona ed abilitato a compiti d'ordine pubblico per contenere la violenza dilagante dei narcos nella citta'. L'ingresso al penitenziario da parte di un'ottantina di uomini e' stato molto difficile. Poco prima dell'attacco delle forze dell'ordine, che temevano tra l'altro anche una fuga dei detenuti, si e' udita chiaramente l'esplosione di vari spari, a riprova del fatto che i prigionieri non si sono scontrati solo con armi improprie trovate nel carcere, ma anche con pistole di cui probabilmente erano gia' in possesso prima che scoppiassero gli incidenti. Altri detenuti sono saliti sui tetti dell'edificio, appiccando il fuoco a materassi, e sventolando cartelli di cui pero' non e' stato divulgato il contenuto.
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