Sabato 6 giugno 2026
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Messico. Guerra alla droga, in campo l'esercito. L'Onu entusiasta, ma molte Ong preoccupate per violazione diritti umani

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Continua senza esclusione di colpi il durissimo braccio di ferro in corso in Messico fra le organizzazioni del narcotraffico ed il governo, che ha mobilitato ormai apertamente le forze armate per cercare di arginare la violenza.

L'emergenza riguarda soprattutto gli stati messicani settentrionali, al confine, ma anche quelli, come Sinaloa, dove si registra un record di vittime dovuto al fatto che il Cartello della cocaina, che prende il nome dallo Stato, si e' spaccato con una guerra fra le bande di Joaquin El Chapo Guzman e di Arturo Beltran Leyva.

A questo si e' riferito il presidente della repubblica Felipe Calderon quando ha dichiarato che i colpi assestati al narcotraffico hanno messo in moto una ricomposizione cruenta all'interno dei cartelli della droga. E in questo ambito, i media messicani hanno segnalato una violenta sparatoria fra bande di narcotrafficanti nello Stato di Durango che ha per il momento un bilancio di otto morti che potrebbe salire a 15.

Ma e' a Sinaloa che il governo gioca la partita piu' dura: la scorsa settimana il capo dello Stato, dopo l'uccisione del locale capo della polizia, ha inviato oltre 2.500 uomini dell'esercito per gestire una situazione che negli ultimi 15 giorni ha causato 50 morti. Ed ora i vertici dell'esercito hanno proceduto all'esautorazione dei comandanti delle tre polizie locali, assumendone direttamente il comando del presidio dell'ordine pubblico.

Nonostante questo, nelle ultime ore due agenti della polizia ministeriale sono stati assassinati a Guasave . Un simile intervento dell'esercito e' stato realizzato di recente anche nella vicina Baja California, dove i principali responsabili delle forze di polizia sono stati sostituiti da ufficiali dell'esercito.
   
L'ENTUSIASMO DELL'ONU. Le forze armate siano chiamate ad agire nel pieno rispetto dei diritti della popolazione: lo ha detto Amerigo Incalcaterra, alto rappresentante dell'Onu per i diritti umani nel paese, in procinto di lasciare il suo incarico venerdí per altra destinazione.

"E' fondamentale che lo stato agisca nell'ambito della legalità nella lotta al narcotraffico; è una lotta molto prolungata e a condizioni complesse ma la questione di fondo è che solo cosí si acquista legittimità" ha detto Incalcaterra in una conferenza stampa presso la sede del ministero degli Esteri di Città del Messico.

L'alto commissario ha evidenziato che i 36mila soldati dispiegati dal dicembre 2006 in diverse zone del paese per rafforzare la lotta ai cartelli della droga, "devono essere controllati e in caso di violazioni dei diritti umani indagati da giudici ordinari".

Diverse organizzazioni non governative hanno denunciato a piú riprese abusi e violenze contro la popolazione civile da parte di militari impegnati nell'offensiva anti-droga che, di fatto, finora non è servita a fermare i traffici e le violenze; si ritiene inoltre che, come accadeva in modo massiccio negli anni '90, i cartelli della droga continuino a reclutare 'manodopera' nelle file delle forze armate.
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