Messico. E' guerra: assaltata stazione della polizia, Calderon invia l'esercito
Un commando pesantemente armato di 40 persone ha attaccato oggi con armi da fuoco e bombe a frammentazione una caserma della polizia giudiziaria a Guamuchil, nello Stato messicano di Sinaloa, causando almeno un morto ed un ferito. Lo riferiscono i media messicani.
In questo Stato nelle ultime ore il presidente della repubblica Felipe Calderon ha inviato 2.700 uomini, per lo piu' dell'esercito, per arginare la spregiudicata attivita' delle bande locali, responsabili di numerosi massacri ed omicidi, anche di magistrati e membri delle forze dell'ordine.
Dopo aver pronunciato la settimana scorsa la frase 'Adesso basta!' ai funerali del capo della polizia federale Edgar Millan, ucciso a Culiacan, capoluogo del Sinaloa, il presidente ha mandato i membri piu' fidati del suo governo - i ministri dell'Interno, Juan Camilo Mourino, e della Difesa, Guillermo Galvan - a coordinare l'azione di repressione. Questo mentre si moltiplicano le cattive notizie provenienti anche da altri stati messicani, come il Guerrero, dove in un imboscata un commando armato ha ucciso nelle ultime ore due agenti municipali, prendendone altri sei in ostaggio. O come il Chihuahua dove uno scontro a fuoco fra agenti e narcotrafficanti ha causato una vittima per parte.
Lo scorso anno almeno 2.500 persone sono morte in episodi legati al narcotraffico messicano, mentre da gennaio le vittime sono gia' oltre mille, molte delle quali proprio in Sinaloa. Il disorientamento di numerosi responsabili della polizia e' tale da generare episodi, come quello riferito oggi dal quotidiano El Universal, secondo cui negli ultimi tempi tre capi della polizia, sotto pressione da parte delle bande di narcotrafficanti, hanno preferito chiedere asilo politico agli Stati Uniti.
In Sinaloa, comunque, il governo punta molto sul buon risultato del piano denominato 'Operazione Culiacan-Nuvolato', che implica la presa di controllo diretta da parte dei militari di questi due municipi chiave, in cui saranno realizzati rastrellamenti e minuziosi controlli.
La situazione e' divenuta allarmante sia per l'aumento esponenziale della violenza, sia perche' vi sono sintomi chiari della possibilita' che la situazione dell'ordine pubblico sfugga definitivamente di mano alle autorita' locali. Proprio mentre il contingente militare prendeva posizione nelle strade di Culiacan, tre uomini armati hanno ucciso a sangue freddo un uomo, Juan Carlos Quinones, che era alla guida del suo fuoristrada vicino alla Citta' Universitaria.
E ha destato impressione a Citta' del Messico il modo in cui Arturo Beltran Leyva, capo del Cartello della droga di Sinaloa, e' riuscito a sfuggire in modo rocambolesco la settimana scorsa alla sua cattura da parte delle forze dell'ordine, inviando poi un sicario ad uccidere il capo della polizia, Millan. Infine, l'aspetto piu' delicato, messo in rilievo dalla stampa messicana, e' che i Cartelli della droga sono cosi' potenti da ingaggiare sempre piu' spesso elementi di esercito e polizia per costituire i loro commando armati.
In questo Stato nelle ultime ore il presidente della repubblica Felipe Calderon ha inviato 2.700 uomini, per lo piu' dell'esercito, per arginare la spregiudicata attivita' delle bande locali, responsabili di numerosi massacri ed omicidi, anche di magistrati e membri delle forze dell'ordine.
Dopo aver pronunciato la settimana scorsa la frase 'Adesso basta!' ai funerali del capo della polizia federale Edgar Millan, ucciso a Culiacan, capoluogo del Sinaloa, il presidente ha mandato i membri piu' fidati del suo governo - i ministri dell'Interno, Juan Camilo Mourino, e della Difesa, Guillermo Galvan - a coordinare l'azione di repressione. Questo mentre si moltiplicano le cattive notizie provenienti anche da altri stati messicani, come il Guerrero, dove in un imboscata un commando armato ha ucciso nelle ultime ore due agenti municipali, prendendone altri sei in ostaggio. O come il Chihuahua dove uno scontro a fuoco fra agenti e narcotrafficanti ha causato una vittima per parte.
Lo scorso anno almeno 2.500 persone sono morte in episodi legati al narcotraffico messicano, mentre da gennaio le vittime sono gia' oltre mille, molte delle quali proprio in Sinaloa. Il disorientamento di numerosi responsabili della polizia e' tale da generare episodi, come quello riferito oggi dal quotidiano El Universal, secondo cui negli ultimi tempi tre capi della polizia, sotto pressione da parte delle bande di narcotrafficanti, hanno preferito chiedere asilo politico agli Stati Uniti.
In Sinaloa, comunque, il governo punta molto sul buon risultato del piano denominato 'Operazione Culiacan-Nuvolato', che implica la presa di controllo diretta da parte dei militari di questi due municipi chiave, in cui saranno realizzati rastrellamenti e minuziosi controlli.
La situazione e' divenuta allarmante sia per l'aumento esponenziale della violenza, sia perche' vi sono sintomi chiari della possibilita' che la situazione dell'ordine pubblico sfugga definitivamente di mano alle autorita' locali. Proprio mentre il contingente militare prendeva posizione nelle strade di Culiacan, tre uomini armati hanno ucciso a sangue freddo un uomo, Juan Carlos Quinones, che era alla guida del suo fuoristrada vicino alla Citta' Universitaria.
E ha destato impressione a Citta' del Messico il modo in cui Arturo Beltran Leyva, capo del Cartello della droga di Sinaloa, e' riuscito a sfuggire in modo rocambolesco la settimana scorsa alla sua cattura da parte delle forze dell'ordine, inviando poi un sicario ad uccidere il capo della polizia, Millan. Infine, l'aspetto piu' delicato, messo in rilievo dalla stampa messicana, e' che i Cartelli della droga sono cosi' potenti da ingaggiare sempre piu' spesso elementi di esercito e polizia per costituire i loro commando armati.
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