Sabato 6 giugno 2026
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Messico. La lotta alla droga Usa e' l'imputata numero uno

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Nel corso di una conferenza "Il narcotraffico e il suo impatto nelle relazioni bilaterali" svoltosi nella Casa de las Humanidades la ricercatrice dell'Universita' Nazionale Autonoma del Messico (Unam), Silvia Vélez, ha ricordato che se nel 1985 gli Usa spendevano 44 miliardi di dollari per le conseguenze del consumo di droghe, nel 2002 la cifra era salita 143,4 miliardi. Denaro destinato al finanziamento di azioni della polizia, giudiziarie, carcere, malattie dirette (per dipendenza, morte, suicidio e overdose) o indirette (Aids, epatite, cancro e tubercolosi), cosi' come le perdite per la mancanza di lavoro.
Nel 1997 negli Usa c'erano 1.800.000 persone in carcere, oggi sono 2.100.000. Di questi il 30% sono negri, il 14% ispanici e il resto bianchi.
Per la Vélez l'imputata numero uno e' la politica statunitense di lotta alle droghe: si mette un'enfasi esagerata nel controllo dell'offerta, mentre si e' molto negligenti nel controllare la domanda, e questo perche' l'offerta e' un problema esterno mentre la domanda e' interno agli Usa. Il risultato e' che le droghe, oggi, per la loro varieta', numero e quantita' sono sempre piu' disponibili, sono piu' economiche e pure. Tutto questo provoca un enorme danno personale, economico e sociale, oltre a far aumentare la violenza, la criminalita' e la corruzione.
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