Venerdì 5 giugno 2026
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Messico. I narcotrafficanti e gli indigeni obbligati a coltivare papavero e marijuana

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Secondo un rapporto dell'Istituto nazionale di antropologia e storia, bande di narcotrafficanti provenienti dallo Stato di Sinaloa starebbero costringendo gli indigeni a coltivare marijuana e papavero da oppio. Le etnie piu' colpite sono i Tarahumara, Guarijo e Prima.
Per l'antropologo Alejandro Aguilar, riporta l'agenzia Misna, "gli anziani stanno lottando per conservare le tradizioni autoctone legate ai cicli del raccolto, mentre i non-indios invadono i loro villaggi diffondendo l'uso di vestiti occidentali, l'uso di armi e il consumo di alcol". Nelle aree montane degli Stati di Sonora e Chihuaha, oltre 50.000 indigeni vivono per lo piu' in abitazioni scavate nella roccia dei remoti canyon della Sierra Madre occidentale, sopravvivendo con la coltivazione di grano.
Mentre Sinaloa e' l'area dove si ritiene che sia cominciato il narcotraffico messicano; gli immigrati di origine cinese, giunti nella regione nel XIX secolo, per primi iniziarono a coltivare il papavero, producendo oppiacei da vendere negli Stati Uniti. La bande di 'narcos' locali hanno continuato a produrre diversi tipi di droga da smerciare oltre frontiera, insieme a tonnellate di carichi di cocaina provenienti dalla Colombia.
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