Messico. "La regina del Sud", in un libro la storia della signora dei narcos
Una Tv di Miami voleva dedicarle un reportage, i 'narcocorridos' (componimenti popolari, poetico- musicali, inneggianti al narcotraffico) del Nord del Messico celebrano le sue gesta, ma la signora dei narcos Teresa Mendoza non si lascia incontrare se non nelle parole del suo cantore, l'ex giornalista di guerra Arturo Perez-Reverte, che le ha dato vita nel romanzo "La regina del Sud" (Tropea editore).
Partita dal nulla in Messico, dopo la morte del fidanzato narcotrafficante, in dodici anni di duro apprendistato alla vita, Teresa arriva a essere la regina del contrabbando di droga a Gibilterra. Nel romanzo, la sua storia e' raccontata da un giornalista, che ne insegue le tracce, ne ricostruisce il passato, ne indaga l'ambiente, come un detective. E' una simile struttura narrativa a garantire la verosimiglianza dell'impianto e a dare a Teresa, nella sua lotta in un mondo di uomini, un'identita' tanto forte da oltrepassare la finzione letteraria ed entrare nelle celebrazioni epiche dei 'narcocorridos'.
Seppur descritto in stile giornalistico, l'ambiente del narcotraffico appare quasi supplementare rispetto alla figura della protagonista: "potevo raccontare la stessa storia, quella di una donna sola in un ambiente ostile, anche nel mondo della politica o del giornalismo. Infatti, nonostante l'ambiente sia quello violento del narcotraffico -racconta il 51enne Reverte- ho ricevuto lettere di madri di famiglia che mi dicevano "io sono Teresa Mendoza, la sua lotta e' la mia lotta, la sua vendetta e' la mia vendetta'". Teresa, infatti, ha lo stesso Dna di altri protagonisti dei romanzi di Reverte (autore, tra l'altro, di 'Il club Dumas' e 'La carta sferica'): "tutti i miei romanzi raccontano la stessa storia: quella del soldato perduto in territorio nemico e la donna -afferma lo scrittore- e' il soldato perduto per eccellenza, non ha una retroguardia, lotta in un mondo di uomini che sul lavoro le chiedono di essere migliore di loro. E' una sopravvissuta e quando lotta e' piu' crudele e coraggiosa di un uomo, perche' sa che non avra' una seconda opportunita'. Teresa e' un eroe perfetto, ma al suo posto poteva anche esserci una casalinga".
Partita dal nulla in Messico, dopo la morte del fidanzato narcotrafficante, in dodici anni di duro apprendistato alla vita, Teresa arriva a essere la regina del contrabbando di droga a Gibilterra. Nel romanzo, la sua storia e' raccontata da un giornalista, che ne insegue le tracce, ne ricostruisce il passato, ne indaga l'ambiente, come un detective. E' una simile struttura narrativa a garantire la verosimiglianza dell'impianto e a dare a Teresa, nella sua lotta in un mondo di uomini, un'identita' tanto forte da oltrepassare la finzione letteraria ed entrare nelle celebrazioni epiche dei 'narcocorridos'.
Seppur descritto in stile giornalistico, l'ambiente del narcotraffico appare quasi supplementare rispetto alla figura della protagonista: "potevo raccontare la stessa storia, quella di una donna sola in un ambiente ostile, anche nel mondo della politica o del giornalismo. Infatti, nonostante l'ambiente sia quello violento del narcotraffico -racconta il 51enne Reverte- ho ricevuto lettere di madri di famiglia che mi dicevano "io sono Teresa Mendoza, la sua lotta e' la mia lotta, la sua vendetta e' la mia vendetta'". Teresa, infatti, ha lo stesso Dna di altri protagonisti dei romanzi di Reverte (autore, tra l'altro, di 'Il club Dumas' e 'La carta sferica'): "tutti i miei romanzi raccontano la stessa storia: quella del soldato perduto in territorio nemico e la donna -afferma lo scrittore- e' il soldato perduto per eccellenza, non ha una retroguardia, lotta in un mondo di uomini che sul lavoro le chiedono di essere migliore di loro. E' una sopravvissuta e quando lotta e' piu' crudele e coraggiosa di un uomo, perche' sa che non avra' una seconda opportunita'. Teresa e' un eroe perfetto, ma al suo posto poteva anche esserci una casalinga".
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