Messico-USA: il generale Mérida a processo a New York per narcotraffico

Come riporta Vallarta Daily, il silenzio delle autorità messicane attorno alla vicenda del generale in pensione Gerardo Mérida Sánchez continua ad alimentare interrogativi sul caso giudiziario che lo vede protagonista negli Stati Uniti.
Mérida Sánchez, già segretario alla Sicurezza Pubblica dello Stato di Sinaloa tra il 2023 e il 2024, si è consegnato volontariamente alle autorità statunitensi l'11 maggio 2026, attraversando il confine da Hermosillo, in Sonora, verso l'Arizona. È stato poi trasferito a New York, dove si trova detenuto presso il Metropolitan Detention Center di Brooklyn — la stessa struttura che ospita narcotrafficanti del calibro di Ismael "El Mayo" Zambada e Rafael Caro Quintero.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti lo accusa, insieme ad altri nove funzionari e ex funzionari di Sinaloa — tra cui il governatore Rubén Rocha Moya — di aver cospirato con i vertici del Cartello di Sinaloa per importare grandi quantità di narcotici negli Stati Uniti in cambio di sostegno politico e tangenti. Secondo l'atto di accusa depositato alla Corte del Distretto Sud di New York il 29 aprile 2026, Mérida Sánchez avrebbe accettato oltre 100.000 dollari al mese in contanti dalla fazione dei "Chapitos" — i figli del boss Joaquín "El Chapo" Guzmán — in cambio della protezione delle loro attività di traffico di droga. Le accuse includono anche la fuga di informazioni riservate al cartello, compresi avvertimenti preventivi su almeno dieci raid pianificati contro laboratori clandestini di droga, che avrebbero permesso ai trafficanti di evacuare personale e sostanze prima degli interventi delle forze dell'ordine.
Nella sua prima udienza, Mérida Sánchez si è dichiarato non colpevole. La giudice Katherine Polk Failla, che presiede il caso, ha tuttavia rilevato che le prove raccolte dalla procura potrebbero essere cospicue, fissando la prossima udienza al 4 agosto 2026. Secondo fonti del Dipartimento di Giustizia americano citate da El Universal, l'ex generale starebbe collaborando con le autorità statunitensi in qualità di testimone, con la prospettiva di ottenere una riduzione della pena o una nuova identità protetta. In caso di condanna, Mérida Sánchez rischierebbe una pena minima obbligatoria di 40 anni di carcere, fino all'ergastolo.
Sul fronte messicano, il governo di Claudia Sheinbaum ha mantenuto un atteggiamento cauto: la presidente ha dichiarato che la Fiscalía General de la República (FGR) sta conducendo indagini proprie, sottolineando però come le accuse statunitensi le sembrino politicamente motivate. Gli altri imputati messicani, sentiti dalla FGR in qualità di semplici testimoni, non sono stati arrestati. Il governo di Città del Messico ha peraltro richiesto a Washington di condividere le prove a disposizione prima di procedere con le eventuali estradizioni, invocando il rispetto del trattato bilaterale vigente.
La vicenda si inserisce in un contesto di crescenti tensioni tra i due paesi sul fronte antidroga: sotto l'amministrazione Trump, i procuratori federali americani sono stati invitati a valutare l'applicazione di norme antiterrorismo contro i funzionari messicani ritenuti collusi con i cartelli.