Metamfetamine nelle scuole medie di Udine
Pasticche di metanfetamina diffuse tra i banchi di una scuola media con la complicità di minorenni. Ragazzini di 14 o 15 anni che assumevano sostanze chimiche derivate dall’anfetamina come stimolanti. Dietro al malore in classe di una quindicenne in un istituto dell’hinterland udinese ci sarebbero le conseguenze di un flusso di sostanze psicotrope dirette proprio ai minori.
E non si tratterebbe di un caso isolato. Non stando a quanto sta affiorando dalle prime indagini delegate dalla procura ai carabinieri della Compagnia di Udine su quanto accaduto in un istituto dell’hinterland udinese nel corso della mattinata di giovedì scorso.
È destinata ad allargarsi e a coinvolgere anche la procura dei minori di Trieste l’inchiesta coordinata dai magistrati di Udine, che hanno aperto un fascicolo per “lesioni come conseguenza di altro delitto”, ai sensi dell’articolo 586 del codice penale.
Il responsabile della cessione delle pasticche, un 19enne di origine straniera arrestato dai carabinieri giovedì scorso, intanto, resta in carcere. A deciderlo è stato il giudice per le indagini preliminari Emanuele Lazzàro che ha convalidato l’arresto del giovane e ne ha disposto la custodia in carcere accogliendo l’istanza del pubblico ministero Claudia Finocchiaro.
E se sulla sua responsabilità, in relazione all’arresto con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, gli inquirenti non hanno dubbi, le circostanze in cui ha agito sono tutte da chiarire.
Per il giudice infatti, le esigenze di custodia cautelare sussistono, malgrado la modesta quantità di sostanze stupefacenti di cui è stato trovato in possesso: una decina di pastiglie individuate all’interno del casco che il giovane utilizzava quando si spostava in scooter. Materiale che è stato sequestrato assieme al cellulare del 19enne, dall’esame del quale stanno giungendo preziose informazioni per risalire alla rete dei suoi contatti.
Gli elementi finora presi in esame dal giudice per le indagini preliminari hanno permesso di delineare quella che il capo della procura Antonio De Nicolo definisce «un’attività sistematica in relazione alla quale i ragazzini andavano a colpo sicuro».
Saranno necessarie, ha spiegato il capo della procura, ulteriori indagini anche nell’ambito della cerchia degli studenti per comprendere attraverso quali canali gli stupefacenti arrivassero ai ragazzi che frequentavano la scuola.
«Proprio il presunto coinvolgimento di diversi minori – ha sintetizzato De Nicolo – ha imposto alla dottoressa Finocchiaro un coinvolgimento della procura dei minori di Trieste con la quale dovremo avviare una collaborazione». Le indagini dunque proseguono.
Dopo aver ascoltato la quindicenne che ha assunto i cristalli di droga ottenuta dall’anfetamina, usata come stimolante, infatti, i carabinieri, cui sono state delegate le indagini, hanno sentito anche altri ragazzini, tutti compagni di classe, visto che le indagini si concentrano in quel raggio d’azione.
«Quello che dobbiamo chiarire – ha fatto il punto il procuratore De Nicolo – è se il diciannovenne sia materialmente entrato nella scuola e, se sì, in quali circostanze, o se invece agisse attraverso terze persone, minorenni dunque».
Nel caso della quindicenne finita al Pronto soccorso, comunque, non vi è stata una consegna diretta: il fornitore ha infatti fatto arrivare lo stupefacente alla ragazzina attraverso il fratello minore, che pure frequentava l’istituto. Ma le circostanze di questo episodio sembrano tutt’altro che episodiche, secondo quanto sta affiorando a palazzo Lovaria che, infatti, sta ampliando le indagini a un gruppo di minori.
Ragazzi che, specifica il procuratore, hanno un’imputabilità ridotta in quanto minorenni che però hanno compiuto 14 anni. Diversi quelli che sono già stati sentiti dai carabinieri i quali, in questi giorni, continuano le indagini.
(dal quotidiano Il Messaggero Veneto del 05/04/2017)
E non si tratterebbe di un caso isolato. Non stando a quanto sta affiorando dalle prime indagini delegate dalla procura ai carabinieri della Compagnia di Udine su quanto accaduto in un istituto dell’hinterland udinese nel corso della mattinata di giovedì scorso.
È destinata ad allargarsi e a coinvolgere anche la procura dei minori di Trieste l’inchiesta coordinata dai magistrati di Udine, che hanno aperto un fascicolo per “lesioni come conseguenza di altro delitto”, ai sensi dell’articolo 586 del codice penale.
Il responsabile della cessione delle pasticche, un 19enne di origine straniera arrestato dai carabinieri giovedì scorso, intanto, resta in carcere. A deciderlo è stato il giudice per le indagini preliminari Emanuele Lazzàro che ha convalidato l’arresto del giovane e ne ha disposto la custodia in carcere accogliendo l’istanza del pubblico ministero Claudia Finocchiaro.
E se sulla sua responsabilità, in relazione all’arresto con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, gli inquirenti non hanno dubbi, le circostanze in cui ha agito sono tutte da chiarire.
Per il giudice infatti, le esigenze di custodia cautelare sussistono, malgrado la modesta quantità di sostanze stupefacenti di cui è stato trovato in possesso: una decina di pastiglie individuate all’interno del casco che il giovane utilizzava quando si spostava in scooter. Materiale che è stato sequestrato assieme al cellulare del 19enne, dall’esame del quale stanno giungendo preziose informazioni per risalire alla rete dei suoi contatti.
Gli elementi finora presi in esame dal giudice per le indagini preliminari hanno permesso di delineare quella che il capo della procura Antonio De Nicolo definisce «un’attività sistematica in relazione alla quale i ragazzini andavano a colpo sicuro».
Saranno necessarie, ha spiegato il capo della procura, ulteriori indagini anche nell’ambito della cerchia degli studenti per comprendere attraverso quali canali gli stupefacenti arrivassero ai ragazzi che frequentavano la scuola.
«Proprio il presunto coinvolgimento di diversi minori – ha sintetizzato De Nicolo – ha imposto alla dottoressa Finocchiaro un coinvolgimento della procura dei minori di Trieste con la quale dovremo avviare una collaborazione». Le indagini dunque proseguono.
Dopo aver ascoltato la quindicenne che ha assunto i cristalli di droga ottenuta dall’anfetamina, usata come stimolante, infatti, i carabinieri, cui sono state delegate le indagini, hanno sentito anche altri ragazzini, tutti compagni di classe, visto che le indagini si concentrano in quel raggio d’azione.
«Quello che dobbiamo chiarire – ha fatto il punto il procuratore De Nicolo – è se il diciannovenne sia materialmente entrato nella scuola e, se sì, in quali circostanze, o se invece agisse attraverso terze persone, minorenni dunque».
Nel caso della quindicenne finita al Pronto soccorso, comunque, non vi è stata una consegna diretta: il fornitore ha infatti fatto arrivare lo stupefacente alla ragazzina attraverso il fratello minore, che pure frequentava l’istituto. Ma le circostanze di questo episodio sembrano tutt’altro che episodiche, secondo quanto sta affiorando a palazzo Lovaria che, infatti, sta ampliando le indagini a un gruppo di minori.
Ragazzi che, specifica il procuratore, hanno un’imputabilità ridotta in quanto minorenni che però hanno compiuto 14 anni. Diversi quelli che sono già stati sentiti dai carabinieri i quali, in questi giorni, continuano le indagini.
(dal quotidiano Il Messaggero Veneto del 05/04/2017)
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