Sabato 6 giugno 2026
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Michael J Fox: basta film, ora mi dedico alla ricerca sulle staminali

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"Durante le riprese di 'Doc Hollywood - Dottore in carriera' nel 1991, ho notato uno spasmo al mignolo sinistro. Nel giro di sei mesi il tremore si era esteso a gran parte della mano e la spalla era rigida e indolenzita". Cosi' Michael J. Fox, star planetaria dai tempi di "Ritorno al futuro" racconta al settimanale 'Grazia' in edicola domani come ha scoperto la sua malattia e come sta vivendo gli ultimi anni.
A soli trent'anni la sua carriera e' stata stroncata da una diagnosi senza pieta': Parkinson. Ora, dopo anni di silenzio, di isolamento, alcool e crisi ("Inizialmente ho reagito con rabbia, desideravo solo bere, per soddisfare il bisogno di fuggire dalla mia situazione", afferma l'attore), grazie all'aiuto della moglie, Tracy Pollan, la redenzione: ha scritto un libro, "Lucky Man - Un uomo fortunato", ed e' ritornato in tv con "Michael J. Fox: Adventures of an Incurable Optimist", un viaggio in giro per il mondo a intervistare personaggi noti e non sulla loro idea di ottimismo. "Indago sulla natura dell'ottimismo e della speranza e quel particolare livello di accettazione che aiuta ad andare avanti e ad affrontare ogni giornata nel migliore dei modi. Chi non sta mai male non sapra' mai quanto sia bello sentirsi nuovamente bene". Afferma di non voler piu' tornare sugli schermi cinematografici: "Non faro' piu' film. Non c'e' nulla di cui sento la mancanza nella realta' cinematografica. I film di 'Stuart Little' (era la 'voce' del topo protagonista, ndr) erano ideali per me perche' non dovevo fare molto di piu' che sedere in una stanza buia con le cuffie e un microfono". Impegnato in politica e nella riforma delle leggi che regolano la ricerca sulle cellule staminali, finanzia gli studi sul Parkinson tramite la sua associazione: la Michael J. Fox Foundation. L'unico consiglio che si sente di dare alle persone e' di non scordare mai "che ogni giorno, ogni momento e' quello giusto per inventare il futuro che si vuole. La morte e' il finale di ogni storia.
Tutti dobbiamo morire prima o poi. Quindi, una volta accettato questo, il problema si sposta sulla qualita' della vita".
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